Dello stesso autore

Vele su Venezia

On The Nature Of Daylight

L’Io e il Noi


“l’Io nel Vangelo, è il vero protagonista. E il suo vero antagonista è un Noi, che sempre gli si contrappone. Il vangelo è veramente la narrazione epica del duello tra queste due diverse dimensioni dell’identità umana:  l’Io si impersona in Gesù, e il Noi in vari gruppi, più o meno compatti e forti – I farisei, i giudei, i sommi sacerdoti, i fratelli di Gesù, le guardie del Tempio, i soldati, la folla, gli stessi discepoli. Ed è un duello che si combatte sempre e da sempre nella vita di ogni individuo, e il cui esito è in ogni istante in sospeso. In ogni istante a ognuno tocca scegliere, spiega Gesù: o con l’Io, o con il Noi. Tra l’Io e il Noi non può infatti esservi accordo, e nemmeno comunicazione.   …L’Io è, secondo Gesù, un principio di identità umano e divino al tempo stesso: è in ognuno, è la piena coscienza che un uomo può avere di sé, e Dio, dice Gesù, ne è il Padre e la guida in ogni istante, se l’uomo ha il coraggio di accorgersene. Il Noi è invece un prodotto di questo mondo, ed è un altro principio di identità. Gli uomini entrano in un Noi, e diventano il Noi, quando abbandonano l’identità dell’Io: non osano esserla, ne hanno come paura, vertigine, e per paura e per vertigine si fondono nel Noi, per ripararsi in esso. I Noi in cui ci si può fondere sono molti – la nazione, la razza, la Chiesa, la famiglia, l’azienda, il partito – e costituiscono sempre, in ogni epoca, in strutture gerarchiche, in cui i Noi meno autorevoli si volgono e si sottomettono ai Noi di maggior prestigio. E’ una realtà che ciascuno può facilmente verificare nella propria esistenza quotidiana. Altrettanto facilmente ci si può accorgere di come un Noi, grande o piccolo che sia, chi al Noi si adegua e vuol partecipare si senta indosso una maschera di comportamenti che gli impediscono di essere davvero se stesso. Non solo l’Io, infatti, viene escluso dal Noi, come ripete e mostra Gesù nel Vangelo, ma chiunque voglia esser se stesso diventa per il Noi un elemento di disturbo.”

Tratto da: “Il codice segreto del Vangelo”, Igor Sibaldi, ed. PICKWICK ed. PICKWICK

Albrecht Dürer, “Ala sinistra di un blu Roller” (c.1500 o 1512)

. Acquerello e guazzo su pergamena, con biacca. Misure: pollici 7 11/16 × 7 7/8; (incorniciato): 19 3/16 × 19 7/16 × 2 5/8 pollici. Albertina, Vienna

Albrecht Dürer: Masterpieces at the Albertina

io ringraziare desidero mariangela gualtieri

Io Sono L’Altro

Vele

La quinta camera

“Vi sono migliaia e migliaia di cellule celebrali, ciascuna indipendente dall’altra, che cercano di collegarsi con l’epifisi e perciò con la mente. Grazie alla mente, ci è chiarita la comprensione delle cellule in questione. Come risultato abbiamo la conoscenza e la realizzazione, perché laddove il collegamento fra le cellule e l’epifisi è normale, lo stato animico o psichico nella prima camera anteriore del cuore diviene più potente, fino a che la mente fa il collegamento per mezzo dei nervi simpatici. E quando le cellule si collegano e si espandono sempre più, la parte spirituale del nostro essere cresce. Tutto questo tessuto di cellule diviene gra dualmente meno materiale, più intelligente, più etereo. Non solo sentiamo come esseri umani, ma percepiamo ciò che ci circonda, sentiamo le leggi della natura. Sentiamo le possibilità di questa natura nella terra, nell’acqua, nell’aria, nel fuoco. E di conseguenza la realizzazione e la coscienza della vita si sviluppano. Lo spirituale cresce, e come risultato noi acquisiamo il controllo su quella scintilla divina che illumina e anima il nostro essere. Questo avviene nella terza camera. Infine raggiungiamo quella cella senza aria nella quinta camera, o Zurvan Akarana (tempo infinito), lo stato di perennità o mancanza d’aria in cui diventiamo consapevoli dell’intelligenza che costituisce l’individualità, l’ego, l’atomo divino dell’essere, in cui ci sentiamo sempre più consapevoli di noi stessi.”

