Dello stesso autore

Novarmonia nasce da una riflessione quotidiana sulla vita, una sorta di diario intimo delle mie letture e delle mie riflessioni.  Brani scelti, film, musiche si susseguono dando vita a un discorso profondo sul senso delle cose. Si contrappone agli altri miei diari, quello rosa e quello dedicato alla moda e alla casa. Personali sguardi sul mondo.

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E’ solo quando tutto è distrutto…

“… nelle rivoluzioni i dominatori, quelli che prendono il sopravvento, non sono più gli uomini-coscienza, bensì gli uomini- istinto; l’intelligenza è bandita ed emerge il furore. questa aurora è la terribile voce della necessità, di cui il volere ha paura. E’ solo quando quando tutto è distrutto, tutto è avvenuto, tutto il necessario è compiuto, quando la volontà è stata costretta a morire, e perciò costretta a comprendere, è solo allora che essa rinasce, appunto perché ha compreso.”

tratto da: “Verso la notte e le sue ignote costellazioni”, (quaderno 12, 1931), Andrea Emo. ed.Gallucci 2014

Quella rilassante sensazione che in realtà è tutto a posto

Il “Ricordo di sé” è uno stato di meraviglia, nel quale la mente tace. Ti commuovi perché sei vivo, non perché ti è successo qualcosa di particolare. Finalmente, TI SENTI VIVO. Senti di possedere il corpo interamente. Non è così semplice da spiegare. Sei QUALCOSA DI VIVO, mentre prima, per quanto ti dessi da fare, eri un corpo inerte. Il movimento meccanico, infatti, non è MOVIMENTO VIVO, perché non implica la VERA VOLONTÀ.
Adesso, un piacevole calore ti pervade sempre.

Ecco cosa significa avere un vero io, o meglio, ESSERE UN VERO IO. Quando lo provi, ti diventa subito chiara la frase di Gurdjieff: «l’uomo non possiede un vero io, deve costruirsi un io attraverso lo sforzo cosciente». Ti diventa chiaro anche ciò che dice la Bailey quando parla di Ego con la E maiuscola, e usa questo termine come sinonimo di anima.

Quando il tuo stato di coscienza cambia, gli insegnamenti non sono più in contrasto l’uno con l’altro, ma si compongono magicamente davanti a te come le tessere d’un puzzle. Nel ricordo di te stesso – e solo in quello stato – improvvisamente comprendi che Gesù invita a una “veglia” continua, in attesa dell’arrivo del “padrone” o del “signore”:
«Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, affinché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!» (Mc 13,35).
«Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42).

Le frasi di Gesù sono interpretabili a varie “ottave”, per cui alcuni significati restano nascosti finché tu non entri in uno stato di coscienza differente.

Allora comprendi anche cosa si intende con l’espressione “apertura del Cuore”, e realizzi che lo “stato emotivo superiore” di Gurdjieff non è altro che il Cuore aperto di cui parla Gesù.

Nel ricordo di te stesso senti di occupare tutto il corpo, non più solo la testa. Inoltre ti muovi a partire dal petto. Quando guidi, per esempio, la coscienza ha il suo centro di comando nel mezzo del petto, e da qui dirige i movimenti delle braccia e delle gambe. La testa diventa la periferia, non più il centro di ciò che sei. A raccontarlo appare strano… eppure è così.

E poi c’è quella rilassante sensazione che in realtà è tutto a posto, che non c’è bisogno di preoccuparsi, che i buoni e i cattivi del pianeta stanno solo giocando a un gioco da tavolo. E infine c’è la certezza che l’espressione da telegiornale “ha perso la vita in un incidente stradale” non ha alcun senso, in quanto senti di essere tu la vita, e quindi ciò che sei non può andare perduto.

tratto da:”Cos’è il ricordo di sé di cui parta Gurdjieff”, Salvatore Brizzi “LaPorta d’oro” 3.08.2023, salvatorebrizzi.com

In una regione intima del nostro sentire

“Analogamente, non è affatto fuori dalla nostra portata la capacità di trovare saldezza e riparo non tanto nelle cose e persone in mezzo a cui viviamo (e che ci illudiamo di possedere) ma in una regione intima del nostro sentire che, come un’isola, come un ombelico, come una sorgente, pre-esiste all’arrivo di qualsiasi scheggia di mondo, e sopravvive, intonsa, a qualsiasi suo dileguarsi. Bisogna avere fiducia in questa nostra camera segreta, e non cessare di cercarla, in noi stessi. Si trova più o meno dove la nostra vita interiore incrocia il respiro del corpo, il flusso impalpabile dei ricordi, un inconsueto amore per noi stessi, e una strana calma. Lì, nessuna perdita è disastrosa. Al limite, neanche quella della vita.”

