Novarmonia nasce da una riflessione quotidiana sulla vita, una sorta di diario intimo delle mie letture e delle mie riflessioni. Brani scelti, film, musiche si susseguono dando vita a un discorso profondo sul senso delle cose. Si contrappone agli altri miei diari, quello rosa e quello dedicato alla moda e alla casa. Personali sguardi sul mondo.
25 dicembre 2025… un nuovo inizio.
Siamo tutti i Natali della nostra vita. Ogni anno inevitabile ripercorreli. Il primo vissuto nel candore della mia infanzia quando mio padre fece per me la prima volta il presepe e l’albero. Il ricordo della bellezza delle palline che andavo a ispezionare raso terra, le prendevo e si rompevano spesso cadendo in mille pezzi. Colorate di fuori, rivelavano l’argento dentro. E’ capitato tante volte che le cose più belle siano andate in mille pezzi, ma ogni volta torno a me stessa e ricomincio. Ci credo ogni volta e inizio di nuovo perché il fulcro è questo. Sappiamo che l’Unità di Coscienza ha come scopo “sperimentarsi” e sempre nella sua massima integrità, non può bleffare, deve credere in quello che fa, deve giocare il tutto per tutto, e portare a casa risultati, verifiche. Il grande processore attende risultati, si rivela nelle sue regole lentamente, e noi tapine Unità di Coscienza ad arrovellarci a trovarla la regola. Ma andiamo avanti, se inadatti al gioco, lo interrompiamo, la macchina che ci custodisce si usura, si ritorna la centro e dopo poco desiderosi di sperimentare, incuranti di quanto sappiamo sia difficile, hoop .. torniamo di nuovo in gioco. E’ così da sempre, ed è di nuovo Natale!
Colui che ricerca fra le sue diverse personalità la più vera…
“Colui che ricerca fra le sue diverse personalità la più vera, la più forte, la più profonda, deve ad ogni costo scorrere con ogni cura la lista e cavarne fuori quella su cui si sente di poter rischiare la propria sicurezza. Tutte le altre personalità divengono in tal momento non reali; solo la sorte di quell’unico io si fa reale. Gli errori di esso sono reali, i suoi trionfi sono trionfi reali, e portano inevitabilmente con sé la vergogna o la soddisfazione. È questo un esempio di quell’attività selettiva della mente (…) Il nostro pensiero continuamente occupato a decidere quali, fra molte cose, dovranno divenire realtà per lui, sceglie definitivamente uno dei tanti Io, o caratteri possibili, e, d’allora in poi, non si vergognerà di mostrarsi deficiente in qualunque di quelli che non avrà adottato come suoi propri (…) Non vi è tentativo, non vi può quindi essere insuccesso; non essendovi insuccesso, non vi può essere umiliazione. Così il sentimento di noi in questo mondo dipende interamente da ciò che ci contentiamo di essere e di fare. Esso è determinato dal rapporto fra ciò che siamo e ciò che supponiamo di poter essere.”
tratto da : “Principi di Psicologia” (The Principles of Psychology), William James, 2 vols. 1890
Ascoltare il daimon
Ho letto per molti anni libri che indagavano sul sé. Ho cercato così di comprendere il segreto della mia incessante ricerca, delle spinte esistenziali che mi hanno sempre condotto su strade impervie e portata a prendere le decisioni più importanti della mia vita.
Poi un giorno, improvvisamente, è emerso più forte un sentire e ho compreso che negli anni lo avevo percepito più volte, a ondate, ciclicamente. So con certezza che quello che ora riconosco è ciò che i greci antichi chiamavano δαίμων (dáimōn). Già nel 200 d.C.Plotino affermava che ci è toccato in sorte e ha il compito di guidarci nell’ascesa al soprasensibile, tramite la forza dell’Eros e della bellezza.
Poiché il pensiero cosciente e puramente logico non è sufficiente, si tratta di un’ispirazione mistica, della scintilla di uno spirito divino grazie a cui è possibile elevarsi dalla dimensione materiale a quella intellegibile. Il Daimon appartiene alla sfera del Nous, ne è direttamente alimentato, attinge al campo quantico unificato nel quale siamo tutti profondamente immersi, ma che proprio per questa nostra immersione tendiamo a non vedere.
