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Novarmonia nasce da una riflessione quotidiana sulla vita, una sorta di diario intimo delle mie letture e delle mie riflessioni.  Brani scelti, film, musiche si susseguono dando vita a un discorso profondo sul senso delle cose. Si contrappone agli altri miei diari, quello rosa e quello dedicato alla moda e alla casa. Personali sguardi sul mondo.

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Edouard Manet, Donna con Brocca (Susanne Leehoff, poi Manet), 1858-60

Edouard Manet, Donna con Brocca 1858-60

Gauguin e gli Impressionisti

Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard a Padova, Palazzo Zabarella

29 settembre 2018 – 27 gennaio 2019

Mostra a cura di Anne-Birgitte Fonsmark

La mostra è organizzata da Ordrupgaard, Copenaghen, Fondazione Bano Comune di Padova

In esclusiva per l’Italia, a Palazzo Zabarella i tesori francesi del Museo danese di Ordrupgaard

Dipinti, o più correttamente capolavori, di Cézanne, Degas, Gauguin, Manet, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Matisse sono proposti in Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard, dal 29 settembre 2018 al 27 gennaio 2019, a Palazzo Zabarella. La Fondazione Bano e il Comune di Padova sono entrati, unici per l’Italia, nel pool di quattro grandi sedi mondiali selezionate ad accogliere la celebre Collezione danese, eccezionalmente disponibile per il completo rinnovo del Museo che ad essa è dedicato a Copenaghen. In questi mesi la mostra Gauguin e gli Impressionisti è in corso alla National Gallery of Canada, per raggiungere quindi l’Italia, in Palazzo Zabarella e concludersi in una sede svizzera, prima di rientrare definitivamente all’Ordrupgaard Museum, a nord di Copenaghen. Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard consentirà al pubblico italiano di ammirare una strepitosa selezione di opere, il fior fiore della Collezione creata ai primi del Novecento dal banchiere, assicuratore, Consigliere di Stato e filantropo Wilhelm Hansen e da sua moglie Henny. Collezione che è considerata oggi una delle più belle raccolte europee di arte impressionista. E che, all’indomani del primo conflitto mondiale veniva valutata come « senza rivali nel nord Europa ».

tratto da:http://www.zabarella.it/mostre/gauguin-e-gli-impressionisti/

 

In principio erat Verbum

In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in principio apud Deum. Omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil, quod factum est; in ipso vita erat, et vita erat lux hominum, et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt.
Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Ioannes; hic venit in testimonium, ut testimonium perhiberet de lumine, ut omnes crederent per illum.
Non erat ille lux, sed ut testimonium perhiberet de lumine. Erat lux vera, quae illuminat omnem hominem, veniens in mundum. In mundo erat, et mundus per ipsum factus est, et mundus eum non cognovit. In propria venit, et sui eum non receperunt. Quotquot autem acceperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri, his, qui credunt in nomine eius, qui non ex sanguinibus neque ex voluntate carnis neque ex voluntate viri, sed ex Deo nati sunt. Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis; et vidimus gloriam eius, gloriam quasi Unigeniti a Patre, plenum gratiae et veritatis..

tratto da: “Vangelo secondo Giovanni”, 1-14

Un nucleo preverbale

…” a tutto l’invisibile in cui credo può dare forma solo la parola, in lei si manifesta la poesia, e dunque non è altro che un linguaggio, come Raboni aveva teorizzato, ma non nell’eccezione del Tractatus, ovvero la raffigurazione logica del mondo, per Wittgenstein l’identità con il pensiero che esprime con le sue proposizioni i fatti di cui il mondo si compone, lo so, Queneau, il linguaggio si avvale del pensiero razionale, ma mi auguro tu possa convenire che c’è un’origine, una fonte e la sorgente è un nucleo preverbale permeato dalla trama del mistero che lega insieme tutto l’esistente e partecipa alla formazione del linguaggio, natura naturante di poesia, e si potrebbe quindi definire il linguaggio poetico la rappresentazione dinamica del mondo, un moto dell’irrazionale che nel suo evolversi costante confluisce nell’esperienza sensibile aprendo nuovi varchi e generando un’altra visione del reale,….”

