Dello stesso autore

Novarmonia nasce da una riflessione quotidiana sulla vita, una sorta di diario intimo delle mie letture e delle mie riflessioni.  Brani scelti, film, musiche si susseguono dando vita a un discorso profondo sul senso delle cose. Si contrappone agli altri miei diari, quello rosa e quello dedicato alla moda e alla casa. Personali sguardi sul mondo.

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Quando i cieli riempiono il cuore

Opere di Doriano Scazzosi galleria delle Visioni, Via Cittadella, 34, 29121 Piacenza Telefono: 339 399 9260 visto ad ArtePadova, di Padova Fiere dal 16 al 19 novembre 2018.

Incessante il nostro divenire

Eccole là
le mie ferite argute
stampate
sulla camicia
da notte,
come un sudario,
Pop,
sindone mattutina

Sono andata ormai
oltre
il mantello epiteliale
e diligentemente,
ogni notte ,

smantello
la parte
superflua
di
me.

Come se
dovessi
decomporre
la materia
mia

un altro me,
in sosta millenaria,

attende
al dazio
degli dei.

Lunga e lenta
è la guarigione
sembra una gestazione.

Solo
che ogni giorno
devi sottrarre,
dimagrire un pò
del tuo dolore,
setacciare
il rimasuglio
inerte,
espellere
la placenta
degli Addii.

Ci vuole il tempo
del disfare
e tenacia
per reggere
le nausee salvifiche.

Poi,
lo spazio
si fa.
lo spazio inerte
e puro.

Così:

trafitto di luce.

Ora è mattina
prendo la medicina
la medicina Buona
quella che mi perdona

la medicina Antica
che cura
la mia vita

la medicina Bianca
che non mi rende stanca.

E la vita riappare,
splendida e
misteriosa.
Ed io mi sento pronta:

sono di nuovo
una Rosa.

tratto da: “Traslochi”, poesie di Paola Pennecchi. ed. SPAZIO TEMPORANEO 2012

 

A. VIVALDI: «Filiae maestae Jerusalem» RV 638 [II.Sileant Zephyri], Ph.Jaroussky/Ensemble Artaserse

Monito

To the Edge of the Earth – Michael Nyman

Da ascoltare “Come l’uomo puo’ capire il male” di Sergio Givone

“Guardiamo nell’aperto” con Sergio Givone I puntata –

“Come l’uomo puo’ capire il male” Letture di Tommaso Ragno
04/11/2018 RADIO TRE
https://www.raiplayradio.it/programmi/uominieprofeti/archivio/puntate/

J.S. Bach: The Violin Concertos

Harmonia axyridis

Non era l’allodola, era l’usignolo che trafisse il tuo orecchio timoroso

[III. v.]
Entrano ROMEO e GIULIETTA, in alto, al balcone

GIULIETTA
Vuoi andare già via? Ancora è lontano il giorno:
non era l’allodola, era l’usignolo
che trafisse il tuo orecchio timoroso:
canta ogni notte laggiù dal melograno;
credimi, amore, era l’usignolo.
ROMEO Era l’allodola, messaggera dell’alba,
non l’usignolo. Guarda, amore, la luce invidiosa
a strisce orla le nubi che si sciolgono a oriente;
le candele della notte non ardono più e il giorno
in punta di piedi si sporge felice dalle cime
nebbiose dei monti. Devo andare: è la vita,
o restare e morire.
GIULIETTA Quel chiarore laggiù
non è la luce del giorno, lo so: è una meteora
che si libera per te dal sole questa notte,
la torcia per farti lume sulla via di Mantova;
dunque rimani ancora, c’è tempo per andare.
ROMEO Mi prendano pure, sarà certo la morte,
ma sono felice se tu vuoi così. E dirò, allora,
che là, quel grigio non è l’occhio del mattino
ma il fioco riverbero della fronte di Cinzia;
che non è l’allodola a battere la volta
del cielo, così alta su noi. Io voglio restare,
non veglio più partire: vieni, o morte,
sarai la benvenuta! Vuole così Giulietta.
Che c’c, anima mia? Parliamo, non è giorno.
GIULIETTA E giorno, è giorno: dunque, presto, va’ via!
È l’allodola che canta fuori tono
forzando su dissonanze e aspri acuti.
Dicono che l’allodola divida con dolcezza
ogni accordo: questa non ci divide con dolcezza;
e ancora, che l’allodola e il rospo ripugnante
abbiano scambiato i loro occhi:
così avessero fatto anche della voce,
poi che quella voce lotta il nostro abbraccio,
perché ti caccia da me, col suo richiamo al giorno.
Oh, va’, ora, va’; si fa sempre più luce.
ROMEO Sempre più luce! Sempre oscura di più la nostra pena!

tratto da:”Romeo e Giulietta”  , atto III, scena V

Segni numinosi

” E tu cantami ora , casta diva,
la trama della vita che s’impiglia
nei tuoi riflessi, fa che sopravviva

in me la quotidiana meraviglia
rosa d’inverno, luce che germoglia
da quei cocci  aguzzi di bottiglia.