Tratto da: “Aragoste, champagne, picnic e altre cose sopravvalutate.” Alessandro Baricco. AA.VV. a cura di Arnaldo Greco e. Einaudi Stile libero.

Gesù degli Gnostici

Riflessioni di Fede

Fede e ordine cosmico

“A tal proposito R.Panikkar sottolinea che la fede (Srhaddaha) e l’ordine cosmico (rhta) sono strettamente legati,  e l’ordine cosmico non deve essere equiparato alle leggi della natura scientifiche moderne: la fede dell’ agente è parte integrante dell’azione eseguita in accordo a rhta, cioè in accordo con l’ordine cosmico.2

Tratto da: “ Uomo, mondo e Dio nella tradizione filosofica indiana”. M. Santoro , ed.Booksprint.

Fede che ama. BG IV, 39.-40

“Un uomo di fede, assorto nella fede, coi sensi controllati, ottiene conoscenza e, avendo ottenuto la conoscenza, ben presto raggiunge la pace suprema. Ma l’uomo ignorante, che è privo di fede, va pieno di dubbi alla distruzione. Per il sé dubbioso non esiste, né in questo mondo né l’altro, né la felicità. Colui che mi adora, pieno di fede, con il sé più intimo, assorbito in me, quello tra tutti gli yogin Io considero il più completamente integrato in me. Gli uomini, o Arjuna, che non hanno fede in questa Via di Verità non ottengono me, ma ritornano al cammino della morte che ricorre in eterno. Ma quegli uomini di fede che fanno di Me la loro meta aderendo alla Verità,  a me essi sono particolarmente cari, miei amati devoti. La fede di ogni uomo o Arjuna, é in accordo con la sua natura. L’uomo è fatto di fede, come è la sua fede, così egli è.  Questa triplice austerità praticata con fede dagli uomini di mente equilibrata, che non aspettano alcuna ricompensa è detta “pura”. Senza fede, qualunque offerta o dono venga fatto o lavoro svolto, penitenza compiuta, essi sono considerati “non-essere” ora e sempre.”

tratto da: “I Veda. Bhakti. BG IV, 39-40.” Raimon Panikkar. BUR Rizzoli Classici

L’eterna presenza di cui il tempo è soltanto una forma

“Non devo pensare soltanto a ciò che sarò tra pochi anni (cioè un uomo morto, ma ancora da taluno ricordato), ma  a ciò che sarò tra alcuni  miliardi di miliardi di anni, quando non esisterà più né la terra né il sistema solare. Che cosa sarò in quel lontano remoto futuro? Sarò il medesimo; sarò ciò che sono ora; sarò l’attualità che mi é e che mi vive, che vive in me; l’eterna presenza di cui il tempo è soltanto una forma; la forma negativa della presenza; la presenza è assolutamente negativa. Un forma negativa a cui noi tentiamo di dare una obiettività. Ma che non può essere obbiettiva. “

Tratto dal Quaderno 205, 1959 Verso la notte e le sue ignote costellazioni. Scritti sulla polite sulla storia.”, Andrea Emo, ed. Gallucci

Campanula

L’energia del Leone

Dall’energia intuitiva e introversa del segno del Cancro passiamo ora alla divampante forza del segno dominato dalla stella Sole: il Leone. Il generoso fuoco di questo segno arriva a bruciare intensamente in questi giorni dell’anno irradiando vitalità e passione, indomita manifestazione dell’io che si pone al servizio di un’idea. L’impulso interiore si purifica attraverso le energie del fuoco cosmico. E’ in atto una sorta di iniziazione che guardando al segno dell’Acquario, suo opposto e maestro, attiva e stimola il centro del cuore come dono totale di sé, della gola come espressione del Logos originario, del Sole spirituale centrale che risveglia il centro della testa. Il metallo associato al Leone è l’oro e il rame. Il colore il giallo, il profumo l’incenso. La runa associata è Raidho e rappresenta il veicolo sacro, il carro solare con cui cominciare la ricerca iniziatica. Sistemare, dare ordine, trovare corrispondenze tra l’alto e il basso. Questo permette di vedere oltre l’apparenza, tessere analogie e cercare nuovi orizzonti di comprensione.

Rosa canina

Inno della Creazione (Nasadiya Sukta) – RigVeda X, 129

1.In principio non vi era Essere né Nonessere.
Non vi era aria, né il cielo al di là.
Che cosa lo avvolgeva? Dove? Chi lo proteggeva?
C’era l’Acqua, insondabile e  profonda?

2.Non vi era morte allora, non ancora immortalità;
di notte e di  giorno non vi era alcun segno.
L’Uno respirava senza respiro per impulso proprio.
Oltre a quello non vi era assolutamente null’altro.

