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Natalis Solis Invicti

Il 21 dicembre il sole entra nella costellazione del Capricorno e segna il solstizio d’inverno. Cadeva in questi giorni il Natalis Solis Invicti degli adoratori di Mitra prima dell’avvento di Cristo. L’immagine mitologica è quella di una capra-unicorno simbolo della spinta ascensionale. La parte terminale del corpo racchiusa in una coda di pesce, evoca l’acqua e il senso profondo della trasformazione che passa dall’interiorità. Segno di terra governato da Saturno, si arrampica in salita tenacemente portando a termine una reale nascita spirituale iniziata con l’Ariete e giunta qui dopo nove mesi a compimento. Capro espiatorio, simbolo di un dio che nasce nel cuore dell’inverno e sarà sacrificato per il bene del mondo. Proficuo ora il tempo di coltivare le energie di introspezione e perseveranza nello scopo che la nostra anima ha scelto. Il rigore e la tenacia in questa ascesa ci porteranno all’intuizione del divino, per arrivare a giungere alla sua presenza.

La renna perplessa

foto di Stefano Pivetta

Inverno

Io ammiro tanta forza

Ólafur Arnalds – Particles ft. Nanna Bryndís Hilmarsdóttir

HOCURA – Kickstarter

HOCURA animazione fantastica

L’Occhio

Il sacco dell’Occhio. collezione Barbara Bongiana, via Roma Castelfranco. tel. 3393341230

Una bella metafora del genere umano, della forza dell’amore e della potenza del dolore

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Se tutti i giorni prendo il RESCUE significa che devo lavorare su me stesso e iniziare un cammino con i Fiori di Bach

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Cuore, cioè al centro stesso dell’essere

“Per far comprendere questo, ritorneremo al simbolismo che abbiamo già indicato[10], e secon­do il quale il cuore è assimilato al sole e il cervello alla luna. Ora il sole e la luna, o piuttosto i principi cosmici rappresentati da questi due astri, sono spesso raffigurati come complementari, ed essi lo sono infatti da un certo punto di vista; si stabilisce allora tra loro una sorta di paralle­lismo o di simmetria, di cui sarebbe facile trovare esempi in tutte le tradizioni. È così che l’er­metismo fa del sole e della luna (o dei loro equivalenti alchemici, l’oro e l’argento) l’immagine dei due principi, attivo e passivo, o maschile e femminile secondo un altro modo espressivo, che sono proprio i due termini di un vero complementarismo[11]. D’altronde, se si considerano le apparenze del nostro mondo, com’è legittimo fare, il sole e la luna hanno effettivamente ruoli paragonabili e simmetrici, essendo, secondo l’espressione biblica, “i due grandi astri uno dei quali presiede al giorno e l’altro alla notte” (Genesi, I, 16); e certe lingue estremo-orientali (cinese, annamita, malese) li designano con dei termini ugualmente simmetrici, significanti “occhio del giorno” e “occhio della notte”. Eppure, se si va oltre le apparenze, non è più possi­bile mantenere questa sorta d’equivalenza, poiché il sole è di per sé una sorgente di luce, mentre la luna non fa che riflettere la luce che riceve dal sole[12]. La luce lunare non è in realtà che un riflesso della luce solare; si potrebbe quindi dire che la luna, come “astro luminoso”, non esiste che per il sole.

Ciò che è vero per il sole e la luna lo è anche per il cuore e il cervello, o, per dir meglio, per le facoltà cui corrispondono questi due organi e che sono da essi simboleggiate, vale a dire l’in­telligenza intuitiva e l’intelligenza discorsiva o razionale. Il cervello, quale organo o strumento di quest’ultima, non svolge veramente che un ruolo di “trasmettitore” e, se si vuole, di “tra­sformatore”; e non è senza motivo che la parola “riflessione” è applicata al pensiero razionale, con il quale le cose non sono viste che come in uno specchio, quasi per speculum, come dice san Paolo. E non è neppure senza motivo che una stessa radice man o men è servita, in diverse lingue, a formare numerose parole che designano da una parte la luna (greco mênê, inglese moon, tedesco mond)[13], e dall’altra la facoltà razionale o il “mentale” (sanscrito manas, latino mens, inglese mind)[14], e così, di conseguenza, l’uomo considerato più specialmente nella natura razionale dalla quale è definito specificamente (sanscrito mânava, inglese man, tedesco mann e mensch)[15]. La ragione, infatti, che è solo una facoltà di conoscenza mediata, è il modo propria­mente umano dell’intelligenza; l’intuizione intellettuale può essere detta sopra-umana, poiché è una partecipazione diretta all’Intelligenza universale, che, risiedendo nel cuore, cioè al centro stesso dell’essere, là dov’è il suo punto di contatto con il Divino, penetra quest’essere dal­l’interno e lo illumina con il suo irradiamento[16].”

