Con il segno del Cancro, segno d'Acqua Cardinale in cui ha domicilio la Luna, assistiamo al passaggio attraverso il Solstizio d’estate del 21 giugno. In questo tempo sono attive le forze lunari dell’invisibile. Da questo momento in poi il sole inizierà il suo declino fino al Solstizio d'Inverno, che coincide con il segno opposto: il Capricorno. E' in questo momento che si aprono le porte del Regno delle emozioni, della Luna e delle forze generatrici della Grande Madre, l’acqua stessa da cui nasce la vita e il mondo. L’intuizione è favorita, può accadere finalmente quando cade la separazione tra noi e l’invisibile, il percepito non palpabile. E sappiamo finalmente che tutto quello che intuiamo è vero, perché profondamente sentito in noi stessi. Se per i segni di Terra la percezione è legata alla sensorialità diretta, e per i segni di Aria al pensiero razionale, per il Cancro la via è quella dell’immaginazione e dell’intuito, che diventa dono di un sentire percepito con l’animo e portato all’Umanità. E’ Nettuno che favorisce questo sentire, la consapevolezza dell’interconnesione profonda di tutte le cose anche nell’immensa variabilità delle sue manifestazioni.

Cancro

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“I dodici segni zodiacali rappresentano simbolicamente dei modelli di energia: gli elementi Fuoco, Terra, Aria, Acqua a cui ognuno appartiene indicano modalità di espressione dell'essenza umana. I segni zodiacali sono una rappresentazione del tempo solare, delle stagioni e dei cicli della natura. Zodiaco deriva da zoo-diacos che significa ruota della vita. Ogni mese coincide così con un segno zodiacale al quale sono stati attribuiti significati psicologici in armonia con il ciclo naturale che si svolge in quel periodo. Le stagioni hanno una fase iniziale, una di espansione e una conclusiva. I segni zodiacali cardinali sono: Ariete, Cancro, Bilancia, Capricorno. Essi corrispondono all’inizio delle quattro stagioni: Ariete e Bilancia iniziano con i due equinozi di primavera e d’autunno, rispettivamente il 21 marzo e il 23 settembre; Cancro e Capricorno con i due solstizi d’estate e d’inverno, rispettivamente il 22 giugno e il 22 dicembre. Le persone con un’enfasi nei segni zodiacali cardinali sono, in un certo senso, “i pionieri” dello zodiaco poiché aprono nuove strade, iniziano, intraprendono, ma spesso mancano di costanza. I segni zodiacali fissi sono: Toro, Leone, Scorpione, Acquario. Essi corrispondono al periodo culminante delle stagioni. Nel Toro (21 aprile-20 maggio) è in pieno svolgimento la primavera, nel Leone (23 luglio-23 agosto) l’estate, nello Scorpione (23 ottobre -22 novembre) l’autunno, nell’Acquario (21 gennaio-19 febbraio) l’inverno. Le persone con un’enfasi nei segni zodiacali fissi tendono a preservare uno “status quo”, perseguono i propri obiettivi con tenacia e temono i cambiamenti. I segni zodiacali mobili sono: i Gemelli, Vergine, Sagittario, Pesci che corrisponde alla fine delle stagioni: Gemelli (21 maggio-21 giugno) alla fine della primavera, Vergine ( 24 agosto-22 settembre) alla fine dell’estate, Sagittario (23 novembre-21 dicembre) alla fine dell’autunno, Pesci (20 febbraio- 20 marzo) alla fine dell’inverno. Le persone con enfasi nei segni zodiacali mobili sono molto versatili e si adattano facilmente a nuove situazioni, il rischio è che tra un cambiamento e l’altro costruiscano ben poco. I modelli di energia che i dodici segni zodiacali rappresentano, vivono in ognuno di noi. Tutti e dodici i segni zodiacali sono presenti nel nostro tema natale, in alcuni individui saranno predominanti alcuni segni zodiacali a discapito di altri, ma indiscutibilmente tutti noi, prima o poi, in una dimensione di esperienza piuttosto che un’altra, agiremo sotto l’impulso di queste energie. “

Lo Zodiaco

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Blog di Novarmonia

pansee

Novarmonia nasce da una riflessione quotidiana sulla vita. Brani scelti, film, musiche si susseguono dando vita a un discorso profondo sul senso delle cose.