tratto da:”Q. e l’allodola.” di Vincenzo Mascolo, ed. Mursia, Argani 2018

Max Richter – The Blue Notebooks

Un linguaggio nuovo

” Per i “figli”  di quegli individui la Terra così com’era allora diventava insufficiente, troppo “bassa” – e qui, per la prima volta nella cultura mediterranea, si annuncia il concetto di evoluzione, addirittura di speciazione culturale: era divenuto possibile sempre più necessario un nuovo stadio evolutivo dell’umanità, che si lasciasse per sempre indietro, più giù, ciò che diventava vecchio. Il Diluvio fu quel lasciarsi indietro il mondo vecchio, ‘Elohiym, il Dio del Divenire, insegnò a Noè (e in ogni nuovo stadio evolutivo, insegna a tutti i Noè) come giungere oltre, mentre YHWH, il Dio di ciò che c’è, delle cose così come stanno, faceva risultare il mondo vecchio sempre più superato. Sono due volti del medesimo cambiamento. Dunque il Diluvio non fu una strage. L’acqua che sale è simbolica: è la distanza tra chi si evolve e chi no. E sott’acqua si è sordi: chi sta evolvendosi, da sopra le onde, non può farsi udire da chi, là sotto, ha perso l’occasione di salire. Nemmeno ciò che in me stesso è incapace di evoluzione può tenersi ancora legato a ciò che in me cambia. Quanto alle istruzioni che  ‘Elohiym diede a Noè, sono un enigma la cui soluzione era evidente all’epoca in cui la Genesi  veniva scritta, e che divenne invisibile poi. Il termine usato per “arca” tebah, significa, in ebraico, sia “contenitore” sia “parola” in ebraico è

ciò che manifesta

un contenuto

invisibile

Un contenitore che si apre e rivela ciò che altrimenti non si vedrebbe: così è un linguaggio nuovo -un nuovo contenitore di ciò che qualcuno sa del mondo. ‘Elohiym spiega a Noè che per passare da una vecchia fase evolutiva a una nuova occorre formarsi un linguaggio individuale, diverso dai linguaggi usati dagli altri: cioè trovare un nuovo senso, una nuova interpretazione personale di tutto ciò che esiste. E spiega  ‘Elohiym – questo linguaggio dovrà essere

Come le diramazioni della vite. Genesi 6, 14

… La vite è una pianta rampicante, che aderisce ai suoi sostegni: sia così anche il nuovo linguaggio individuale dei Noè, aderisca a tutto ciò che nomina, più e meglio dei linguaggi già esistenti. E nomini tutto: ciò che vive e si riproduce deve trovare posto nell’arca-linguaggio- …. Valgono, tutte queste istruzioni di ‘Elohiym, anche per i viaggiatori in partenza per l’Aldilà. Dovranno trovare un nuovo linguaggio per descrivere sia tutto ciò che già conoscevano (e quasi tutto ciò che già conoscevano cambierà valore per loro) sia ciò a cui la loro immaginazione li condurrà; e dovranno accorgersi di quanto siano poveri e vaghi, in confronto, il linguaggi che già conoscono. Poi, se ancora vorranno parlare a chi in quell’evoluzione è rimasto indietro, dovranno tradurre dal proprio linguaggio nuovo ai linguaggi vecchi. Il che non è né nuovo, ne strano. Accade a chiunque si accorga che per esprimere ciò che pensa, sente, intuisce, immagina, deve ricorrere a forme d’arte, di poesia – sperando che nei suoi interlocutori si attivi un talento artistico, poetico, che permetta loro di intendere, o magari un talento telepatico  (come altro chiamarlo?) che permetta loro di cogliere ciò che la loro mente cosciente non capisce. Solo a queste condizioni, secondo il racconto di Noè, i viaggiatori saranno pronti a superare le acque.”