O padre, guarda, sono foglia
che sente la stagione più temuta
avvicinarsi diventare spoglia

ogni parola  che sarà perduta
preghiere nomi versi, risonanze 
di questa voce fioca che tramuta

in segni numinosi di speranze.
Qui notte dopo notte si tramanda
la luce della luna. Nelle stanze

al ritmo di un’antica sarabanda
le anime volteggiano, danziamo
corpi celesti, fiori di ghirlanda

nella penombra dove consumiamo 
l’attesa che l’allodola ritorni
risponda finalmente al mio richiamo. “

tratto da “Q. e l’allodola.”, Vincenzo Mascolo, ed. Mursia, 2018

 

Il metodo corretto per usare se stessi

“Sono convinto che non ci sia nessuna differenza essenziale tra il cosiddetto genio e tutti gli altri, tranne che il “genio” scopre il metodo corretto per usare se stesso, a volte per circostanze fortunate, ma più spesso perché lo ha cercato. Una volta trovato questo metodo e presentato  chiaramente il nuovo schema, molti altri possono fare altrettanto bene, e spesso meglio di colui che lo ha inventato. … Non esiste un genio che non sia stato superato dai suoi seguaci. Una volta che sia stato reso noto un metodo migliore per usare se stessi (che sia nel pensare, fare giochi di prestigio, nuotare e recitare), ci saranno moltissime persone capaci di uguagliare o perfino sorpassare chi l’aveva scoperto. Ciò dimostra che gli elementi necessari alla scoperta sono latenti in ciascuno di noi: l’individuo geniale ha solo proposto lo schema che coordina in un tutto unico questi elementi. In altre parole, ciò che generalmente ci manca è il metodo per usare noi stessi e la spinta per farlo. Questa distinzione è molto importante perché, se non possiamo fare nulla per l’ereditarietà, possiamo fare molto per migliorare il metodo con cui usiamo noi stessi al fine di liberare lo spirito creativo.”

tratto da:” L’Io Potente. Uno studio sulla spontaneità e la compulsione.”, Moshe Feldenkrais, ed. Astrolabio, 1985

Scala per il Paradiso

C’è una donna che è sicura
Che sia tutto oro ciò che luccica
E sta comprando la scala verso il Paradiso.
Sa che quando vi giungerà
Se i tutti negozi saranno chiusi
Le basterà una parola per ottenere ciò che vuole.
Sta comprando una scala verso il Paradiso.
C’è un segno sul muro
Ma lei vuole essere sicura
Perché sai com’è, le parole possono avere due significati.
Su un albero accanto al ruscello
C’è un canarino che canta,
Certe volte tutti i nostri pensieri vengono fraintesi.
E mi domando…
C’è una sensazione che provo
Quando guardo verso occidente
E la mia anima si dispera per la dipartita.
Nei miei pensieri ho visto
Anelli di fumo fra gli alberi
E le voci di coloro che stavano a guardare.
Ohh, e mi domando…
E si mormora che presto
Se noi tutti intoneremo la melodia
Il pifferaio ci condurrà alla ragione.
E sorgerà un nuovo giorno
Per coloro che aspettano da tempo,
E le foreste riecheggeranno di risate.
Se senti trambusto nella tua siepe
Non allarmarti,
Sono solo le pulizie di primavera per la festa di Maggio.
Si, puoi percorrere due sentieri,
Ma a lungo andare
C’è sempre tempo per cambiare strada.
E mi domando…
Nella tua testa senti un brusio che non se ne andrà,
E nel caso non abbia capito
E’ il pifferaio che ti chiama per unirti a lui.
Gentile signora, non sente il vento soffiare?
E sapeva che
La sua scala giace nel vento sussurrante?
E mentre scendevamo lungo la strada
Con le nostre ombre più in alto delle nostre anime
Ecco arrivare una signora che conosciamo tutti
Che brilla di luce e vuol dimostrare
Come tutto alla fine si tramuti in oro.
E se ascolti molto bene
La melodia giungerà a te alla fine.
Quando tutti sono uno uno è tutti
Essere una pietra che non rotola.
E sta comprando una scala per il Paradiso.