3. Tenebra vi era, tutto avvolto da tenebra,
e tutto era Acqua indifferenziata. Allora
quello che era nascosto dal Vuoto, quell’Uno, emergendo,
agitandosi mediante  il potere dell’ardore, venne in essere.

4.In principio Amore sorse,
la primitiva cellula germinale della mente.
I Veggenti indagando nei loro cuori con saggezza,
scoprirono la connessione dell’Essere nel Nonessere.

5. Una linea retta separò l’Essere dal Nonessere:
che cosa era descritto al di sopra di essa, che cosa al di sotto?
Portatori di semi vi erano e forze potenti,
spingevano dal basso e in alto avanzavano.

6.Chi lo sa veramente? Chi può permettersi di dirlo?
da che cosa nacque? da dove originò questa creazione?
Anche gli Dei vennero dopo la sua apparizione.
Chi dunque può dire da dove venne in essere?

7. Da che cosa la creazione sia sorta,
se sia tenuta salda oppure no,
Colui che la contempla nell’alto dei cieli,
Egli sicuramente  lo sa, o forse non lo sa!

tratto da “I Veda”, Raimon Panikkar, BUR Classici

Dopo la morte

“Dopo la morte, dicono alcuni qabbalisti, la psiche dovrà risalire per dove era discesa. L’anima si inoltrerà di sfera in sfera, e in ogni sfera dovrà accorgersi di quali qualità immense avrebbe potuto manifestare durante la vita sue fosse riuscita a ricordarsene. Alcune anime invece possono tentare quella risalita già durante la vita, con la meditazione, la mistica, la rivelazione e riscoprendo il loro tragitto prenatale attueranno un’eccezionale autoanalisi delle loro aree superconsce o come dicevano gli antichi, della loro natura spirituale -precedente alla loro nascita fisica:”

tratto da: “Il mondo dei desideri”, Igor Sibaldi. ed. TLON, 2016

 

Ildegarda

Tu sei il centro della ruota e irradi tutte le direzioni esistenti, nelle spazio e nel tempo.

…” -A un certo punto finiscono, proprio come i raggi di una ruota: Al centro della ruota ci sei tu, e il cerchio della ruota è la porzione di spazio, o la porzione di tempo, in cui senti di essere. Più o meno così come senti di essere un io.-
E quel cerchio è il confine del mio io?
-Esattamente-
E intorno cosa c’è?
-C’è quello che c’è dentro, appena fuori da quel confine tutte le direzioni finiscono, e non ci sono più spazio e tempo di nessun genere: dunque non ci sono più neanche il fuori e il dentro, il prima e il poi. Capisci questo?-
No
Allora immaginalo. Immagina un orizzonte in cui non ci sia più né lo spazio, né  il tempo e nessuna direzione.
Bè, è difficile.
-No, è lo sfondo dei ogni vostro pensiero e immaginazione o desiderio. Immagina il cielo e le nuvole: sei in mezzo le nuvole e non c’è più niente intorno che ti dica dove sei e dov’è l’alto e il basso. Da cosa puoi sapere dov’è l’alto e il basso, e la destra e la sinistra?-
Da me stesso.
E la stessa cosa succede nell’universo. Tu sei il centro della ruota e irradi tutte le direzioni esistenti, nelle spazio e nel tempo. E se scendi dal cielo sulla Terra, hai a che fare con le direzioni irradiate da tutte le persone che abitano lì. Se invece sali, quanto più sali, tanto più senti di essere tu a irradiare le tue direzioni. E’ così difficile da capire?-
In questo modo no, ma…
-E’ la stessa cosa che succede quando guardate ai vostri desideri. Quando siete immersi nel vostro Aldiqua, avete a che fare con i desideri degli altri, e li confondete con i vostri. Invece, quanto più salite dentro di voi tanto più riuscite a vedere i desideri vostri.-
E i desideri sono come le direzioni?
-No sono quello che vedete in tutte le direzioni che irradiate intorno a voi. Sono il modo migliore per accorgervi delle direzioni del tempo.-
Cioè, in che senso? domando dopo averci riflettuto per qualche istante.
– Nell’unico senso possibile. Ogni volta che guardate ai vostri desideri, li vedete arrivare da tutte le direzioni del tempo: dal passato, dal futuro, e da tutte le altre direzioni per le quali voi non avete nomi. E’ quello il tempo vero, lì dove vedete i vostri desideri. –
E’ un tempo soltanto interiore.
– No perché? Il tempo è uno solo, dentro e fuori. Tutta la realtà è una sola, dentro e fuori è sempre la stessa.-
Ma i desideri sono cose che non esistono ancora nella realtà, non sarebbero desideri altrimenti…
-No no no, così sei molto lontano da com’è davvero. E’ il contrario. Voi li potete desiderare perché esistono: se non esistessero non li potreste desiderare. Desiderio è il nome che date al momento in cui li vedete arrivare verso di voi. –
Nell’Aldilà?
-Nell’Aldilà soltanto perché il vostro Aldiqua si è isolato nella stramba idea che avete voi del tempo.- Il ragazzo non sa che cosa sono i desideri.- dice l’Austero. ”

tratto da: “I Maestri Invisibili. Come incontrare gli spiriti guida.”, di Igor Sibaldi. Oscar Mondadori. 1997