tratto da: “Le porte dell’immaginazione. Istruzioni per chi viaggia in altri mondi” di Igor Sibaldi, edizioni Tlon, 2018

La cappella di Sean Godsell

Realizzate sull’Isola di San Giorgio Maggiore, celebre per la basilica omonima progettata da Andrea Palladio, le cappelle costituiscono nel loro insieme il Padiglione del Vaticano alla Biennale 2018. Il padiglione, curato da Franceso Dal Co e intitolato Vatican Chapels, risponde al tema scelto da Grafton Architects per l’ edizione di quest’anno – incentrato sugli spazi pubblici liberi – realizzando dieci piccole cappelle temporanee immerse in un bosco.

Lo spazio divino: la cappella di Sean Godsell

Realizzate sull’Isola di San Giorgio Maggiore, celebre per la basilica omonima progettata da Andrea Palladio, le cappelle costituiscono nel loro insieme il Padiglione del Vaticano alla Biennale 2018. Il padiglione, curato da Franceso Dal Co e intitolato Vatican Chapels, risponde al tema scelto da Grafton Architects per l’ edizione di quest’anno – incentrato sugli spazi pubblici liberi – realizzando dieci piccole cappelle temporanee immerse in un bosco.

La cappella di Sean Godsell

Ogni volta che creiamo…

“Aldilà è tutto ciò che si apre al di là di ciò che sappiamo sapere, ciò che sappiamo di volere, di ciò che sappiamo di essere – e che non è ciò che veramente sappiamo, e che vogliamo, e che siamo. Entriamo nell’aldilà non soltanto durante certe esperienze “spirituali”, estatiche, ma anche ogni volta che creiamo, ogni volta che compiamo una scoperta, ogni volta che ci capita una precognizione, addirittura ogni volta che prendiamo sul serio un sogno: e, ogni volta, in chi entra nell’aldilà un periodo della vita finisce e si ha un nuovo inizio di tutto; ciascuno di questi ingressi diventa, cioè, una soglia e poi un tragitto iniziatico, e richiede perciò le stesse indicazioni e cautele e attenzioni segnalate nel corso dei millenni nei racconti di eroi, profeti, sciamani che scelsero di affrontare per proprio conto l’esigenza di iniziazione.  …”

tratto da: “Le porte dell’immaginazione”, Igor Sibaldi, giugno 2018

L’expérience du sublime

Foto di Paolo Laudicina

La presenza è li in assenza di “te”

J: Tutto viene registrato. Senza sforzo. Pensiamo di essere noi a udire, vedere, respirare. In realtà tutto questo sta semplicemente succedendo, con facilità e senza sforzo. Esiste un’intelligenza qui che è totalmente al di là della mente. La mente non ha nessuna speranza di poterla afferrare. E’ ciò che fa battere il cuore. Ciò che respira. … E la cosa più difficile da sentirsi dire è che il corpo non ha bisogno di noi. Al corpo non occorre la nostra ricerca o sofferenza o identità. Funziona senza alcuno sforzo senza di noi. Sentire di essere irrilevante, assente, è la cosa più difficile per chi rimane attaccato agli insegnamenti ricevuti e al gioco del diventare qualcuno. Eppure non si tratta di un’assenza fredda, morta distaccata. E’ un’assenza estremamente viva piena. E’ un ‘assenza piena di tutto quello che sta succedendo. In realtà, quell’assenza è presenza perfetta. Per questo parliamo dell’essere presenti, dell’essere nell’adesso . Ma quando sei totalmente presente “tu” non ci sei. Quindi in realtà “tu” non puoi essere presente. Non è qualcosa che puoi fare. La presenza è lì in assenza di “te”.

tratto da Intervista a Jeff Foster, “La meraviglia dell’essere” in “Conversazioni sulla non dualità. Quattordici storie di risveglio. ANTIPODI EDIZIONI 2018, pg. 43

