Dello stesso autore

Vita

Gabbia dorata per muschio

Gioielli ideati dall’architetto Clelia Stincheddu e dalla designer Giulietta Piccioli, Jewerly Green. Visto al FUORI SALONE Milano 2017 per informazioni vedi sito ww.jewelrygreen.it/filosofia.html

Colui che ricerca fra le sue diverse personalità la più vera

“Colui che ricerca fra le sue diverse personalità la più vera, la più forte, la più profonda, deve ad ogni costo scorrere con ogni cura la lista e cavarne fuori quella su cui si sente di poter rischiare la propria sicurezza. Tutte le altre personalità divengono in tal momento non reali; solo la sorte di quell’unico Io si fa reale. Gli errori di esso sono reali, i suoi trionfi sono trionfi reali, e portano inevitabilmente con sé la vergogna o la soddisfazione. È questo un esempio di quell’attività selettiva della mente (…) Il nostro pensiero continuamente occupato a decidere quali, fra molte cose, dovranno divenire realtà per lui, sceglie definitivamente uno dei tanti Io, o caratteri possibili, e, d’allora in poi, non si vergognerà di mostrarsi deficiente in qualunque di quelli che non avrà adottato come suoi propri (…) Non vi è tentativo, non vi può quindi essere insuccesso; non essendovi insuccesso, non vi può essere umiliazione. Così il sentimento di noi in questo mondo dipende interamente da ciò che ci contentiamo di essere e di fare. Esso è determinato dal rapporto fra ciò che siamo e ciò che supponiamo di poter essere.”

tratto da : “Principi di Psicologia” (The Principles of Psychology), William James, 2 vols. 1890

“Memoirs Of A Geisha”

La natura vive in un gioiello

Gioielli ideati dall’architetto Clelia Stincheddu e dalla designer Giulietta Piccioli, Jewerly Green. Visto al FUORI SALONE Milano 2017