Originariamente, il termine “daimon” non aveva l’accezione negativa o diabolica che fu associata poi alla parola “demonio” in epoche successive, ma indicava piuttosto uno spirito guida interiore che accompagnava ogni individuo nel suo percorso di vita. Questa entità non era considerata una divinità a sé stante, bensì una sorta di intermediario tra gli uomini e gli dei, un essere che manifestava la volontà del divino nel contesto della vita quotidiana dell’essere umano.
Platone (428 a.c./ 348a.c.) ha trattato il concetto di daimon nel suo celebre dialogo “Il Simposio”. Qui narra di come il filosofo Socrate, tramite il suo maestro Diotima, abbia parlato del daimon come di una voce interiore che spingeva l’individuo verso la conoscenza e il perseguimento della propria vocazione unica.
Nella moderna psicoanalisi, il concetto di daimon è stato ripreso e reinterpretato da C. Jung e più tardi da James Hillman, psicologo e studioso della psicologia analitica. Hillman, allievo di Jung e studioso delle strutture archetipiche mitologiche, riprende il concetto di daimon del suo libro Il Codice dell’Anima, dove lo definisce come una creatura divina che ci conduce nel compimento del disegno della nostra anima, che ci accompagna fedelmente e ci stimola alla grandezza e alla potenza. Ogni essere contiene l’essenza unica di ciò che è destinato ad essere e questa essenza è già presente in un momento precedente alla sua manifestazione.
Hillman spiega questo concetto con la teoria della ghianda. Infatti come nella ghianda è presente la quercia che non si è ancora espressa, così noi prima della nascita riceviamo un daimon, il quale entra a far parte della nostra personalità e ci accompagna nel cammino della vita, anche se non ne siamo consapevoli. Sta a noi captare i segnali della nostra anima, percepire la chiamata della nostra vocazione, del nostro vero talento. Il daimon è una voce che si rivela sottovoce, per far sì che possiamo decifrare la nostra anima e svelare la vocazione che da sempre si nasconde dentro di noi. È una forza alleata che si fa sentire tramite sincronicità, eventi magici e mistici, emozioni forti, entusiasmo, ma anche momenti dolorosi che portano a riflessioni e cambiamenti.
Jung parla del daimon come la guida delle nostre motivazioni e passioni, che va realizzato con dei cambiamenti che agli altri risultano difficili da comprendere. Se ignorato, il daimon causa sofferenza dell’anima, infelicità e addirittura nevrosi. Jung nei Ricordi afferma che “l’uomo spinto dal suo demone, […] entra veramente in regioni inesplorate o da non esplorare, dove non ci sono strade segnate, e nessun ricovero offre la protezione di un tetto.”
Secondo Hillman, ascoltare il daimon significa accettare e coltivare i talenti unici che portiamo dentro di noi, abbracciando la nostra chiamata interiore senza lasciarci influenzare dalle aspettative esterne o dalle norme sociali, ciò implica non solo connettersi con la propria interiorità, ma anche accogliere la complessità e la profondità della propria esistenza, in un viaggio continuo di scoperta e di crescita spirituale e personale.
Il daimon è quindi un’immagine che ci guida e che sceglie per noi eventi di vita, situazioni, caratteristiche personali, epoca e genitori, incontri importanti. Lo fa a dispetto della razionalità, che invece appartiene al mondo della superficie e non riesce a comprendere le profondità dell’anima. Ai pensieri sfuggono i fili invisibili che si intrecciano profondamente tra tutte le cose, gli eventi e le anime.
Il Daimon è la voce dell’anima. È una potenza che trascende la materia e allo stesso tempo la plasma. Ci spinge a prendere decisioni, crea attrazione verso persone o eventi, emerge prepotente come la rabbia o la paura. Con la sua forza ci spinge a realizzare progetti, a desiderare alcune situazioni o a fuggire da altre, ci guida verso il nostro destino.
La nostra guida interiore, il daimon, sa dove condurci. Affidarsi a questa saggezza profonda significa avere accesso ad un navigatore interiore che ci può suggerire la via di uscita da problemi che sembrano irrisolvibili. Ci suggerisce la decisione da prendere, quella più adatta a noi. Ci indica la strada che ci appartiene. Non lo fa con le parole ma con il suo linguaggio: le immagini interiori, una sensazione improvvisa, le sincronicità, emozioni, desideri e tutto ciò che riguarda il mondo dell’istinto più profondo. I sogni, le intuizioni, gli eventi che accadono sono tutte immagini attraverso cui il Daimon si manifesta.