 

Ci sono schemi in ogni cosa

La Madre

Icona Madre con bambino

foto di Isabella Renzulli

Notte di San Giovanni

San Giovanni Leonardo

La festività di San Giovanni Battista del 24 giugno ha sovrapposto le cerimonie legate al solstizio d’estate, così come al solstizio d’inverno ha abbinato quella di San Giovanni Evangelista. Nel solstizio d’estate il sole, nel suo cammino apparente lungo l’eclittica, raggiunge il punto più settentrionale dall’equatore celeste e sembra rimanere sospeso, sorgendo  e tramontando sempre nello stesso punto fino al 24 giugno (prima di iniziare il suo tragitto discendente). Secondo l’astrologia, l’astro nel massimo splendore incontra la luna nella sua casa e dalle loro nozze (fuoco e acqua) tutto l’universo riceverà benefici dando luogo a una serie di tradizioni  e  di riti pagani e cristiani  che culminano nella notte di San Giovanni Battista, simbolo dell’acqua del battesimo di Cristo nel Giordano  e del fuoco purificatore. Una notte intesa come un capodanno, in cui l’acqua, le piante, acquistano poteri particolari di protezione e divinazione.

liberamente tratto da:http://berenice.over-blog.it/article-la-festa-di-san-giovanni-battista-e-il-solstizio-d-estate-nella-valnerina-umbra-77656421.html

 

Dare un significato a ciò che viviamo

” Se non riusciamo a dare un  significato a ciò che viviamo, e a trovare uno scopo, siamo molto più inclini a soffrire di ansia e a cadere in depressione. Questo vale in particolar  modo per gli adolescenti, perchè, come hanno scoperto gli psicologi della University of South Florida, la sensazione di avere uno scopo aumenta la capacità di affrontare le diverse situazioni, e agisce positivamente su “generosità, ottimismo, umiltà, maturazione, e integrazione della personalità….. Potremmo non essere in grado di illuminare istantaneamente gli altri con le nostre mani o con i nostri pensieri silenziosi, ma possiamo costruire sistemi di credenze impregnati da ottimismo, curiosità, apertura mentale, e desiderio di trascendere il velo dell’ignoranza. … Il messaggio è chiaro: concentratevi sul cambiamento del vostro stato di coscienza e sperimenterete una crescita personale. Questo potrebbe non coincidere con l’idea orientale di crescita personale, ma riflette chiaremente quella occidentale, semplificata dall’illuminismo, per la quale un’intensa autoriflessione porta alla scoperta della verità razionale e scientifica.”

Tratto da:”Come la Spiritualità Cambia il Cervello. L’illuminazione e la nuova scienza della trasformazione.” Andrew Newberg, Mark Robert Waldman, ARMENIA edizioni

Ci sono molti modi di pregare

Per quelli che cercano l’Unità
Ci sono molti modi di pregare.
E quando prego non c’è  convinzione né assenza di convinzioni.
Il corpo mi tiene lontano dall’Amato
Intrappolandomi nei colori e nei profumi del mondo.
Questa notte mi soffocherò con i veli della felicità.
Oh Dio, illuminami con il tuo profumo
E liberami da questo umano muro di dolore.
Siamo nati dall’amore
Ma non posso danzare senza la tua melodia;
C’è tanto lavoro da fare!

tratto da un’interpretazione composita di una serie di poesie di Rumi originariamente tradotte da A.G: Farhadi e Ibraham Gamard da un manoscritto inedito. Copyright 2014, Mark R. Waldman

L’energia del Cancro

Con il segno del Cancro, segno d’Acqua Cardinale in cui ha domicilio la Luna, assistiamo al passaggio attraverso il Solstizio d’estate del 21 giugno. In questo tempo sono attive le forze lunari dell’invisibile. Da questo momento in poi il sole inizierà il suo declino fino al Solstizio d’Inverno, che coincide con il segno opposto: il Capricorno. E’ in questo momento che si aprono le porte del Regno delle emozioni, della Luna e delle forze generatrici della Grande Madre, l’acqua stessa da cui nasce la vita e il mondo. L’intuizione è favorita, può accadere finalmente quando cade la separazione tra noi e l’invisibile, il percepito non palpabile. E sappiamo finalmente che tutto quello che intuiamo è vero, perché profondamente sentito in noi stessi. Se per i segni di Terra la percezione è legata alla sensorialità diretta, e per i segni di Aria al pensiero razionale, per il Cancro la via è quella dell’immaginazione e dell’intuito, che diventa dono di un sentire percepito con l’animo e portato all’Umanità. E’ Nettuno che favorisce questo sentire, la consapevolezza dell’interconnesione profonda di tutte le cose anche nell’immensa variabilità delle sue manifestazioni.

Mi sveglio

Mi sveglio
come ghiaccio che esplode
in una giara di acqua.

BASHO, poeta zen del XVII sec.

