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Come uccellini posati sul filo della luce

Non scrivo mai direttamente nel mio blog, sono dieci anni che pubblico quasi ogni giorno uno scritto che ho letto, un’immagine che mi ha colpito, una musica che mi ha suggestionato … o un film particolarmente interessante. Ma stasera voglio scrivere, sapevo che l’avrei fatto quando ne sarebbe valsa la pena. Voglio tradurre in parole qualcosa che tutti  noi vediamo sotto i nostri occhi in questi giorni. Sono da poco tornata dal mio studio, sono scattate le diciotto e il ponte vicino a casa mia è pieno di ragazzi con la mascherina. Sono li, come uccellini posati  sul filo della luce. Non bevono, non fumano, stanno solo parlando e scherzando nel buio  della notte che sta vendo giù. Un uomo, della mia età, (ho sessanta anni), forse più giovane, mi corre incontro allarmato. Sta tentando di fare una foto a questi giovani. Mi chiede come si chiami questo ponte. Sta tentando di fare una telefonata, ma ma polizia non risponde. E’ indignato, spaventato, chissà cosa farebbe se potesse. Dice che devono andare tutti casa, a casa loro… magari a vedersi su Skype … ma devono andare a casa. Cinque minuti prima potevamo stare tutti seduti al tavolo di un bar, sono scattate le diciotto  e tutti dobbiamo essere di nuovo su Skype.