tratto da Ever-creative Thought, dottor Hanish London 1933 trovato citato in “L’insegnamento di G.I.Gurdjieff e le sue origini.”, Alessandro Boella, edizioni Tlon 2019

Una vibrazione estremante sottile

“La gioia è un elemento, come l’aria e il fuoco, una vibrazione estremamente sottile ma eternamente presente in ogni cosa e in ogni essere, che ci avvolge e ci penetra, e che abbiamo diritto di captare, per selezione come gli apparecchi radio captano alcune onde invece di altre. Essa non è ideale, mentale, emotiva o poetica: è concreta, è una vibrazione, una corrente che nutre tutte le altre correnti, fisiche, affettive, intellettuali, spirituali, vicine alla fonte unica di ogni realtà. E’ la “corrente” grazie alla quale vivono gli esseri e i mondi. Si tratta di sentirla passare. Non occorre di più: sentir passare la corrente, o più esattamente prendere coscienza del suo passaggio. E’ tutto qui. Dal momento in cui la si è sentita, si è collegati e si può intensificare il flusso in sé in mille modi. Troppo sovente dimentichiamo la gioia, anche se viviamo di essa. Moriremmo all’istante se ne fossimo privati, ma non la riconosciamo quando arriva. Generalmente le resistiamo e le preferiamo il suo esatto contrario: il piacere; preferiamo i nostri limiti ( mentali, fisici, ecc.) al suo essere infinito. Desiderare la gioia non ha non ha nulla a che vedere con la fede: un cristiano non è più capace di desiderarla di un ateo, ma dipende da quanto “dista” un essere umano dal proprio “centro”. La gioia è l’unico contenuto dell’istante presente: per questo motivo, per riuscire a percepirla, è necessario vietarsi di vivere nei ricordi e nei rimpianti, o nei progetti e nelle attese. … Una volta trovato “il segreto dello stato”, si è salvi: Si tratta solo di ritrovarlo il più sovente possibile, padroneggiare il metodo, poi, dopo avere richiamato quello stato, mantenerlo, prima in silenzio, poi con gli occhi aperti e in piena attività. Il procedimento s’innesca come in una pompa: dopo lo slancio dell’avvio, va da sola, e trova il proprio carburante nello spazio. La gioia è anche nel respiro, all’interno del respiro. Questa parte interna del respiro non è astratta, ma concreta: per percepirla occorre sviluppare, tranquillamente e pazientemente, un senso nuovo. Una volta captata , anche se debolmente, a goccia a goccia, la gioia si diffonde e si stabilisce in noi.”

“tratto da: “L’insegnamento di G.I. GurdJieff e le sue origini”, di A.Boella e A. Galli ed: Radici

La conoscenza è esperienza e non formula

“La gente non è iniziata alla idee cosmiche né al modo di risvegliare in sé una coscienza più vivida. Per quanto facciate non riuscirete mai a risvegliare completamente la massa degli esseri umani. Essi non possono essere coscienti più di tanto: ecco perché si devono dar loro dei simboli, dei riti e dei gesti che colmino al massimo i loro corpi di vita. Di più sarebbe fatale. La conoscenza reale quindi deve essere loro preclusa, per timore che conoscendo le formule senza aver vissuto l’esperienza che vi corrisponde, divengano insolenti ed empi, credendo di avere tutta la conoscenza mentre ne possiedono una vuota caricatura. La conoscenza esoterica sarà sempre esoterica; poiché la conoscenza è esperienza, e non formula. Ma è dissennato rivelare la formula. Una scarsa conoscenza è una cosa pericolosa. Nessuna epoca lo dimostra più della nostra.”

tratto da:” Etruscan Place”, D.H.Lawrence citato in “L’insegnamento di G.I. Gurdjieff e ele sue origini”, A.Boella e A. Galli, ed. Radici 2013, 2019