Writer(s): PAGE JAMES, PATRICK PLANT 1971

Stairway to Heaven Live

Edouard Manet, Donna con Brocca 1858-60

Gauguin e gli Impressionisti

Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard a Padova, Palazzo Zabarella

29 settembre 2018 – 27 gennaio 2019

Mostra a cura di Anne-Birgitte Fonsmark

La mostra è organizzata da Ordrupgaard, Copenaghen, Fondazione Bano Comune di Padova

In esclusiva per l’Italia, a Palazzo Zabarella i tesori francesi del Museo danese di Ordrupgaard

Dipinti, o più correttamente capolavori, di Cézanne, Degas, Gauguin, Manet, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Matisse sono proposti in Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard, dal 29 settembre 2018 al 27 gennaio 2019, a Palazzo Zabarella. La Fondazione Bano e il Comune di Padova sono entrati, unici per l’Italia, nel pool di quattro grandi sedi mondiali selezionate ad accogliere la celebre Collezione danese, eccezionalmente disponibile per il completo rinnovo del Museo che ad essa è dedicato a Copenaghen. In questi mesi la mostra Gauguin e gli Impressionisti è in corso alla National Gallery of Canada, per raggiungere quindi l’Italia, in Palazzo Zabarella e concludersi in una sede svizzera, prima di rientrare definitivamente all’Ordrupgaard Museum, a nord di Copenaghen. Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard consentirà al pubblico italiano di ammirare una strepitosa selezione di opere, il fior fiore della Collezione creata ai primi del Novecento dal banchiere, assicuratore, Consigliere di Stato e filantropo Wilhelm Hansen e da sua moglie Henny. Collezione che è considerata oggi una delle più belle raccolte europee di arte impressionista. E che, all’indomani del primo conflitto mondiale veniva valutata come « senza rivali nel nord Europa ».

tratto da:http://www.zabarella.it/mostre/gauguin-e-gli-impressionisti/

 

Edouard Manet, Donna con Brocca (Susanne Leehoff, poi Manet), 1858-60

In principio erat Verbum

In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in principio apud Deum. Omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil, quod factum est; in ipso vita erat, et vita erat lux hominum, et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt.
Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Ioannes; hic venit in testimonium, ut testimonium perhiberet de lumine, ut omnes crederent per illum.
Non erat ille lux, sed ut testimonium perhiberet de lumine. Erat lux vera, quae illuminat omnem hominem, veniens in mundum. In mundo erat, et mundus per ipsum factus est, et mundus eum non cognovit. In propria venit, et sui eum non receperunt. Quotquot autem acceperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri, his, qui credunt in nomine eius, qui non ex sanguinibus neque ex voluntate carnis neque ex voluntate viri, sed ex Deo nati sunt. Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis; et vidimus gloriam eius, gloriam quasi Unigeniti a Patre, plenum gratiae et veritatis..

tratto da: “Vangelo secondo Giovanni”, 1-14

Un nucleo preverbale

…” a tutto l’invisibile in cui credo può dare forma solo la parola, in lei si manifesta la poesia, e dunque non è altro che un linguaggio, come Raboni aveva teorizzato, ma non nell’eccezione del Tractatus, ovvero la raffigurazione logica del mondo, per Wittgenstein l’identità con il pensiero che esprime con le sue proposizioni i fatti di cui il mondo si compone, lo so, Queneau, il linguaggio si avvale del pensiero razionale, ma mi auguro tu possa convenire che c’è un’origine, una fonte e la sorgente è un nucleo preverbale permeato dalla trama del mistero che lega insieme tutto l’esistente e partecipa alla formazione del linguaggio, natura naturante di poesia, e si potrebbe quindi definire il linguaggio poetico la rappresentazione dinamica del mondo, un moto dell’irrazionale che nel suo evolversi costante confluisce nell’esperienza sensibile aprendo nuovi varchi e generando un’altra visione del reale,….”

tratto da:”Q. e l’allodola.” di Vincenzo Mascolo, ed. Mursia, Argani 2018

Max Richter – The Blue Notebooks