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Tsepak May … God of long life

18 aprile 2018 Lama Geishe Tsering Tashi esegue il mandala Tsepak May … God of long life presso il centro “I Sentieri del Vento”, Via Santa Marta, 19, 20123 Milano Telefono02 7202 3205 

Veni Sancte Spiritus

Veni, Sancte Spíritus,
et emítte cǽlitus
lucis tuæ rádium.

Veni, pater páuperum,
veni, dator múnerum,
veni, lumen córdium.

Consolátor óptime,
dulcis hospes ánimæ,
dulce refrigérium.

In labóre réquies,
in æstu tempéries,
in fletu solácium.

O lux beatíssima,
reple cordis íntima
tuórum fidélium.

Sine tuo númine,
nihil est in hómine
nihil est innóxium.

Lava quod est sórdidum,
riga quod est áridum,
sana quod est sáucium.

Flecte quod est rígidum,
fove quod est frígidum,
rege quod est dévium.

Da tuis fidélibus,
in te confidéntibus,
sacrum septenárium.

Da virtútis méritum,
da salútis éxitum,
da perénne gáudium.

Amen.
Vieni, Santo Spirito,
mandaci dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
soave refrigerio.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nel profondo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza il tuo soccorso,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
raddrizza ciò ch’è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

Amen.

Pratoline

L’Io e il Noi

“l’Io nel Vangelo, è il vero protagonista. E il suo vero antagonista è un Noi, che sempre gli si contrappone. Il vangelo è veramente la narrazione epica del duello tra queste due diverse dimensioni dell’identità umana :l’Io si impersona in Gesù, e il Noi in vari gruppi, più o meno compatti e forti – I farisei, i giudei, i sommi sacerdoti, i fratelli di Gesù, le guardie del Tempio, i soldati, la folla, gli stessi discepoli. Ed è un duello che si combatte sempre e da sempre nella vita di ogni individuo, e il cui esito è in ogni istante in sospeso. In ogni stante a ognuno tocca scegliere, spiega Gesù: o con l’Io , o con il Noi. Tra l’Io e il Noi non può infatti esservi accordo, e nemmeno comunicazione.   …L’Io è, secondo Gesù, un principio di identità umano e divino al tempo stesso: è in ognuno, è la piena coscienza che un uomo può avere di sé, e Dio, dice Gesù, ne è il Padre e la guida in ogni istante, se l’uomo ha il coraggio di accorgersene. Il Noi è invece un prodotto di questo mondo, ed è un altro principio di identità. Gli uomini entrano in un Noi, e diventano il Noi, quando abbandonano l’identità dell’Io: non osano esserla, ne hanno come paura, vertigine, e per paura e per vertigine si fondono nel Noi, per ripararsi in esso. I Noi in cui ci si può fondere sono molti – la nazione, la razza, la Chiesa, la famiglia, l’azienda, il partito – e costituiscono sempre, in ogni epoca, in strutture gerarchiche, in cui i Noi meno autorevoli si volgono e si sottomettono ai Noi di maggior prestigio. E’ una realtà che ciascuno può facilmente verificare nella propria esistenza quotidiana. Altrettanto facilmente ci si può accorgere di come un Noi, grande o piccolo che sia, chi al Noi si adegua e vuol partecipare si senta indosso una maschera di comportamenti che gli impediscono di essere davvero se stesso. Non solo l’Io, infatti, viene escluso dal Noi, come ripete e mostra Gesù nel Vangelo, ma chiunque voglia esser se stesso diventa per il Noi un elemento di disturbo.”

Tratto da: “Il codice segreto del Vangelo”, Igor Sibaldi, ed. PICKWICK ed. PICKWICK