Per dare voce al daimon, la cosa più importante da fare è svuotare la mente, staccare dal problema, mettere da parte la razionalità, che può ostacolare l’accesso a questa saggezza primordiale, e immergersi nell’interiorità per emergere con nuove soluzioni, intuizioni e nuove consapevolezze.
Per farlo occorre adottare l’atteggiamento mentale giusto e conoscere il linguaggio del mondo interiore per saperlo decifrare. Bisogna quindi affinare lo strumento dell’intuito, del sentire, più che del capire.
E’ possibile esplorare il concetto di daimon non solo come un esercizio di riflessione teorica, ma anche come un invito a tradurre questa comprensione in azioni concrete che favoriscano la nostra crescita personale. Esistono diversi esercizi pratici che possiamo adottare per connetterci con il nostro daimon interiore e utilizzare questa consapevolezza per vivere una vita più autentica e significativa.
Uno degli esercizi più efficaci è la pratica della meditazione e della riflessione profonda. Rifletti su domande come: quali sono i miei veri desideri e passioni? Cosa mi rende autenticamente felice?
Un altro esercizio pratico è il tenere un diario delle riflessioni. Scrivere regolarmente i pensieri, le intuizioni e le ispirazioni che emergono a fine giornata, il diario non solo funge da strumento per registrare il processo di autoesplorazione, ma anche come guida per tracciare i progressi nel tempo e riflettere sulle trasformazioni personali.
Inoltre, è utile esplorare le proprie passioni e interessi attraverso attività creative e espressive. Questo potrebbe includere la pittura, la scrittura, la musica, il teatro o qualsiasi altra forma d’arte che risuoni con il tuo daimon interiore. L’atto di esprimere se stessi attraverso queste modalità creative non solo nutre l’anima, ma permette anche di scoprire e onorare i talenti unici che il daimon può rivelare.
Infine, considera di trovare un mentore o un guida che possa aiutarti nel processo di scoperta del daimon. Un mentore può offrire supporto, incoraggiamento e una prospettiva esterna preziosa mentre esplori e sviluppi il tuo cammino personale.
Ascoltare il daimon significa non solo connettersi con la nostra vera essenza, ma anche abbracciare i nostri talenti unici e le passioni più profonde. Attraverso la meditazione, la riflessione e l’espressione creativa, possiamo alimentare questa connessione interiore, ottenendo chiarezza nei nostri scopi e nella nostra autenticità.
L’approccio di autoscoperta incoraggiato dal daimon non è solo terapeutico, ma trasformativo. Ci aiuta a navigare tra le sfide della vita con maggiore saggezza e determinazione, guidandoci verso una vita più autentica e significativa. Mentre seguiamo il nostro cammino individuale, il daimon ci invita a vivere in armonia con il nostro vero sé, portando così un senso di realizzazione profonda e soddisfazione interiore.
In sintesi, integrare il concetto di daimon nella nostra esistenza non è solo un atto di auto-scoperta, ma un’opportunità per abbracciare la nostra unicità e percorrere un cammino di crescita personale che risuona con la nostra vera essenza. Che sia visto come un’entità spirituale, un archetipo psicologico o una metafora di autenticità, il daimon continua a essere una fonte di ispirazione e guida per coloro che cercano un significato profondo e una realizzazione autentica nella loro vita.
Liberamente tratto da: https://www.leonardoleone.it/il-daimon-guida-interiore-da-platone-a-james-hillman/ e https://www.psicologionline.net/articoli-psicologia/articoli-psicologia-dintorni/9-daimon.
si ringrazia gli autori per lo studio dei contenuti in questi articoli qui sopra citati che mi hanno aiutata a comprendere meglio il concetto di Daimon
Inno al Logos
e il Logos era presso Dio
e il Logos era Dio
Questi era in principio presso Dio.
Tutto è venuto ad essere
per mezzo di Lui,
e senza di Lui
nulla è venuto ad essere
di ciò che esiste.
In Lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini
e questa luce splende ancora nelle tenebre
poiché le tenebre non riuscirono ad offuscarla. » ( Giovanni 1,1-5, su laparola.net.)
| 1 Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος,καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος. 2 οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν θεόν. 3 πάντα δι’ αὐτοῦ ἐγένετο, καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν. ὃ γέγονεν 4 ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων· 5 καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει, καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν. (Dal vangelo secondo Giovanni 1,1-5) |
RV X.125 Autoelogio della parola
1.Io (ahám) vado con i Rudra e con i Vasu, con gli dei terribili e con gli dei benevoli, io procedo con gli dei figli di Aditi e con gli dei tutti insieme.
Io porto entrambi Mitra e Varuṇa, io Indra e Agni, io entrambi gli Aśvin.
2.Io porto il soma spumeggiante, io Tvaṣṭar, Pūṣan e Bhaga. Io porto la ricchezza per l’uomo che offre l’oblazione, che compie (i doveri rituali) a modo, a colui che offre il sacrificio e che spreme il soma.
3.Io sono la regina che raduna le ricchezze, colei che comprende, prima fra coloro che sono degni di sacrificio. Gli dèi mi hanno distribuita in molti luoghi, cosicché ho molte sedi e che assume molte forme.
4.Grazie a me mangia il cibo chi è in grado di vedere, chi respira e chi ode ciò che vien detto. Anche senza rendersene conto, tutti dipendono da me. Ascolta tu che sei degno di esser ascoltato, io ti dico una cosa degna di esser creduta!
5. Io davvero in persona dico ciò che è gradito a uomini e dèi. Colui che io amo lo rendo forte, lo rendo un brāhmaṇa, un veggente, un sapiente, lo rendo un saggio.
- Io tendo l’arco per Rudra, perché la sua freccia colpisca colui che odia la parola sacra. Io combatto per il popolo. Io ho pervaso il cielo e la terra.
- Io genero il padre sulla cima del mondo. Di me (máma) il grembo è nelle acque in mezzo all’oceano. Da lì mi diffondo su tutti gli esseri e con la mia sommità tocco il cielo lassù.
- Io davvero soffio come il vento, impossessandomi di tutti gli esseri. Con la mia grandezza ho varcato i confini del cielo e di questa terra.
“Le tre forme del primo pensiero” Protennoia Trimorfica
Il testo che proponiamo al lettore si colloca tra i più interessanti della biblioteca dei 52 ritrovati a Nag Hammadi in Alto Egitto nel 1945. Tratto dal tredicesimo codice 13 è il 51mo testo della raccolta. La Protoennoia Trimorfica riprende tematiche analoghe a quelle presenti nell’incipit del Vangelo di Giovanni, documento di origine chiaramente gnostico cristiana.
“Io sono la Protennoia, il Pensiero che abita nella Luce. Io sono il movimento che risiede nel Tutto, colei nella quale tutto prende il suo fondamento, la primogenita tra coloro che vengono all’essere, colei che esiste prima di tutto. Ella (Protennoia) é chiamata con tre nomi, sebbene esiste da quanto é perfetta. Io sono invisibile dentro il Pensiero dell’Uno Invisibile. Io mi rivelo nelle cose incommensurabili, ineffabili. Io sono incomprensibile, abito nell’incomprensibile. Io muovo ogni creatura. …. Io abito in coloro che vengono all’essere. Io muovo ogni cosa e scavo in tutti loro. Io cammino dritta e sveglio coloro che dormono. Sono la vista di quelli che abitano nel sonno. Io sono quella Invisibile dentro tutti. Sono io che istruisco su ciò che é nascosto perché conosco tutto e ciò che esiste in esso. Io sono senza numero oltre tutti. Io sono incommensurabile, inaccessibile, tuttavia ogni volta che lo desidero mi rivelerò come voglio. Io comando su tutto. Io esisto prima di tutto e sono in tutto, poiché esisto in ciascuno. Sono la Voce che parla dolcemente. Io esisto da prima. Abito nel silenzio che circonda ciascuno di loro. E sono la Voce nascosta e abito con nel mio, incomprensibile, incommensurabile Pensiero, nell’incommensurabile Silenzio. Discesi nel mezzo del mondo inferiore e brillai nell’oscurità. Sono io colei che versò fuori l’Acqua. Sono colei che é nascosta nelle acque raggianti. Io sono colei che gradualmente emisi tutto dal mio Pensiero. Sono colei che ha la voce pesante. Attraverso di me viene fuori la Gnosi. Io abito nell’ineffabile e nell’inconoscibile. Io sono percezione e conoscenza, emetto una Voce per mezzo del Pensiero. Sono la Voce reale. Grido ovunque ed essi (la voce) mi riconoscono poiché il seme abita in loro. Sono