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Giorgio VI da bambino

Nella foto Giorgio VI , Albert in secondo piano,  con il fratello Edward 1908

Re Giorgio VI d’Inghilterra

Interessante l’analisi della personalità del Re Giorgio VI d’Inghilterra presa in esame dal film: “Il discorso del Re”. La pellicola diretta da Tom Hopper, nelle sale in questi giorni, descrive le  difficoltà del re afflitto da una grave balbuzie  e il percorso che lo portò alla guarigione.   Giorgio VI,  Alberto venne sovente descritto come pauroso ed incerto nelle sue azioni.  I suoi genitori, il Duca e la Duchessa di York, erano sovente lontani dai loro figli e non potevano crescerli passo dopo passo, così come si richiedeva per le famiglie aristocratiche dell’epoca.  Affidato alle cure poco amorose della sua tata, il principe venne forzato a scrivere con la mano destra, anche se era naturalmente mancino. Egli soffrì di cronici problemi di stomaco e di una leggera deformazione alle ginocchia che lo costrinse ad indossare spesso delle steccature correttive.  La sua balbuzie manifestatasi fin dall’età di cinque anni, divenne per lui un grave problema, che gli impediva di parlare in pubblico.  Viene spontaneo pensare agli effetti disastrosi di relazioni di attaccamento così fortemente compromesse. La mancanza di una figura di attaccamento  valida e di cure amorose nella primissima infanzia,  la forzatura nel caso della negazione della tendenza mancina del piccolo Albert portarono ad una serie di conseguenze inevitabili.   Sentimenti di paura, angoscia, poca fiducia in se stesso si instaurarono pesantemente nella personalità del bambino e ne compromisero una  futura formazione armoniosa.

“Il discorso del re”

La teoria dell’attaccamento di Bowlby

Uno degli aspetti più importanti della teoria di John Bolwlby è il riconoscimento della componente biologica del  legame di attaccamento.  Il comportamento di attaccamento ha infatti come funzione quella di garantire la vicinanza e la “protezione” della figura di attaccamento. Tali legami svolgono quindi una funzione fondamentale per la sopravvivenza dell’individuo.   Secondo Bowlby, l’attaccamento è un qualcosa che, non essendo influenzabile da situazioni momentanee, perdura nel tempo dopo essersi strutturato nei primi mesi di vita intorno ad un’unica figura; è molto probabile che tale legame si instauri con la madre, dato che è la prima ad occuparsi del bambino, ma, come Bowlby ritiene, non sussiste nessun dato che avalli l’idea che un padre non possa diventare figura di attaccamento nel caso in cui sia lui a dispensare le cure al bambino.           La qualità dell’esperienza definisce la sicurezza d’attaccamento in base alla sensibilità e disponibilità del caregiver (madre) e quindi la formazione di modelli operativi interni (MOI), che andranno a definire i comportamenti relazionali futuri. Con la crescita, l’attaccamento iniziale che si viene a formare tramite la relazione materna primaria o con un “caregiver di riferimento”, si modifica e si estende ad altre figure, sia interne che esterne alla famiglia, fino a ridursi notevolmente: nell’adolescenza e nella fase adulta il soggetto avrà infatti maturato la capacità di separarsi dal caregiver primario, ed a legarsi a nuove figure di attaccamento.