Il corpo si fa grazia

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Exams Academy Princess Grace Montecarlo Giulia danza Fruhling

Alice attraverso lo specchio

Sento di conoscerti

Orobroy

I gemelli. Ogni cosa si definisce in base al proprio opposto, che la contiene e delimita

i gemelli
  • Dall’energia della Terra passiamo ora a quella dell’Aria. I Gemelli, Castore (mortale) e Polluce (immortale) ne sono il simbolo, manifestando la natura duale dell’essere umano. Due come un sé inferiore e un Sé superiore, nel corpo due mani, due occhi, due orecchi, due gambe, due braccia, due emisferi celebrali, maschio e femmina. L’alto viene messo in collegamento con il basso, il cielo con la terra, inizia il ragionamento, la catalogazione, la speculazione . Mercurio mantiene la fluidità delle forze vitali dai centri inferiori a quelli superiori. Venere pianeta governatore aiuterà in questo intento. Dal movimento incessante, dal continuo correre in tutte le direzioni sarà proficuo apprendere la lezione data dal segno opposto nello zodiaco: il Sagitario. Questo offrirà la capacità di fissare un bersaglio, di portare alla luce le potenzialità del Sé superiore e di donarle al mondo. Va diminuendo la brillantezza di Castore, perché quella di Polluce prenda il sopravvento, la potenza della vita spirituale, la diminuzione del potere del sé personale.

Sboccia alla sommità del capo

“Il loto dai mille petali che sboccia alla sommità del capo dell’Iniziato è un simbolo di grande bellezza, e si capisce che possa affascinare tutti coloro che aspirano alla realizzazione spirituale. Tuttavia, lungo e difficile è il cammino che conduce all’illuminazione e alla beatitudine.Perché possano aprirsi i petali del sacro loto, il discepolo deve trionfare su tutto ciò che in lui è fattore di disturbo. Se egli cerca di sviluppare il loto prima di aver neutralizzato gli elementi impuri che porta in sé, riceverà degli scossoni che ne strapperanno i petali. Con questa immagine si intende che il funzionamento dei suoi centri spirituali sarà disturbato, e anziché assaporare le gioie celesti egli vivrà nell’inferno. Il mondo interiore del discepolo inizia allora ad assomigliare a un giardino dove crescono piante spinose, cardi, sterpaglie, ossia i pensieri e i sentimenti cattivi che egli coltiva in sé. Quando avrà liberato dagli sterpi quel giardino, nulla lo tratterrà sul cammino ascendente della luce, ed egli percepirà allora i mille petali del loto aprirsi ad uno ad uno alla sommità del capo.”