il Pensiero del Padre e attraverso di me procede la Voce che é la Conoscenza delle cose eterne. Io esisto come Pensiero per tutto e sono unita con l’inconoscibile ed incommensurabile Pensiero … Io mi rivelo…si, Io… attraverso tutti coloro che mi riconoscono. Per questo sono unita con ognuno dalla virtù del Pensiero nascosto ed una Voce esaltata , alla pari di una Voce dal Pensiero Invisibile. Esso é incommensurabile poiché abita nell’Incommensurabile. E’ un mistero; é inseparabile dall’Incomprensibile è invisibile a tutti coloro che sono visibili in tutto. E’ la Luce che abita nella Luce. Siamo noi che ci siamo anche separati dal mondo visibile, poichè siamo stati salvati dalla sapienza nascosta, per mezzo della ineffabile ed incommensurabile Voce. E chi é nascosto dentro di noi paga il tributo dei suoi frutti all’Acqua della Vita. Poi il figlio che é perfetto in ogni aspetto … cioè la Parola che si é originata dalla Voce; che procedette dall’alto, che contiene il suo Nome; che é una Luce, egli rivelò le cose eterne, e tutto ciò che era sconosciuto fu conosciuto. E le cose difficili da interpretare e segrete, egli le rivelò. E per tutte quelle che erano nascoste nel Silenzio con il Primo Pensiero, egli pregò verso di loro. E rivelò se stesso a quelli che vivevano nell’oscurità, e mostrò se stesso a quelli che vivevano negli abissi, e a quelli che abitavano nei tesori nascosti, egli narrò ineffabili misteri, e parlò di cose irripetibili a tutti quelli che divennero Figli della Luce. Ora la Voce che si origina dal mio pensiero esiste come tre permanenze: il Padre, la Madre ed il Figlio. … Egli é il solo che può venire all’essere, che é il Cristo. E, come per me, egli si consacrò alla gloria dell’Invisibile Spirito con la bontà.. Ora i tre, io stabilii che fossero in eterna gloria sopra gli Eoni nell’Acqua Vivente, che é la gloria che lo circonda che venne fuori dalla Luce di questi Eoni esaltati, Essa é la Luce gloriosa che persevera saldamente. … Sono l’Immagine dello Spirito invisibile ed attraverso di me tutti sono definiti, io sono la Madre, cosi come la luce che é chiamata Vergine, colei che é chiamata Meirothea, il grembo incomprensibile, incompressibile e la Voce incommensurabile…..Poi venne fuori una Parola dalla grande Luce Eleleth e disse “Io sono il re! Chi che generò il Chaos e genero il mondo di sotto?”. A all’istante, la sua Luce apparve, raggiante, e dotato con l’Epinoia. I Poteri dei Poteri non lo supplicarono ed immediatamente comparve il grande Demone che legiferò sopra le parti basse del mondo inferiore e del Chaos. Egli non aveva nessuna forma e nessuna perfezione, ma al contrario, possedeva la forma della gloria di quelli che erano stati creati nell’oscurità. Ora egli si chiamò “Saklas”, che é “Samael”, “Yaltabaoth”, egli é colui che prese il potere che fu strappato via dalla innocente (Sofia), che fu, alla fine, sopraffatto dal colei che é la luce Epinoia, che discese da colei dalla quale era stata originata…….Allora anche io ho rivelato segretamente la mia voce dicendo “Cessate! Desistete, voi che vi muovete nella materia, ecco. Io sto venendo giù nel mondo dei mortali per constatare ciò che è accaduto in questo posto dal tempo in cui l’innocente Sofia fu sopraffatta, colei che discese, così da conoscere il loro scopo che é quello che si rivela dalla loro nomina. ….Ma ora io sono venuta giù sono discesa nel Caos. Ed ero con i miei che erano in quel posto. Io sono nascosta dentro di loro, dandogli la loro potenza e dando loro la forma. E dal primo giorno fino al giorno in cui assegnerò la gloria con forza a coloro che sono miei, io rivelerò me stessa a colui che ha ascoltato i miei misteri che è Figlio della Luce. ….Io sono il loro Padre e ti esporrò loro un mistero ineffabile, non divulgabile dalle mie labbra: ho sciolto ogni cosa legata per voi, ho rotto le catene dei demoni del mondo inferiore, le cose con cui sono legati i miei membri lasciatele a loro. E le alte pareti di nerezza che sovrastano, i cancelli sicuri di quei crudeli le ho sfondate e ho rotto e le loro barre. E la forza diabolica e quella che li batte e quella chi li ostacola, il tiranno, l’avversario, colui che é il Re, il nemico presente, in verità tutto ciò lo ho spiegato a coloro che sono miei, che sono Figli della Luce, in modo che essi potessero annullarli tutti e fossero salvati da tutti quei legami di quel luogo ed entrassero in quello in cui essi erano sin dall’inizio…..”