per informazioni vedi sito ww.jewelrygreen.it/filosofia.html

Le donne nel mondo

Impermanenza

distruzione finale di un mandala

मण्डल, Mandala promanazione dell’UNO

Màndala (sanscrito maṇḍala (मण्डल), letteralmente: «essenza» (maṇḍa) + «possedere» o «contenere» (la); tradotto anche come «cerchio-circonferenza» o «ciclo», entrambi i significati derivanti dal termine tibetanodkyil khor) è un termine simbolico associato alla cultura veda e in particolar modo alla raccolta di inni o libri chiamata Rig Veda. La parola è utilizzata, anche, per indicare un diagramma circolare costituito, di base, dall’associazione di diverse figure geometriche[1], le più usate delle quali sono il punto, il triangolo, il cerchio e il quadrato. Il disegno riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddhismo sia nell’Induismo. Legato alla “legge del Centro”, dove i cicli, siano essi pertinenti alla vita o alla morte, allo spazio,tempo, forze visibili, invisibili, sono tenuti assieme in modelli concentrici, dove il centro è identificato come il centro del potere, della saggezza, della vita. Il centro è il senza nome, è il più antico, che continuamente riversa la sua energia verso l’esterno, ed è autorigenerante. Il mandala è un simbolo spirituale e rituale che rappresenta l’universo. Non solo una forma d’arte, i mandala sono usati in numerose tradizioni spirituali, ma soprattutto nell’Induismo e nel Buddismo, per focalizzare l’attenzione, per definire uno spazio sacro e per aiutare la meditazione. Nella tradizione buddista i mandala vengono disegnati con sabbie colorate e poi distrutti, a simboleggiare l’impermanenza del mondo materiale. Oggi il termine mandala è molto conosciuto anche in Occidente ed è entrato nell’uso comune per indicare motivi geometrici, diagrammi e disegni circolari che rappresentano simbolicamente un microcosmo dell’universo, usati in vari ambiti (dalle pratiche spirituali alla psicologia) per ritrovare calma, equilibrio e pace e, in ultimo, aumentare la consapevolezza di sé. Proseguiamo con l’etimologia, fondamentale per capire come mai si usi una parola per esprimere un certo concetto. Màndala può tradursi con “cerchio” o “centro” e, come cerchio, è una rappresentazione essenziale, geometrica del mondo e del cosmo: si può quindi dire che un mandala è un “cosmogramma”. Solitamente nel mandala c’è una “cintura” esterna e uno o più cerchi concentrici, contenenti un quadrato suddiviso in quattro triangoli: al centro di ogni triangolo (e anche al centro del mandala) ci sono altri cerchi, contenenti figure di divinità. A volte un mandala ha una struttura labirintica, o è disegnato come un palazzo con le sue torri; possono esserci disegni floreali o strutture ripetitive (come i cristalli). Simbolicamente, la “cintura” esterna del mandala è una sorta di “barriera di fuoco” (la coscienza metafisica) che brucia l’ignoranza; la “cintura” successiva simboleggia l’illuminazione, poi una “cintura” di foglie evoca la rinascita spirituale; al centro di quest’ultimo cerchio si trova il vero mandala (palazzo) con le immagini degli dèi. All’estrema periferia di tutto il disegno ci sono quattro porte difese da “guardiani” protettori della coscienza. Meditando sul mandala, il discepolo rivive l’eterno processo della creazione-distruzione-creazione periodica dei mondi; penetra così nei ritmi del tempo cosmico e, spezzando le catene del samsara (la vita terrena, il mondo materiale), approda a un piano trascendente.
Per capire davvero un mandala non si può prescindere dal vederlo formarsi sotto le abili mani dei monaci buddisti che lo creano con sabbie colorate: tramite cannucce dorate fanno cadere, negli appositi spazi precedentemente disegnati, i vari colori che comporranno l’immagine finale. La sabbia colorata scende grazie al perfetto, ripetitivo movimento della mano del monaco, che fa vibrare la cannuccia conica causando la fuoriuscita della sabbia. Le cannucce sono di diverse dimensioni, per fare segni più o meno sottili, proprio come i pennelli di un pittore o i pennini di un calligrafo. Per completare un mandala di sabbia possono volerci giorni interi, durante i quali l’ipnotico rumore dello sfregamento sulle cannucce accompagna una sorta di meditazione cui tutti possono assistere. Inevitabilmente, qualunque sia la preziosità e la grandezza del lavoro e il tempo che c’è voluto per realizzarlo, il màndala sarà distrutto con una cerimonia finale, le sabbie saranno tutte rimescolate e gettate in un corso d’acqua.
Da sempre utilizzati da guide spirituali, sciamani e guaritori come strumento di meditazione e fonte di saggezza. Il mandala rappresenta una immagine simbolica in cui convivono due forme geometriche fondamentali: il quadrato che indica l’armonia da raggiungere nel mondo materiale, al fine di poter poi conseguire la perfezione spirituale rappresentata dal cerchio. In arteterapia, in contesti di counseling ed art-counseling, il mandala può essere utile come forma di autoesplorazione ed autorappresentazione.

Fare un mandala con tecniche varie aiuta a ritrovarci nel “qui ed ora” dell’esperienza, a ritrovare un equilibrio in un particolare momento o passaggio della nostra vita. Il Mandala è un’immagine di noi stessi che tramite la sua realizzazione è in grado di aumentare il nostro grado di coscienza e consapevolezza. Durante la sua realizzazione, gli aspetti frammentari dell’identità si ricompongono.
Ecco perché, in particolare con soggetti con disturbi dissociativi, l’utilizzo costante dei Mandala, come sostegno al percorso psicoterapeutico, ha un effetto molto proficuo. A  volte,  soprattutto  se  usati  per  scopi  terapeutici,  vengono date indicazioni  sul  significato, sui colori consigliati e su come procedere alla colorazione. In campo medico si è fatto uso terapeutico del Mandala nel trattamento del cancro; esso infatti rappresenta una via al ritrovamento dell’ordine e dell’energia, aspetti che si tendono a perdere quando si è malati.

liberamente tratto da un testo di Cinzia Picchioni, si può visionare nella sua versione integrale al link: http://www.leviedeldharma.it/cosa-sono-i-mandala/ e da http://www.lifeme.it/2016/11/il-mandala-significato-meditazione-colorare-.html

L’Uno respirava, senza respiro

“Inno della Creazione” (Rig Veda X.129)

In quel momento non vi era né l’esistente, né il non-esistente.
Non vi era aria, né il cielo che è al di là.
Che cosa conteneva? Dove? Chi proteggeva?
C’era l’acqua, insondabile, profonda?In quel momento non vi era né la morte né l’immortalità.
Non vi era segno della notte, né nel giorno.
L’Uno respirava, senza respiro, con il suo stesso potere.
Oltre a quello non vi era nient’altro.In principio vi era oscurità nascosta da oscurità;
indistinguibile, tutto questo era acqua.
Ciò che era nascosto dal vuoto, l’Uno, venendo in essere,
sorse attraverso il potere dell’ardore.