Quando il tuono

“Quando il tuono, la forza elettrica, all’inizio dell’estate erompe di nuovo sonoro dalla terra e il primo temporale rinfresca la natura, una lunga tensione si scioglie. Sopraggiungono sollievo e gioia. Allo esso modo la musica ha il potere di sciogliere la tensione del cuore, la violenza degli oscuri sentimenti. Il fervore del cuore si manifesta spontaneamente nel canto improvviso, in danze e ritmici movimenti del corpo. Fin dall’antichità l’azione inebriante del suono invisibile, che muove e unisce i cuori degli uomini, fu sentita come un mistero. I sovrani utilizzarono questa inclinazione naturale per la musica, le diedero dignità e ordine. La musica era considerata una cosa solenne, sacra, atta purificare i sentimenti degli uomini. Doveva esaltare le virtù degli eroi e gettare così un ponte verso il mondo invisibile. Nel tempio ci si accostava a Dio con musica e pantomime (dalle quali più tardi nacque il teatro). I sentimenti religiosi rivolti verso il creatore dell’universo si univano con i più sacri sentimenti umani, quelli del timore reverenziale per gli avi. Questi erano invitati alle funzioni sacre come ospiti del Signore del Cielo e rappresentanti dell’umanità in quelle regioni superiori. Nel collegare così il proprio passato con la divinità in solenni momenti di fervore religioso si saldava il vincolo fra divinità e umanità. Il sovrano adorando la divinità nei suoi avi, diventava figlio del Cielo: in lui il mondo celeste entrava in contatto mistico con quello terreno. Questi pensieri sono l’ultimo e supremo compendio della cultura cinese. Lo stesso Confucio disse del grande sacrificio durante il quale si compivano questi riti: ” Chi comprendesse interamente questo sacrificio potrebbe governare il mondo come se questi ruotasse sulla sua mano. “… “

tratto da: ” I Ching. Il libro dei Mutamenti.”, a cura di Richard Wilheim prefazione di C.G.Jung Gli Adelphi pg. 114. 16. Il Fervore

Ape

Lezioni

Amore 2

Nuvole

Un’unica coscienza

“Allora qual è la differenza tra conscio, subconscio e superconscio? Per il conscio l’azzurro esiste, è nel cielo, esiste di per sé ed è realmente fuori da me. Per il subconscio l’azzurro è la sensazione che mi provoca, ciò che accade nel mio corpo quando lo vedo. Il superconscio sa che l’azzurro lo creo io, esiste nella mia coscienza che lo vede così, io lo creo ogni volta che penso di guardarlo là nella volta del cielo. Comprendete dunque che questo cambia le cose: se vivo con il superconscio, con un canale di consapevolezza aperto al superconscio, vedo oltre l’apparenza, unifico, comprendo, ho accesso al campo del punto zero. Scopro che ciò che è in basso è come in alto e viceversa, poiché un’unica coscienza vede e crea. Questo produce in me il fluire di un’umanità del tutto nuova, nella quale sperimentare i sentimenti più nobili e incondizionati di amore, cosa ben diversa dalle emozioni che invece sono bagaglio del Sé Istintivo. Oltre ai sentimenti elevati, provengono dal superconscio anche altri spunti vitali, quali le intuizioni, il “colpo di genio”, quelle che ci aiutano a risolvere problemi che ci sembravano insormontabili con una soluzione inaspettata. Anche la creatività proviene dal superconscio. Il superconscio agisce in noi quando ci accade di non ricordare cosa abbiamo detto esattamente a una persona o a una platea che ci ascolta, ma aver saputo emozionare e toccare il cuore di chi era li con noi. Cosa accade? L’Io Conscio viene per così dire messo a riposo e i nostri sensi, sì i nostri sensi fisici, utilizzati in modo diverso dal solito percepire istantaneamente ciò che non si vede e non si ode. Sono certa che almeno una volta avete avuto un’intuizione… Avrete trovato d’improvviso nella mente la risposta a un problema che vi assilla da tempo… Avrete sperimentato un momento di estatico, restando a bocca aperta davanti a uno spettacolo della natura, con la mente vuota. Queste sono manifestazioni del superconscio.”

tratto da:”Anatomia della coscienza quantica”, Enrica Francesca Poli, Anima edizioni , luglio 2016, pg. 98

Amore sotto il tavolo