Estratto dal testo tradotto in inglese da John D. Turner docente di Studi Religiosi presso il Dipartimento di Studi Classici della Università Lincoln del Nebraska Versione italiana dall’inglese di Sabato Scala.
Tratto da:http://digilander.iol.it/sabato/documenti/protennoia_trimorfica.htm
Impara ad affidarti
“Uno dei maggiori ostacoli alla manifestazione è chiedersi: ” Come accadrà questo?” Ma non è necessario che tu lo sappia. l tuo compito è riconoscere il desiderio, assumerlo come reale, mantenere coerente la tua vibrazione ed essere aperto ai segnali e alle opportunità che l’Universo ti invia lungo il percorso. Il come, il dove e il quando non ti servono, non dipendono da te. Il tuo potere è qui e ora e prima lo capisci meglio è. La vera saggezza è lasciare all’Universo il compito di gestire il tutto. Tu devi solo impostare la destinazione e muoverti. Non ti serve nemmeno metterti al posto di guida. Sapere quando mettersi sul sedile del passeggero e lasciare il volante in mano all’Universo è ciò che fa la differenza tra una persona che riesce a realizzare i propri propositi e le persone che arrancano, lottano contro tutto e tutti per accaparrarsi un pezzettino di gloria. Dopotutto per ogni opportunità di successo che vedi davanti a te, l’Universo ne ha almeno cento migliori che aspettano solo dietro l’angolo. E L’Universo sa sempre qual è il percorso di minor resistenza per manifestare ciò che desideri. Le possibilità per tutta l’abbondanza e la gioia che può entrare nella tua vita sono davvero infinite e spesso qualunque cosa pensi di volere, l’Universo potrebbe avere in serbo per te qualcosa ancora di migliore che avresti davvero desiderato, se solo avessi creduto che qualcosa di così grande fosse davvero possibile. Quindi rilassati e lascia che l’Universo si prenda cura del come. Lascia che sia lui a gestire i tempi di tutto e abbi fiducia che tutto ciò di cui avrai bisogno arriverà. … Naturalmente, devi agire, devi muoverti, vivi in una realtà spazio temporale di cause ed effetti. La cosa fondamentale è se devi agire da uno stato di serenità, fede, abbondanza, o di paura, dubbio, scarsità. Se stai cercando di “forzare” qualcosa, con le tue azioni, in realtà stai combattendo contro te stesso e stai dichiarando all’Universo che non hai ancora ciò che desideri (condannandoti a ripete questa esperienza di mancanza). Ma quando agisci con una mentalità di abbondanza, stai dicendo all’Universo che va tutto bene, il che lo rende libero a darti ciò che desideri. In definitiva il tuo unico lavoro è focalizzare la tua attenzione su ciò che desideri, allinearti con quella realtà e agire in modo ispirato, ossia quando è richiesto e quando ti fa sentire motivato. Lottare o cercare di forzare le cose ad accadere non farà altro che rallentarle. In conclusione, abbi fiducia e lascia semplicemente andare gli sforzi, che non significa non agire, ma non forzare, permetti che accada e prenditi il lusso ad ingaggiare la vita stessa a realizzare i tuoi desideri. ”
tratto da: “Manifesta la tua realtà” F: Giacovazzo, Verdechiaro edizioni. 2024
Le Seity, unità di coscienza
“In conclusione per rispondere alle domande poste all’inizio del capitolo, dobbiamo partire da un nuovo postulato, ossia dall’ipotesi che esista un Tutto olistico che contiene non solo le proprietà fondamentali che permettono l’evoluzione dell’universo inanimato, ma anche i semi del libero arbitrio, della coscienza e della vita. Questo è il primo dei miracoli discussi in precedenza (quello della creazione) e l’unico che, nel mio quadro interpretativo, dovremmo accettare. Chiamo Uno questo Tutto per distinguerlo dal Campo della fisica, perché da Uno emergono i campi coscienti con libero arbitrio (le seity elementari che chiamiamo UC unità di coscienza) e non i campi inanimati delle particelle elementari della fisica, che interagiscono secondo leggi prestabilite. ”
tratto da:”Irriducibile”, Federico Faggini, ed. Mondadori 2022, pg. 190
