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La nascita di Cristo in sé

Jakob Böhme (Alt Seidenberg24 aprile 1575 – Görlitz17 novembre 1624) è stato un filosofoteologo e mistico tedesco. Fu uno dei principali esponenti del misticismo moderno. Rifacendosi alle concezioni tradizionali, l’uomo è per Böhme un microcosmo, in quanto in lui, quale coronamento della creazione, stanno tutte le cose, Dio e gli angeli, il cielo e l’inferno. Ultimo nel processo creativo di Dio, egli ha il compito di risalire la corrente e tornare verso il Principio. Per fare ciò deve essere un’immagine compiuta di Dio e possedere una volontà libera. In questo però sta la grandezza unitamente al pericolo: se l’uomo volge la propria volontà verso l’esterno (le creature e il mondo), realizza in sé l’aspetto tenebroso del divino, costruendosi l’inferno per la propria anima. Se invece si distacca dalle creature e dal mondo in genere, annullando la propria visione particolaristica e la propria volontà separata per lasciare spazio alla volontà divina, in lui si realizza l’amore di Dio, la luce del Paradiso. Se l’uomo si rivolge al male, non lo fa che per ignoranza o cecità, in quanto, essendo immagine di Dio, egli non può che cercare sempre e comunque il bene. La libertà della volontà dell’uomo consente dunque di conoscere ed esperire la dolorosa lontananza da Dio. All’uomo decaduto non spetta che effettuare un cenno di rinuncia al male (essendo la presenza luminosa di Dio costante e sempre in attesa di rivelarsi): a quel punto, la volontà che passa dall’esteriore all’interiore permette la nascita di Cristo in sé. Nessuno può entrare nel regno dei cieli (che equivale a dire conoscenza spirituale di sé e gioia inenarrabile) all’infuori di colui che è rinato nello Spirito; ma nessuno può rinascere a meno che non muoia interamente rispetto alla sua volontà e cessi di essere una persona e divenga pura gioia e pura conoscenza. Però nessuno dovrebbe cercare la conoscenza spirituale allo scopo di divenire sapiente e colto, ma bisogna che si sforzi di morire entro il Cristo, cioè divenire una cosa sola con la verità divina, così che non è più lui stesso quello che vive, ma viene vissuto dalla verità. Se le proprie conoscenze non conducono alla glorificazione di Dio nel proprio intimo, sono inutili. Non si dovrebbe, secondo Böhme, desiderare di divenire qualcosa, ma, superando ogni senso di separazione e di volontà egoistica, permettere al proprio autentico Sé di manifestare il suo potere in noi, in modo da essere tutta la conoscenza, tutta la gioia, la sapienza e la gloria.