tratto da: “Cuore e cervello” di René Guénon, tradotto in http://acpardes.com/letteraespirito/16-2/

Leggo e mi nutro di queste parole.

È così, la resa porta salvezza in quanto non è una resa egoica, ma un prendere atto che siamo nulla. Difronte alle infinità del cosmo, alle migliaia di vite che ci hanno preceduto e a quelle che saranno dopo di noi siamo solo una minuscola parte che però è eterna se solo auscultiamo la Verità. Sento il mio antico passato venirmi incontro, scarno, inequivocabile e solo da lì potrò trarre forza. Il passo è compiuto nel momento in cui ho chiesto di “sapere”. Ho me stessa, strumento molto più forte delle infelici vicessitudini attuali. Da lì riparto, per Giulia, per me per chi mi ama.

Tua compagna di viaggio.
Isabeau

Abbandono di ciò che non siamo

“Il vero cammino della realizzazione di sè si fonda sull’abbandono di ciò che non siamo, di quello che amiamo e che ci rende stabili ma infelici. Otteniamo la reale libertà quando lasciamo andare le situazioni che non riflettono la nostra perfezione, cambiando il nostro modo di rapportarci a queste. Non farlo invece conduce a perpetuare il malessere e vivere in una forma di amore non sana, rinunciando e precludendoci il cammino verso l’autorealizzazione di sé e della propria anima. E’ come abbottonarsi male il primo bottone della camicia, tutti gli altri poi sono sbagliati di conseguenza. Amare se stessi senza riserve, scegliendo sempre ciò che è bene per noi, è l’unica certezza per riuscire ad amare davvero gli altri rendendoli liberi di esprimersi nel mondo”

tratto da: “Anima Quantica”, Carmen Di Muro, Anima Edizioni, settembre 2016

L’Alchimia dell’Amore

Tu vieni a noi da un altro mondo

Da oltre le stelle e uno spazio vuoto

Trascendente, puro

di inimmaginabile bellezza.

Portando con te l’essenza dell’Amore.

Tu trasformi tutto quello che da Te viene toccato

Preoccupazioni mondane, problemi e sofferenze si dissolvono alla Tua presenza.

Portando gioia a chi governa e chi è governato, ai contadini e ai regnanti.

Tu ci disorienti con la Tua grazia

Tutto il male viene trasformato in bene.

Tu sei il Maestro Alchimista!

Tu accendi il fuoco dell’Amore sulla terra e in cielo, nel cuore e nell’anima di ogni essere.

Attraverso il Tuo amore, l’esistenza e la non-esistenza divengono uno

Gli opposti si uniscono

E tutto ciò che è profano ridiventa sacro.

Jalāl al-Dīn Rūmī

Sagittario

  • Il 22 novembre entriamo nel segno del Sagittario. Per la Natura inizia il sonno invernale. Dopo la fase di decadenza di ciò che è multiforme e vivo, tutto si fa silenziosa interiorizzazione. Il Sagittario racchiude nella sua simbologia la natura carnale e immanente del centauro, spinta oltre dal fuoco interiore spirituale, divinamente umano. La freccia simbolo dell’energia intuitiva porta a compiere il salto oltre, è lo sforzo creativo verso una dimensione più evoluta. Segno opposto nello zodiaco a quello dei Gemelli, porta l’esperienza al di là della dualità del segno di maggio. Tutto tende all’unificazione, il suo centro è il Sé, il superamento della polarità, di ciò che fino ad ora è apparso inconciliabile.

“Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”

“Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” 24 settembre 2016 – 8 gennaio 2017. Palazzo Diamanti Ferrara.

Una mostra imperdibile