Liber divinorum operum

Liber divinorum operum (“Libro delle opere divine”)  Ildegarda di Bingen Lucca biblioteca Statale (in mostra a Padova alla Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo. “L’occhio in gioco. Percezione, impressioni e illusioni dell’arte” fino al 26 febbraio 2023.

Il Capricorno

Il 21 dicembre il sole entra nella costellazione del Capricorno e segna il solstizio d’inverno. Cadeva in questi giorni il Natalis Solis Invicti degli adoratori di Mitra prima dell’avvento di Cristo. L’immagine mitologica è quella di una capra-unicorno simbolo della spinta ascensionale. La parte terminale del corpo racchiusa in una coda di pesce, evoca l’acqua e il senso profondo della trasformazione che passa dall’interiorità. Segno di terra governato da Saturno, si arrampica in salita tenacemente portando a termine una reale nascita spirituale iniziata con l’Ariete e giunta qui dopo nove mesi a compimento. Capro espiatorio, simbolo di un dio che nasce nel cuore dell’inverno e sarà sacrificato per il bene del mondo. Proficuo ora il tempo di coltivare le energie di introspezione e perseveranza nello scopo che la nostra anima ha scelto. Il rigore e la tenacia in questa ascesa ci porteranno all’intuizione del divino, per arrivare a giungere alla sua presenza.

Ricordi

Almeno fino a domattina ti prometto cheSarò la faccia di cui hai più bisognoL’amico di scuola che ti ruba le biglieO l’amante impossibile taciuto in un sogno“Meglio bruciare che spegnersi lentamente”L’ha detto chi non deve illuminare gli altriMa io ho paura sempre di rimanere al buioMentire alla tua mente mentre provo a salvartiMeglio non dire niente aspettando il mattino, sorridoSe penso al nome che tu mi darai domaniPer reinsegnarti ancora il segno della croceCosì avrò ancora una scusa per toccare quelle mani
Vedi, ci sono dei ricordi che mi deviSei grande, ma ti chiamo ancora babyHo gli occhi rossi, ma non te ne accorgiTi guardo mentre dormiMa solo ieri c’eri, nei giorni neriQuelli che piove troppo forte per stare in piediE fottevamo anche la morte volando leggeriM’hai chiesto, “Dimmi cosa temi, che cosa credi?”La mia risposta sei tu
Ti stupirà, ma no, non sono più geloso del passatoIn cui non c’ero, anzi mi manca di piùPerché seguivo la topografia del io da soloL’astronomia del noi due me l’hai insegnata tu, cheOra ti mangi da dentro, piccolo pianeta spentoCome una briciola al vento, è un buco nero e un occhio blu, eSono poco più di un jamais vu tra tutte queste personeNella mia testa io gioco a Taboo, perdo se dico il tuo nome
Vedi, ci sono dei ricordi che mi deviSei grande, ma ti chiamo ancora babyHo gli occhi rossi, ma non te ne accorgiTi guardo mentre dormiMa solo ieri c’eri, nei giorni neriQuelli che piove troppo forte per stare in piediE fottevamo anche la morte volando leggeriM’hai chiesto, “Dimmi cosa temi, che cosa credi?”La mia risposta sei tu
Uh-uh uh-uh
Sbadiglio e prendo la boccetta di AducanumabE penso che pure ‘sta notte presto finiràIo ti terrò la mano e tu tienimi l’animaE pure se non sai chi sono, non lasciarla mai
Vedi, ci sono dei ricordi che mi deviSei grande, ma ti chiamo ancora babyHo gli occhi rossi, ma non te ne accorgiTi guardo mentre dormiMa solo ieri c’eri, nei giorni neriQuelli che piove troppo forte per stare in piediE fottevamo anche la morte volando leggeriM’hai chiesto, “Dimmi cosa temi, che cosa credi?”La mia risposta sei tu
Uh-uh uh-uhLa mia risposta sei tuUh-uh uh-uhLa mia risposta sei tu
testo di :Enrico Brun / Giorgio Pesente / Riccardo Zanotti