Quando tutte le forze sono consumate

” Nel testo della Weil (Simone Weil “L’Iliade o il poema della forza” Cahier du Sud 1943) troviamo la descrizione degli aspetti essenziali della lotta, direi di qualsiasi lotta, con tutte le sue conseguenze, tanto per i vinti quanto per i vincitori. La vittoria, nella descrizione che se ne fa, non è che un momento ancora del tutto interno alla lotta e non rappresenta affatto l’estinzione della guerra: essa rimane sempre viva nei cuori degli uomini fino al momento in cui non sorge in essi il riconoscimento pieno della condizione dell’altro attraverso il pieno riconoscimento di sé. Ma questo momento giunge quando tutte le forze sono consumate, tutto ciò che doveva essere distrutto è stato distrutto e non resta che il rimpianto per quanto si è perduto. Un rimpianto tanto più lacerante quanto più si sono persi di vista i motivi di tutta quella distruzione. In questo momento entrano in gioco elementi che indeboliscono qualsiasi visione eroica. Perfino Achille di fronte al ricordo dell’amico perduto, richiamatogli alla memoria dalle suppliche di Priamo per la perdita del figlio Ettore,  si intenerisce, viene afferrato dal rimpianto e dall’amarezza che fanno da argine alla sua tracotanza sempre pronta ad esplodere. Non ulteriore sintesi e dominio, bensì fraternità, tenerezza e amarezza sono fattori della vita che entrano in scena quando la consapevolezza di essere stati inchiodati dal destino riduce in cenere il delirio di potenza. Solo quando si rendono conto, con un’intuizione lacerante, di essere entrambi assoggettati allo stesso processo di pietrificazione, possono raggiungere quell’amore puro, il più puro che si dia da sperimentare all’uomo e che, come sostiene la Weil, semplicemente rende possibile la vita dell’uomo. Questo atto di riconoscimento è quanto di più delicato e misterioso ci sia, quasi non è nelle mani dell’uomo e qualora venisse offerto unilateralmente da una delle due parti in conflitto, non verrebbe raccolto e anzi suonerebbe come una maggiore offesa e un ulteriore atto di dominazione e sopraffazione. Paradossalmente proprio questo rende necessaria la dismisura, il portare l’avversario nella zona morta delle cose senza più possibilità di movimento alcuno. In questo sta la possibilità della poesia di rendere bella perfino la distruzione”

tratto da: testo di introduzione a “L’Iliade o il poema della forza”Simone Weil , Cahier du Sud 1943 testo di Alessandro di Grazia 2012,Asterios editore

Mi chiedo perché l’altro sia così

” Per formularlo ora in modo molto crudo -il che farà probabilmente male alla mia penna stilografica: se un uomo delle SS dovesse prendermi a calci fino alla morte, io alzerei ancora gli occhi per guardarlo in viso, e mi chiederei, con espressione di sbalordimento misto a paura, e per puro interesse nei confronti dell’umanità: Mio Dio, ragazzo, che cosa mai ti è capitato nella vita di tanto terribile da spingerti a simili azioni? Quando qualcuno mi rivolge parole di odio – e questo, in ogni caso non succede spesso – non provo mai la tentazione di rispondere con odio, ma sprofondo improvvisamente nell’altro, in una sorta di disorientamento doloroso e al contempo interrogatorio, e mi chiedo perché l’altro sia così, dimenticando me stessa. Per questo sembro inerme e timida, ma non penso proprio di esserlo: so maledettamente bene come come misurare le parole dell’altro e di volta in volta me ne faccio un’idea, ma in genere non ritengo molto importante farmi valere immediatamente. ”

tratto da: “DIARIO. 1941-1942.”Edizione integrale, Etty Hillesum, Adelphi, 2012

Ricordo di un dolore

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Ricordo di un dolore (Ritratto di Santina Negri), 1889 Olio su tela, cm 107 x 81

Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
3 marzo – 10 giugno 2018
Mostra a cura di Chiara Vorrasi, Fernando Mazzocca e Maria Grazia Messina
Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara

Informazioni e prenotazioni
tel. 0532 244949 | 
www.palazzodiamanti.it

Bergamo, Accademia Carrara

Nella tua pazienza è la tua anima

” …”Nella tua pazienza è la tua anima” recitava una massima religiosa degli alchimisti, come a dire che l’anima si scopre nell’accogliere i suoi patimenti, nell’accudirla, nel servirla fino alla fine. Dal punto di vista dell’anima, non c’è molta differenza tra paziente e terapeuta.  Entrambi i termini rimandano, nella loro radice a una devozione premurosa, fatta di attenzione e attesa. ”

tratto da: “Il sogno e il mondo infero”, James Hillman, ADELPHI, pg.86, 2003, (1979)

Ritratto di James Lord. Giacometti 1964

Alberto Giacometti’s Portrait of James Lord


Nel settembre 1964, James Lord, scrittore americano, appassionato d’arte e di artisti e amico di Alberto Giacometti, è di passaggio a Parigi. Giacometti gli propone di posare per lui un paio d’ore. Le sedute continuano per diciotto pomeriggi. Durante le pose, Giacometti parla, va, viene, si angoscia, si dispera. La sera, tornando a casa, Lord annota la conversazione. Durante ogni posa il ritratto prende forma per riperderla l’indomani: ogni giorno un ritratto va perduto sotto il pennello. Lord decide di fotografarlo prima di ogni seduta. Il libro contiene così diciotto conversazioni e diciotto ritratti, fermati dalla fotografia, ma spariti dalla tela, così come le parole di Giacometti sarebbero sparite se Lord non le avesse fermate.
Un ritratto di Giacometti
James Lord
Traduttore: A. Fabrizi
Editore: Nottetempo
Collana: Ritratti