Cosa vogliono i bambini

Ci chiediamo cosa vogliono i bambini?
Indaco, cristallo, arcobaleno, bambini tristi e bambini allegri, anche bambini ormai cresciuti desiderano  contatto, vicinanza fisica e spirituale, affettiva e emotiva.
Mi colpì durante il mio corso di laurea al DAMS di Bologna  conoscere le tesi di uno psicanalista  inglese di nome John Bowlby.
Secondo Bowlby  all’inizio della vita l’essere nutriti equivale all’essere amati, il bisogno biologico legato all’alimentazione è presente insieme a un altro bisogno, anch’esso fondamentale  quello di essere  nutriti d’amore, di essere desiderati, voluti, accettati per quello che si è.
La relazione di attaccamento primaria si sviluppa secondo gli studi di Bowlby  entro i primi otto mesi per completarsi definitivamente  durante il secondo anno di vita.
“Le coccole, i giochi, le intimità del poppare attraverso le quali il bambino impara la piacevolezza del corpo di sua madre, i rituali dell’essere lavati e vestiti con i quali il bambino impara il valore di se stesso, attraverso l’orgoglio e la tenerezza della madre verso le sue piccole membra, queste sono le cose che mancano” (Bowlby) .
Prendere in braccio il proprio piccolo che piange allora è la risposta più adeguata, da parte della madre, ad un segnale di disagio del bambino: esso non si configura come un rinforzo nè come un comportamento che condiziona il piccolo rendendolo “viziato” come asseriscono i comportamentisti e i teorici dell’apprendimento sociale.
Molte donne per  esigenze professionali ed economiche,  riprendono  a lavorare dopo una gravidanza  quando il bambino entra nell’ottavo mese di vita, e di conseguenza lo inseriscono al nido.  Proprio in questo delicato momento  la relazione di attaccamento sta  definendosi e il bambino comprende che quella è  proprio la sua mamma. Ma la mamma lo lascia, temporaneamente,  ma lo lascia, e il piccolo vive un’esperienza di abbandono.  Anche se accudito dalle insegnanti, questo è quello che vive.
Penso  debba essere sostenuto nell’etica della famiglia un nuovo modo di pensare,  che dia modo alla donna, o anche all’uomo se lo vuole, di occuparsi dei propri figli a tempo pieno soprattutto nei primi anni di vita.  Ne avrà giovamento lo sviluppo psicofisico del bambino e anche la realizzazione completa dell’individuo genitore.  Queste modalità daranno modo di gettare le basi per una sana relazione di attaccamento che avrà positive ripercussioni in tutti legami affettivi  che l’individuo andrà a definire in seguito.

vedi “Attaccamento e Perdita” John Bowlby, Bollati Boringhieri

Haiku

Notte di ghiaccio
Tengo stretta nel cuore
l’aspirazione alla Buddhità.

Kawabata Bosha tratto da “Il grande libro degli Haiku” I.Starace ed. Castelvecchi, pg.519

Occhi di Cristallo

Gli occhi dei bambini Cristallo

“La prima cosa che la maggior parte della gente nota nei Bambini Cristallo sono i loro occhi, grandi, penetranti e saggi al di là della loro età. I loro occhi vi incantano e vi ipnotizzano, mentre vi rendete conto che la vostra anima viene messa a nudo, affinché il bambino possa vederla. Forse avete notato questa nuova “razza” speciale di bambini che sta rapidamente popolando il nostro pianeta. Sono felici, deliziosi e inclini al perdono. Questa generazione di nuovi Lavoratori di Luce ha un’età compresa tra 0 a 7 anni, ed è diversa da tutte le altre generazioni precedenti. Ideali in molti modi, essi sono coloro che indicano ciò verso cui l’umanità si sta dirigendo… ed è una buona direzione!”

tratto da: http://www.lightworker.it/indigo_crystal_evolution.html

“Ritratto di Dio” Ada cinque anni

L’angolo dei bambini a NovArmonia

Il centro di Ben-Essere NovArmonia a Conselve in provincia di Padova, offre ai suoi clienti più piccoli un’accogliente spazio  giochi dove il nostro consulente   potrà  vedendoli  giocare e parlando con i genitori trovare i Fiori di Bach più adatti.

Per informazioni e prenotazione appuntamento telefonare  alla   responsabile  del centro Annamaria Pivetta.   NovArmonia di Annamaria Pivetta,Spazio Ben-Essere, via Terrassa, 33- 35026 – Conselve (PD) tel 349 1215334

Fiori di Bach per i bambini

Da mamma parlando ad altre mamme  mi sono spesso trovata a dare piccoli consigli che si sono rivelati preziosi.   Spesso capita ai nostri piccoli di sentirsi  nervosi e indisposti,  pur non avendo un effettivo disturbo fisico.   Essere dei bambini è impegnativo,  ma  semplici rimedi naturali possono aiutare a sciogliere e portare un immediato sollievo ai nostri cuccioli.                I Fiori di Bach, se individuati correttamente attraverso il colloquio con un buon consulente, si offrono come un validissimo aiuto ai genitori in caso di:

*nervosismo per la dentizione

*gelosia per l’arrivo di un fratellino

*paura del buio e incubi notturni

*bambini che dormono nel lettone con i genitori

*distacco dalla mamma per l’entrata a scuola

*iperattività a scuola e a casa

*problemi di concentrazione

*aggressività e litigiosità con i compagni

*non riuscire a rimanere seduti al banco di scuola

*senso di inadeguatezza

I Fiori di Bach vengono consigliati durante un colloquio con un esperto e poi preparati in farmacia.  Vengono somministrati più volte al giorno come gocce da mettere sulla lingua.    Non fanno riferimento al sintomo fisico,  ma all’emozione del momento che accompagna la persona.  Non c’è sovradosaggio,  non creano dipendenza e possono essere usati a tutte le età. Non hanno nessuna controindicazione e possono essere assunti contemporaneamente a medicinali ed altre cure.     Non sostituiscono, in ogni caso, il trattamento medico.                                               I Fiori vengono proposti al bambino non come una medicina, ma come goccine portate da un mago o da una fata per il loro buon umore.

I Fiori di Bach a NovArmonia

I bambini indaco, cristallo e i fiori di Bach

Dobbiamo senz’altro considerare il fatto che i bambini indaco e i bambini cristallo pur nelle loro diversità hanno una mente molto sviluppata e arrivano sulla terra sapendo con esattezza quello che sarà il loro compito.  A scuola visto il loro quoziente di intelligenza molto alto, spesso si annoiano e i programmi scolastici finiscono per non esser adeguati alle loro potenzialità.  Alcuni, dotati di poteri psichici, telepatici e di chiaroveggenza  possono sentirsi  isolati, come orfani del mondo da cui provengono.    I Fiori di Bach possono diventare allora un buon supporto per sostenere delicatamente questi bambini, che per adattarsi alla vita su questo pianeta sentono un grande attaccamento per la mamma o il papà.  Chicory allora per accompagnarli nel distacco quando vanno a scuola o quando di notte vogliono dormire nel lettone dei genitori.        Aspen  e Mimolus per le frequenti paure notturne,  Walnut per la protezione nella situazione nuova in cui si trovano.  Anche Honeysucle per la nostalgia del passato e Clematis li può preparare  a staccarsi dai mondi con tutta la dolcezza di questo meraviglioso metodo, dono prezioso del dottor Edward Bach.

Gli Indaco e la sindrome ADHD

Nel vasto panorama della letteratura New Age si trovano numerose diverse descrizioni dei bambini indaco. Quella più influente, sviluppata da Carroll e Tober, presenta i bambini indaco come dotati di grande empatia, curiosità, forza di volontà, e una spiccata inclinazione spirituale. Sono anche descritti come molto intelligenti, intuitivi, e insofferenti nei confronti dell’autorità. Carroll e Tober sostengono che quest’ultima caratteristica è uno dei motivi per cui i bambini indaco sono generalmente percepiti come problematici nel sistema scolastico tradizionale. I loro testi sui bambini indaco si collocano anche in una posizione critica nel dibattito sulla controversa patologia infantile nota come sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e sulla sua cura farmacologica. Carroll e Tober sostennero che i bambini che la medicina ufficiale classificava come affetti da ADHD erano in realtà bambini particolarmente dotati, bisognosi di attenzioni particolari sul piano spirituale e non di cure mediche.

I bambini delle stelle

I bambini Cristallo

“La prima cosa che la maggior parte della gente nota nei Bambini Cristallo sono i loro occhi, grandi, penetranti e saggi al di là della loro età. I loro occhi vi incantano e vi ipnotizzano, mentre vi rendete conto che la vostra anima viene messa a nudo, affinché il bambino possa vederla. Forse avete notato questa nuova “razza” speciale di bambini che sta rapidamente popolando il nostro pianeta. Sono felici, deliziosi e inclini al perdono. Questa generazione di nuovi Lavoratori di Luce ha un’età compresa tra 0 a 7 anni, ed è diversa da tutte le altre generazioni precedenti. Ideali in molti modi, essi sono coloro che indicano ciò verso cui l’umanità si sta dirigendo… ed è una buona direzione!

Doreen Virtue

Bambini Indaco

Ritratto della figlia Eleonora  eseguito dalla pittrice Alessandra Valle. Per informazioni per ritratti su commissione  vedi schultz.valle@tiscali.it.