Omraam Mikhael Aivanhov

Il loto dai mille petali

Ninfea

Come la rosa per l’occidente il loto è per l’oriente il più significativo e importante tra i simboli floreali ed è ricco di significati e allusioni.
Indica spiritualità, è simbolo di purezza e dell’armonia cosmica. Il loto è considerato sacro e rappresenta anche Nirvana.
Il loto, profumatissimo giglio, comincia a crescere nel fango, al fondo di un bacino idrico di acque limacciose e sboccia a splendore di sole, galleggia in superficie, la sera si richiude su sé stesso. I suoi petali e foglie non si inumidiscono e l’acqua cade giù. In India era considerato il simbolo mistico per eccellenza della “luce del cuore” proprio per il modo singolare con cui si apre alla luce. Il popolo Egizio lo considerava il simbolo dell’eloquenza, simbolo di speranza, di salvezza e di rinascita. I suoi petali venivano pertanto posti nelle parti intime delle mummie delle donne, proprio come simbolo di purificazione e di rigenerazione. Il loto, dunque, rappresenta l’auto-creazione, la nascita della terra dal caos e, nello stesso tempo, la luce e l’ordine, l’aspetto evolutivo del mondo e degli uomini. Infatti secondo l’antica cosmogonia egizia, dal bocciolo di un fiore di loto nacque Ra. Il dischiudersi del bocciolo illuminò di luce divina le acque limacciose del Nun (il Caos Informe) che si ritirarono mostrando la terra asciutta. Ra se ne compiacque e salì verso le stelle per diventarne la più luminosa ed illuminare la terra che aveva appena creato. Egli divenne Aton, il disco solare. Ora non vi era più solo Caos ed Oscurità, poichè Ra aveva portato Luce ed Ordine nel mondo. L’offerta del fiore di loto era considerata un atto sacro, per cui essa compare spesso nell’arte. Nelle scene di dipinti e rilievi si pone il loto in mano ad una donna e lo si offre poi sugli altari. Sulla tavola delle offerte vi sono tutti gli oggetti e gli alimenti indispensabili per l’aldilà, anche i fiori di loto.
Il loto era sacro anche presso i Romani che lo consideravano un simbolo di generazione e di unione e lo chiamavano “junonia rosa”, in onore a Giunone.
Presso i Greci era ritenuto il “fiore dei fiori”, nato dal sacrificio della ninfa Lotis la quale, piuttosto di cedere alle insane voglie del satiro Priapo, preferì gettarsi nelle acque del fiume. Con i suoi petali si adornavano la fronte le giovani spose e le regine.
Secondo la tradizione Induista, è il simbolo della prima manifestazione dell’essere supremo, è la porta del grembo dell’universo. Assunse le sembianze di una Dea-loto che era la grande Dea Madre adorata in vaste aree del mondo, simile ad Afrodite e Hathor. Viene spesso raffigurato come un fiore d’oro dai mille petali ed è il simbolo della grazia femminile e della fecondità. La Dea loto fu venerata anche dalla popolazione pre ariana fino a quando il suo culto non venne inglobato nella tradizione vedica. La figura di colei che tiene in mano il loto, nel buddhismo tantrico, dove le idee del buddhismo si amalgamano con quelle dell’Induismo, è una manifestazione letteraria della saggezza trascendente. Nel Brahmanesimo si immaginava che le creature divine nascessero dai fiori di loto. Nel Buddismo, il fiore di loto è simbolo di “estremo disinteresse per se stessi e dedizione al prossimo”, fondamentale negli insegnamenti di Shakyamuni. Denota nella cultura buddista, il principio femminile di ogni Buddha e Bodisattva.
Ogni varietà di loto simboleggia nel Buddhismo uno stato spirituale. Il bianco è lo stato di purezza mentale e di perfezione spirituale del Buddha. Il loto rosa rappresenta il Buddha Siddhartha Gaitama. Il rosso è il colore della compassione da parte del Buddha, l’azzurro è la sua intelligenza suprema, infatti, in questo caso il fiore viene rappresentato chiuso perchè i mortali non possono contemplarla. Quasi tutte le divinità del Buddhismo sono rappresentate sedute su fiori di loto che ne simboleggiano la totale purezza, i mille petali rappresentano la pluralità degli universi sui quali regnano le divinità raffigurate.
Il loto non cresce in Tibet. Ciò significa che nella cultura e nella religione tibetane il loto è un’acquisizione puramente simbolica che ha unito i popoli al di là e al di qua dell’Himalaya nel rappresentare la più alta visione di Purezza e di Bellezza: lo stelo del loto si erge infatti dalla melma degli stagni e dei laghi per fare sbocciare il fiore, incontaminato e incontaminabile, immacolato e perfetto, sopra la superficie dell’acqua. Il loto è l’unica pianta acquatica che grazie alla forza del suo stelo fa sbocciare il fiore con un numero di petali sempre regolare da otto a dodici, tutti uguali fra loro.
Nella loro simmetria i petali hanno sempre rappresentato il simbolo dell’armonia del cosmo; in questo senso si utilizza il loto nel tracciare mandala e yantra.
Straordinari sono i significati simbolici del loto: la melma rappresenta la sofferenza, quanto di oscuro e plumbeo vi è nel mondo, tutto quanto trattiene il nostro essere dall’acquisire quella “chiara visione” che grazie alla pratica incessante ci permetterà di elevarci sopra tutte le contaminazioni del mondo fenomenico per farlo sbocciare, radioso e immacolato, alla luce della propria consapevolezza. Il loto rappresenta la purezza di corpo, parola e mente, la vera essenza del nostro essere che è rimasta fondamentalmente immacolata malgrado il fango del mondo, essa si realizza solo alla luce della nostra consapevolezza.
Il loto a otto petali è l’equivalente della ruota del Dharma che ha otto raggi.
Nel Tantrismo i centri dell’energia vitale sono rappresentati come dei fiori di loto a più petali.