Come …. il complicarsi e il dispiegarsi

particolare colonna dell’entrata della basilica di sant’ Ambrogio Milano

…. il complicarsi e il dispiegarsi

” E adesso un paio di cose dall’Evangelium des vollkommenen Lebens ” Vangelo della vita perfetta”:  ” Perche’ attraverso il complicarsi e il dispiegarsi si compirà la redenzione del mondo, attraverso il calarsi dello spirito nella materia e l’ascesa della materia nello spirito, nei secoli dei secoli”

tratto da “DIARIO. 1941-1942.”Edizione integrale, Etty Hillesum, Adelphi, 2012

Comincia una nuova fase

” Comincerà davvero una nuova fase della mia vita? Ma il punto interrogativo è già un errore: comincia una nuova fase! La lotta è già in pieno svolgimento.  “Lotta” in questo momento non è neanche la parola giusta, perché ora mi sento così bene, in armonia dentro e profondamente sana, meglio quindi dire: la presa di coscienza è in pieno svolgimento, e tutto quello che finora era nella mia testa in forma di teorie debitamente elaborate arriverà anche al cuore e si farà carne e sangue.  E poi l’eccessiva consapevolezza deve sparire, mi crogiolo ancora troppo nel momento di transizione; ogni cosa deve diventare più spontanea e semplice, finché ci si ritrova infine adulti, forse, capaci di stare vicino agli altri mortali che popolano questa terra fra mille difficoltà, e di donar loro un pò di chiarezza grazie al proprio lavoro, perché si tratta comunque anche di questo.”

tratto da “DIARIO. 1941-1942.”Edizione integrale, Etty Hillesum, Adelphi, 2012

C’è da meditare su questo doppio nodo

Colonne ofitiche con doppio nodo gordiano, esterno abside Duomo di Trento 1212

La creazione geme

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,18-25)

“Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi.
L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati.
Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.”

Ho sempre amato questo testo tratto  dalle lettere di Paolo ai Romani. Nella mia piccola conoscenza delle Scritture l’immagine di questa “Creazione che geme e soffre le doglie del parto” è vicina al mio sentire. Penso  che il senso  profondo di chi siamo e  della nostra umanità, nel   rispetto della Natura e della Creazione stessa, si devono compiere anche attraverso questo passaggio fondamentale che stiamo vivendo, proprio ora, qui, in questo fortissimo momento epocale.  La strada che porta alla consapevolezza, all’uso dialettico del nostro sentire nell’alternanza di ratio e di pathos potrà far si che l’uomo guardi alla Creazione con occhi antichi e nuovissimi, scopra il senso e l’essenza di questo esistere nell’Anima del mondo e dell’Assoluto. Accosto come è mia consuetudine in questo blog, dove raramente parlo con parole mie,  il brano tratto da “Ricordi, sogni , riflessioni di Carl Gustav Jung  perchè ci sono assonanze che lo avvicinano al sentire di San Paolo. Vedi post “La quiete dell’eterno principio”

La quiete dell’eterno principio

” Da Nairobi, con una piccola Ford, andammo a visitare gli Athi Plains, una grande riserva di caccia. Da una bassa collina, che si ergeva in quest’ampia savana ci attendeva una vista incomparabile. Fino all’estremo confine dell’orizzonte vedevamo immense mandrie di animali: gazzelle, antilopi, gru, zebre, facoceri, e così via. Pascolando, volgendo qua e là la testa, le mandrie avanzavano lentamente. Non si udiva suono alcuno, tranne il malinconico grido di un uccello da preda. Era la quiete dell’eterno principio, dello stato del non-essere: perché fino allora nessuno era stato lì per riconoscere che era “quel mondo”. Mi allontanai dai miei amici, fino a non vederli più, e assaporai la sensazione di essere completamente solo. eccomi quindi, primo essere umano a riconoscere che quello era il mondo, e questo grazie a quel riconoscimento, allora soltanto era veramente creato. Fu li che mi divenne straordinariamente chiaro il significato cosmico della coscienza. Quod natura relinquit imperfectum, ars perficit. Ciò che la natura ha lasciato imperfetto, lo compie l’arte dicono gli alchimisti. Soltanto io, l’uomo, con un invisibile atto di creazione, ho dato al mondo il compimento, l’esistenza obbiettiva. ”

tratto da: “Ricordi, sogni, riflessioni”,Carl Gustav Jung, BUR saggi Rizzoli 2016, prima edizione 1961

 

Dall’oscurità…

Il deserto

” Mi piace pensare al deserto come un grande fiume senza sponde, ricoperto da un mantello d’oro. Questa coltre dorata custodisce gran parte dei principi etici e sociali vissuti da coloro che praticano  le virtù della pazienza, del rispetto per l’altro, della fiducia nella vita e del coraggio di praticare la verità…  Questa vita nascosta è come una cisterna di acqua per i giorni di arsura ed è ancora una riserva che va a compensare i sentire di tutti quelli che hanno scordato il valore della vita”

tratto dal diario di Cristina R.