Energie del periodo Vergine
ll 23 agosto le energie del cosmo si spostano nel segno della Vergine, segno di terra, mobile e femminile. Il suo simbolo è una sorta di M, che allude alla Grande Madre, alla Vergine in quanto incorrotta energia che sostiene nutre e protegge. Tiene nella mano sinistra una spiga, simbolo delle messi appena raccolte e un tralcio nella destra, promessa futura dell’ impulso generante della Natura. L’estate cede lentamente il passo ed entriamo in un nuovo sentire. Tutto è giunto a maturazione durante i caldi mesi, ora la manifestazione della volontà dell’io trascende nel nuovo spirito del segno governato da Mercurio. La Vergine sintetizza osservando. Il suo operare corrisponde all’azione alchemica del distillare che avviene nella seconda fase dell’Opera al Bianco. Separa le scorie della vita materiale dall’oro del Sé. La Vergine rappresenta il destino evolutivo del pianeta Terra, nel suo nutrire e custodire, discernere, rivela la potenziale realtà spirituale che è inscritta nel suo progetto cosmico.
Bonsai, Padiglione della meditazione
Memoriale di Brion Carlo Scarpa. Antivole Treviso
Il dettaglio quella piccola parte in cui si condensa l’immensità del tutto.
Particolare tratto dal padiglione della meditazione al Memoriale Brion, donato al FAI da Ennio e Donatella Brion, fu commissionato nel 1969 dalla loro madre Onorina Brion Tomasin, in memoria del marito defunto, Giuseppe Brion, nato a San Vito di Altivole, fondatore e proprietario della Brionvega, azienda di punta nella produzione di apparecchi elettronici di design del secondo Dopoguerra. Ultima opera di Carlo Scarpa, tra le sue più complesse, originali, significative e care, fu realizzato tra 1970 e 1978, anno della morte dell’architetto in Giappone
मण्डल, Mandala promanazione dell’UNO
Màndala (sanscrito maṇḍala (मण्डल), letteralmente: «essenza» (maṇḍa) + «possedere» o «contenere» (la); tradotto anche come «cerchio-circonferenza» o «ciclo», entrambi i significati derivanti dal termine tibetanodkyil khor) è un termine simbolico associato alla cultura veda e in particolar modo alla raccolta di inni o libri chiamata Rig Veda. La parola è utilizzata, anche, per indicare un diagramma circolare costituito, di base, dall’associazione di diverse figure geometriche[1], le più usate delle quali sono il punto, il triangolo, il cerchio e il quadrato. Il disegno riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddhismo sia nell’Induismo. Legato alla “legge del Centro”, dove i cicli, siano essi pertinenti alla vita o alla morte, allo spazio,tempo, forze visibili, invisibili, sono tenuti assieme in modelli concentrici, dove il centro è identificato come il centro del potere, della saggezza, della vita. Il centro è il senza nome, è il più antico, che continuamente riversa la sua energia verso l’esterno, ed è autorigenerante. Il mandala è un simbolo spirituale e rituale che rappresenta l’universo. Non solo una forma d’arte, i mandala sono usati in numerose tradizioni spirituali, ma soprattutto nell’Induismo e nel Buddismo, per focalizzare l’attenzione, per definire uno spazio sacro e per aiutare la meditazione. Nella tradizione buddista i mandala vengono disegnati con sabbie colorate e poi distrutti, a simboleggiare l’impermanenza del mondo materiale. Oggi il termine mandala è molto conosciuto anche in Occidente ed è entrato nell’uso comune per indicare motivi geometrici, diagrammi e disegni circolari che rappresentano simbolicamente un microcosmo dell’universo, usati in vari ambiti (dalle pratiche spirituali alla psicologia) per ritrovare calma, equilibrio e pace e, in ultimo, aumentare la consapevolezza di sé. Proseguiamo con l’etimologia, fondamentale per capire come mai si usi una parola per esprimere un certo concetto. Màndala può tradursi con “cerchio” o “centro” e, come cerchio, è una rappresentazione essenziale, geometrica del mondo e del cosmo: si può quindi dire che un mandala è un “cosmogramma”. Solitamente nel mandala c’è una “cintura” esterna e uno o più cerchi concentrici, contenenti un quadrato suddiviso in quattro triangoli: al centro di ogni triangolo (e anche al centro del mandala) ci sono altri cerchi, contenenti figure di divinità. A volte un mandala ha una struttura labirintica, o è disegnato come un palazzo con le sue torri; possono esserci disegni floreali o strutture ripetitive (come i cristalli). Simbolicamente, la “cintura” esterna del mandala è una sorta di “barriera di fuoco” (la coscienza metafisica) che brucia l’ignoranza; la “cintura” successiva simboleggia l’illuminazione, poi una “cintura” di foglie evoca la rinascita spirituale; al centro di quest’ultimo cerchio si trova il vero mandala (palazzo) con le immagini degli dèi. All’estrema periferia di tutto il disegno ci sono quattro porte difese da “guardiani” protettori della coscienza. Meditando sul mandala, il discepolo rivive l’eterno processo della creazione-distruzione-creazione periodica dei mondi; penetra così nei ritmi del tempo cosmico e, spezzando le catene del samsara (la vita terrena, il mondo materiale), approda a un piano trascendente.
Per capire davvero un mandala non si può prescindere dal vederlo formarsi sotto le abili mani dei monaci buddisti che lo creano con sabbie colorate: tramite cannucce dorate fanno cadere, negli appositi spazi precedentemente disegnati, i vari colori che comporranno l’immagine finale. La sabbia colorata scende grazie al perfetto, ripetitivo movimento della mano del monaco, che fa vibrare la cannuccia conica causando la fuoriuscita della sabbia. Le cannucce sono di diverse dimensioni, per fare segni più o meno sottili, proprio come i pennelli di un pittore o i pennini di un calligrafo. Per completare un mandala di sabbia possono volerci giorni interi, durante i quali l’ipnotico rumore dello sfregamento sulle cannucce accompagna una sorta di meditazione cui tutti possono assistere. Inevitabilmente, qualunque sia la preziosità e la grandezza del lavoro e il tempo che c’è voluto per realizzarlo, il màndala sarà distrutto con una cerimonia finale, le sabbie saranno tutte rimescolate e gettate in un corso d’acqua.
Da sempre utilizzati da guide spirituali, sciamani e guaritori come strumento di meditazione e fonte di saggezza. Il mandala rappresenta una immagine simbolica in cui convivono due forme geometriche fondamentali: il quadrato che indica l’armonia da raggiungere nel mondo materiale, al fine di poter poi conseguire la perfezione spirituale rappresentata dal cerchio. In arteterapia, in contesti di counseling ed art-counseling, il mandala può essere utile come forma di autoesplorazione ed autorappresentazione.
Fare un mandala con tecniche varie aiuta a ritrovarci nel “qui ed ora” dell’esperienza, a ritrovare un equilibrio in un particolare momento o passaggio della nostra vita. Il Mandala è un’immagine di noi stessi che tramite la sua realizzazione è in grado di aumentare il nostro grado di coscienza e consapevolezza. Durante la sua realizzazione, gli aspetti frammentari dell’identità si ricompongono.
Ecco perché, in particolare con soggetti con disturbi dissociativi, l’utilizzo costante dei Mandala, come sostegno al percorso psicoterapeutico, ha un effetto molto proficuo. A volte, soprattutto se usati per scopi terapeutici, vengono date indicazioni sul significato, sui colori consigliati e su come procedere alla colorazione. In campo medico si è fatto uso terapeutico del Mandala nel trattamento del cancro; esso infatti rappresenta una via al ritrovamento dell’ordine e dell’energia, aspetti che si tendono a perdere quando si è malati.
liberamente tratto da un testo di Cinzia Picchioni, si può visionare nella sua versione integrale al link: http://www.leviedeldharma.it/cosa-sono-i-mandala/ e da http://www.lifeme.it/2016/11/il-mandala-significato-meditazione-colorare-.html