In principio il desiderio venne prima di tutto,
che fu il primo seme della mente.
I saggi che cercavano nei loro cuori con saggezza
scoprirono il legame dell’esistente con il non-esistente.

La loro corda fu estesa attraverso:
che cosa c’era al di sotto e che cosa c’era al di sopra?
C’erano portatori di semi, c’erano poteri;
vi era energia al di sotto, e impulso al di sopra.

Chi lo sa veramente? Chi può qui dichiarare
da dove è stata prodotta, da dove viene la creazione?
Dalla creazione di questo universo gli Dei vennero successivamente:
chi allora sa da dove ciò è sorto?

Da dove questa creazione sia sorta,
se lui l’ha fondata oppure no:
lui che la sorveglia nel più alto dei cieli,
lui solo lo sa, o forse non lo sa.

“Inno della Creazione” (Rig Veda X.129)

“Ogni giorno divento ciò che sono”

cit. Robert Thurman

L’acqua di marzo

Una libreria speciale

Libreria Aseq, Via dei sediari, 10 – 00186 Roma tel. 06-6868400 email: info@aseq.it

Il Cristianesimo Degli Gnostici Il Vangelo Di Tommaso

Un’infinita rete di fili

“Un’infinita rete di fili pervade tutto l’universo. I fili orizzontali sono nello spazio. I fili verticali sono nel tempo. A ogni loro incrocio, c’è un individuo. Ed ogni individuo è una perla di cristallo: Il grande fulgore di un Essere Assoluto illumina e penetra ciascuna perla. E ciascuna perla riflette non solo la luce di tutti gli altri cristalli della rete, ma anche ogni altro riflesso dell’universo intero. ”

Rig Veda, citato in  ” Il potere delle coincidenze”Frank Joseph, ed. Punto d’Incontro. 2105

Il Rig Veda

Il Rig Veda è uno dei più antichi e importanti testi filosofici e mitologici dell’induismo. Fa parte di un complesso di quattro raccolte di inni in lingua sanscrita denominate “Veda” (parola che significa “sapere”): Rig, Yajur, Sama, e Atharva. Gli indù ritengono che questi inni siano “parole divine” : pronunciate direttamente dall’Ente Supremo, creatore dell’Universo con un atto di amore e di sacrificio, con lo stesso amore offrì a tutta l’umanità le parole divine dei Veda attraverso la saggia guida dei profeti [1].
Non è chiaro in quale preciso periodo storico siano nati questi testi; si ritiene che siano stati composti come inni e poi successivamente messi per iscritto tra il 3500 A.C. e il 1300 A.C. [2]. Il Rig Veda è il testo più importante, pietra miliare per le altre tre raccolte. E’ composto da 10 “mandala” o libri, contenenti in tutto 1028 “suktas” o inni, per un totale di 10600 “riks” o versi. Nelle altre tre raccolte vengono rielaborati gli argomenti già presenti nel Rig Veda e contengono in prevalenza preghiere, inni rituali e di devozione, canti. Le quattro raccolte mostrano tuttavia variazioni di stile e dizione, e sembrano separate da diverse centinaia o anche migliaia di anni.
tratto da:http://astrocultura.uai.it/filosofia/rig_veda.htm

Meravigliosa nuova Viriditas

Tarassaco

Una soave carezza

” Io vidi una gran montagna di color ferrigno, sulla quale sedeva qualcuno così risplendente che la sua luce mi abbagliava la vista, e da’ i suoi fianchi partiva un’ombra leggera, quasi un’ala di maravigliosa ampiezza. Ai piedi della montagna e dinanzi a colui che vi stava sopra, era una figura tutta piena di occhi a tal segno da non potervi scorgere alcun tratto umano. Di faccia a questa seconda figura ve n’era una terza, d’età puerile, indossante una pallida veste, calzata di bianco, e così vivamente illuminata dallo splendore di colui che sedeva sul monte, da non poterne fissare il viso. Uno sfavillio continuo, vivacissimo, che irraggiava da colui che stava sul monte, avvolgeva queste due figure come una soave carezza. ”

tratto da: “VISIONI”, Hildegard of Bingen, Fiori di letteratura, ascetica e mistica, n°6, Giulio Giannini e fioglio editori, Firenze 1925

 

VISIONI Hildegard of bingen