Neiye: La Coltivazione interiore

Il Neiye (La Coltivazione interiore) è un breve e splendido testo dedicato al tema della coltivazione di sé come pratica psicofisica integrale incentrata sull’energia vitale (qi), e rappresenta una delle più antiche testimonianze delle origini del taoismo (IV secolo a.C.). La sua poetica suggestione e la sua potenza di linguaggio sono paragonabili a quelle del Laozi o Daodejing, il Classico della Via e della Virtù, la fonte taoista più famosa e tradotta in Occidente e nel mondo, ma fino a poco tempo fa esso aveva ricevuto scarsa attenzione, in quanto veniva sostanzialmente percepito come uno dei tanti capitoli della composita opera in cui era stato collocato dai bibliotecari imperiali all’epoca della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.), il Guanzi, che reca il nome di un illustre ministro dell’epoca delle Primavere e Autunni (722-481 a.C.), Guan Zhong. L’involucro in cui il Neiye era racchiuso, come una specie di greve coperchio sepolcrale, impediva un’adeguata percezione della sua straordinaria importanza. La sua riscoperta è uno dei frutti più interessanti delle ricerche sul pensiero della Cina antica che hanno avuto luogo negli ultimi decenni. L’opera si è così riconquistata piena visibilità fra gli specialisti, ma è rimasta peraltro pressoché del tutto ignota al largo pubblico, e in particolare ne mancava finora un’integrale e affidabile traduzione italiana condotta sull’originale cinese.

tratto da:http://www.ilmanifestobologna.it/wp/2015/11/la-riscoperta-di-unantica-fonte-neiye-il-tao-dellarmonia-interiore/

Fiori di campo

fiorri selvatici

E’ nel seguirla che la gente può pervenire all’armonia

V.

Da sempre la Via non ha sede prestabilita;
Ma essa ha quieta dimora nel cuore valente.
Se il cuore è calmo, e l’energia vitale è ben regolata,
Allora la Via potrà permanervi.

La Via non è da noi distante,
E’ con l’acquisirla che la gente può vivere:
La Via non è da noi separata,
E’ nel seguirla che la gente può pervenire all’armonia.
Così prossima, come se vi fossimo avvinti
Così  remota, come  al di là d’ogni confine.

All’intima natura della Via
Ripugnano voce e suono.
Rendi perfetto il tuo cuore e dà quiete al tuo pensiero:
In tal modo si può conseguire la Via.

Tratto  da: “Neiye. ll Tao dell’Armonia interiore”, a cura di Amina Crisma, ed. I grandi libri dello spirito. Collana diretta da Vito Mancuso, 2015

La costanza di un processo

“Ogni tendenza di pensiero, ogni maestro ha un suo dao, un insegnamento sotto forma di enunciati la cui validità non è di ordine  meramente teorico: è una prospettiva che struttura l’esperienza nella sua totalità e nella sua integralità, e che trova in essa la sua validazione. Non è una via tracciata in precedenza, ma la sia traccia man mano che vi si procede. Nel Neiye, come nel Laozi, questa parola viene ad assumere un’ulteriore e speciale accezione: essa evoca la segreta unità del Grande Tutto come realtà dinamica, mutevole, diveniente, in cui il tutto è racchiuso, il latente e il manifesto, l’invisibile e il manifesto, l’invisibile e le infinite forme del visibile. Essa designa l’intera realtà come processualità unitaria. L’eternità che vi inerisce non è quella di un motore immobile, ma si connota, piuttosto, come costanza: la costanza di un processo, l’immutabiltà di un perpetuo divenire. Chiamare tale processualità perenne con il nome della Via, dunque, non è , propriamente, definirla: è evocare attraverso questa parola una realtà che in effetti è inneffabile, che per sua intrinseca natura si sottrae alla presa del linguaggio: Il linguaggio distingue, delimita,  differenzia, ed è dunque costitutivamente incapace di accogliere entro di sè  e di rappresentare la percezione dell’unità di tutti gli esseri, che trascende ogni limitata parola umana, e che oltrepassa qualsiasi differenziazione, qualsiasi opposizione…. L’intrinseca finitudine del linguaggio non può ospitare l’infinito, ma vi può alludere: può costantemente protendersi in un’inesausta tensione a superare i propri limiti, a misurarsi con l’indicibile, tramite audaci accostamenti dei contrari: E così la Via si configura , al contempo come invisibile e impercettibile forza, all’origine di ogni vita, e come visibile manifestazione di un ordine armonioso, di una norma sovrana che perpetuamente vi presiede; la sua singolare connotazione  consiste nell’essere  al contempo l’uno e l’altro aspetto. Quest’inesprimibile e misteriosa unità che ospita tutti i contrari non può essere racchiusa nel discorso, ma può esservi additata nella sua natura paradossale. Se da una parte è recondita  e misteriosa, d’altra parte  essa è dispiegata  sotto i nostri occhi nelle visibili manifastazioni dell’universo, nei frutti palesi del suo fertile corso. ”

Tratto da: “Neiye. ll Tao dell’Armonia interiore”, a cura di Amina Crisma, ed. I grandi libri dello spirito. Collana diretta da Vito Mancuso