Aria

C’è soltanto quello che succede adesso

” C’è soltanto quello che succede adesso, tutto il resto svanisce in sottofondo. In questonel qui e ora, tutto è compiuto. Si vede che la vita è già completa, e in quella visione ciò che non è reale semplicemente svanisce, si brucia, anche se può sembrare che ci voglia del tempo; ma nella chiarezza si vede che esiste soltanto l’adesso, solamente questo. … I: Ricordo di aver parlato con qualcuno al quale era successo qualcosa di molto significativo. Era come se lo sfondo fosse diventato il primo piano e viceversa. I punti di riferimento si erano invertiti, le cose andavano in fumo e si vedeva la vita da una prospettiva diversa. J: Però questo  è sempre stato qui. Non si tratta di un nuovo punto di riferimento. Io dico sempre che i bambini piccoli lo vedono. I neonati lo vedono. … Per loro esiste solo quello che succede adesso …”

tratto da Intervista a Jeff Foster, “La meraviglia dell’essere” in “Conversazioni sulla non dualità. Quattordici storie di risveglio. ANTIPODI EDIZIONI 2018

Panoramica

Nuvole bianche

“Inno a Venere” , De Rerum natura, 1-49, Lucrezio

Madre degli Enèadi, piacere degli uomini e degli dèi, Venere vivificante, che sotto le mobili costellazioni celesti ravvivi il mare portatore di navi, la terra che reca le messi, poiché grazie a te ogni genere di esseri animati è concepito e vede, (una volta) nato, la luce del sole: te, dea, te fuggono i venti, te ed il tuo arrivo le nuvole del cielo, per te la terra industriosa fa crescere i fiori soavi, per te sorridono le distese marine, e, rasserenato, brilla di una luce diffusa il cielo. Infatti, non appena la bellezza del giorno primaverile [la bellezza primaverile del giorno] si svela, ed il soffio del favonio vivificatore, dischiuso, prende forza, per prima cosa gli uccelli del cielo annunciano te e il tuo arrivo, o dea, colpiti in cuore dalla tua potenza. Quindi le bestie feroci [oppure: le bestie selvatiche (e) gli animali domestici] balzano qua e là per i pascoli rigogliosi ed attraversano i fiumi vorticosi: così (ciascuna bestia), presa dal (tuo) fascino, ti segue desiderosa ovunque tu voglia condurla [dove insisti a condurla]. Infine per i mari ed i monti ed i fiumi impetuosi e per le frondose dimore degli uccelli ed i campi verdeggianti, ispirando a tutti nel cuore un soave (sentimento d’) amore, fai sì che con desiderio propaghino le loro generazioni stirpe per stirpe. E poiché tu sola governi la natura, e senza di te nulla nasce nelle divine [oppure: luminose] plaghe del giorno [della luce], e nulla diviene lieto né amabile, desidero che tu (mi) sia compagna nello scrivere (questi) versi, che tento di comporre sulla natura per il nostro discendente di Memmio (= Gaio Memmio), che tu, o dea, hai voluto eccellesse in ogni tempo, adorno di ogni qualità. Tanto più, dunque, concedi, o dea, un piacere inestinguibile alla (mie) parole. Fa’ che frattanto le feroci occupazioni della guerra, per (ogni) mare ed ogni terra, spente, si acquetino. Infatti tu sola puoi giovare ai mortali con una tranquilla pace, perché le feroci occupazioni della guerra (le) governa Marte bellicoso, che spesso si abbandona sul tuo grembo, vinto dall’eterna ferita d’amore, e così levando lo sguardo, reclinato il morbido [ben tornito] collo, nutre d’amore gli avidi sguardi, anelando a te, o dea, e dalla tua bocca pende il respiro (di lui) abbandonato (su di te). E tu, o dea, abbracciando con il tuo santo corpo lui (così) disteso, emetti dalla (tua) bocca soavi parole, chiedendo(gli) per i Romani, o ìnclita, una tranquilla pace. Infatti né io posso fare questo [agere hoc] (= scrivere) con animo sereno in un tempo nefasto per la patria.

Tratto da:”Inno a Venere” , De Rerum natura, 1-49, Lucrezio

 

Uno sguardo verso il cielo

Cessate…