Facce di bambini. Alessia

La mia amica Alessia è bravissima a disegnare.  I suoi ritratti di mi riempiono il cuore di buon umore. La ringrazierò sempre per i bei doni che mi fa.  Questo disegno l’ho rubato ieri  dal suo quaderno di terza elementare

2 commenti »

  1. jennifer scrive:

    wao che bellissimo disegno chi l’ha fatto

RSS feed dei commenti a questo articolo. / TrackBack URI

Lascia un Commento

Blog di NovArmonia. Metodo estetico

NovArmonia

Il Blog di NovArmonia unisce spunti e riflessioni sull’esistenza. NovArmonia fa suo il Metodo estetico proposto da James Hillman e si ispira nella sua costruzione quotidiana al terzo e  quarto sigillo di Giordano Bruno. 

Il metodo estetico, se mi è concesso chiamarlo così, lascerebbe che la bellezza dell’evento, la sua dolce scossa, istruisca l’anima, la educhi, accompagnandola sull’orlo, fuori dalla cassetta del già concepito, verso la riflessione e il piacere. Questo metodo ben si adatta al cosmo, che è fatto esso stesso di corrispondenze, una cosa ne implica un’altra non soltanto per la legge di causalità, ma in base alla somiglianza, secondo un ordine implicito nel mondo. Abbondano le metafore e le analogie: le cose rese manifeste nel dispiegarsi delle immagini. L’ostensione delle immagini parla alla “base poetica della mente”, che costituisce la nostra innata modalità di comprensione. … Il metodo estetico si affida alla qualità tattile, alle immagini, alla lingua, all’emotività e inaspettate misteriose vibrazioni”

tratto da: “Psicologia Alchemica”, James Hillman, Adelphi,2013

Terzo Sigillo, La catena

Chi ricerca ordine per mezzo del padre, ottiene ordinatamente i figli invenzione e conservazione di quanto è stato trovato.Affinché le parti non vengano meno per mancanza di collegamento, e dal possesso di una possa sorgere l’acquisizione di quella che segue immediatamente,esse saranno trasposte negli anelli di una catena saldati tra loro in modo che nella fine di quello che precede si veda l’inizio del seguente.Sia ciò manifesto,per quanto è possibile in questa sequenza di lettere:AB.BC.CD.DE.EF.FG.GH.HI.IK.KL

Quarto Sigillo l’albero
Se riunirai i concetti semplici per mezzo di quel criterio che li faccia germogliare come rami,rametti, fronde, fiori e frutti,non farà alcuna differenza se li penserai come una catena, ovvero come il tronco dell’albero.Le lettere disposte nel modo che puoi vedere te ne suggeriscono la progressione

COMMENTI 

Howdy I am so grateful I found your website, I really found you by mistake, while I was searching on Google for something else, Regardless I am here now and would just like to say cheers for a incredible post and a all round entertaining blog (I also love the  theme/design), I don’t have time to look over it all at  the moment but I have bookmarked it and also included your RSS feeds, so when I have time I will be back to read a lot more, Please do keep up the fantastic blog.
Jason (gennaio 2013)

I wish to express some thanks to the writer just for bailing me out of this instance. Because of scouting throughout the online world and finding advice that were not beneficial, I thought my  life was over. Existing devoid of the solutions to the issues you have fixed all through the post is a serious case, as well as those which could have in a negative way affected my career if I had not come across your blog. Your primary competence and kindness in maneuvering the whole thing was helpful. I am not sure what I would’ve done if I had not encountered such a stuff like this. I am able to at this time relish my future. Thanks very much for the high quality and amazing help. I will not hesitate to recommend the website to anyone who should get assistance on this situation.
Les Lundy (25 gennaio 2013)

dello stesso autore vedi anche:
www.rosesfanees.it e www.diariodimoda.it 

 

Vicino al carpe diem oraziano?

Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme. 2Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità.  Quale guadagno viene all’uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole? Una generazione se ne va e un’altra arriva, ma la terra resta sempre la stessa. 5Il sole sorge, il sole tramonta e si affretta a tornare là dove rinasce. Il vento va verso sud e piega verso nord. Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.  Tutti i fiumi scorrono verso il mare, eppure il mare non è mai pieno: al luogo dove i fiumi scorrono, continuano a scorrere. Tutte le parole si esauriscono e nessuno è in grado di esprimersi a fondo. Non si sazia l’occhio di guardare né l’orecchio è mai sazio di udire. Quel che è stato sarà e quel che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole. 10C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Ecco, questa è una novità»? Proprio questa è già avvenuta nei secoli che ci hanno preceduto. 11Nessun ricordo resta degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso quelli che verranno in seguito. Io, Qoèlet, fui re d’Israele a Gerusalemme. 13Mi sono proposto di ricercare ed esplorare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. Questa è un’occupazione gravosa che Dio ha dato agli uomini, perché vi si affatichino. 14Ho visto tutte le opere che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento.  Ciò che è storto non si può raddrizzare e quel che manca non si può contare. 16Pensavo e dicevo fra me: «Ecco, io sono cresciuto e avanzato in sapienza più di quanti regnarono prima di me a Gerusalemme. La mia mente ha curato molto la sapienza e la scienza». 17Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho capito che anche questo è un correre dietro al vento. 18Infatti: molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere aumenta il dolore. 2 1Io dicevo fra me: «Vieni, dunque, voglio metterti alla prova con la gioia. Gusta il piacere!». Ma ecco, anche questo è vanità. 2Del riso ho detto: «Follia!» e della gioia: «A che giova?». 3Ho voluto fare un’esperienza: allietare il mio corpo con il vino e così afferrare la follia, pur dedicandomi con la mente alla sapienza. Volevo scoprire se c’è qualche bene per gli uomini che essi possano realizzare sotto il cielo durante i pochi giorni della loro vita. 4Ho intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono piantato vigneti. 5Mi sono fatto parchi e giardini e vi ho piantato alberi da frutto d’ogni specie; 6mi sono fatto vasche per irrigare con l’acqua quelle piantagioni in crescita. 7Ho acquistato schiavi e schiave e altri ne ho avuti nati in casa; ho posseduto anche armenti e greggi in gran numero, più di tutti i miei predecessori a Gerusalemme. 8Ho accumulato per me anche argento e oro, ricchezze di re e di province. Mi sono procurato cantori e cantatrici, insieme con molte donne, delizie degli uomini. 9Sono divenuto più ricco e più potente di tutti i miei predecessori a Gerusalemme, pur conservando la mia sapienza. 10Non ho negato ai miei occhi nulla di ciò che bramavano, né ho rifiutato alcuna soddisfazione al mio cuore, che godeva d’ogni mia fatica: questa è stata la parte che ho ricavato da tutte le mie fatiche. 11Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo affrontato per realizzarle. Ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento. Non c’è alcun guadagno sotto il sole. Ho considerato che cos’è la sapienza, la stoltezza e la follia: «Che cosa farà il successore del re? Quello che hanno fatto prima di lui». 13Mi sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è come il vantaggio della luce sulle tenebre: 14il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio. Eppure io so che un’unica sorte è riservata a tutti e due. 15Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Perché allora ho cercato d’essere saggio? Dov’è il vantaggio?». E ho concluso che anche questo è vanità. 16Infatti, né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto. 17Allora presi in odio la vita, perché mi era insopportabile quello che si fa sotto il sole. Tutto infatti è vanità e un correre dietro al vento. 18Ho preso in odio ogni lavoro che con fatica ho compiuto sotto il sole, perché dovrò lasciarlo al mio successore. 19E chi sa se questi sarà saggio o stolto? Eppure potrà disporre di tutto il mio lavoro, in cui ho speso fatiche e intelligenza sotto il sole. Anche questo è vanità! 20Sono giunto al punto di disperare in cuor mio per tutta la fatica che avevo sostenuto sotto il sole, 21perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male. 22Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? 23Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità! 24Non c’è di meglio per l’uomo che mangiare e bere e godersi il frutto delle sue fatiche; mi sono accorto che anche questo viene dalle mani di Dio. 25Difatti, chi può mangiare o godere senza di lui? 26Egli concede a chi gli è gradito sapienza, scienza e gioia, mentre a chi fallisce dà la pena di raccogliere e di ammassare, per darlo poi a colui che è gradito a Dio. Ma anche questo è vanità e un correre dietro al vento!

tratto da: Libro dell’Ecclesiale, cap. 1

Quando la natura porta simboli:Passiflora il fiore della passione

Passiflora

Hildegard von bingen- O vis aeternitatis

Divina proporzione

Uomo-Vitruviano-Leonardo-da-Vinci-450x450

Uomo vitruviano disegno di Leonardo da Vinci

Visioni di Ildegarda

Visioni di Ildegarda

Il seme umano

Ildegarda

“Uomini e donne hanno nei loro corpi, come se fossero vasi, il seme umano.
Il bambino nell’utero materno riceve lo spirito (sottoforma di discesa dell’anima) al tempo stabilito da Dio.
Nel tabernacolo del corpo l’essere umano affronta i pericoli dell’inganno diabolico e combatte aspre battaglie”

Ildegarda di Bingen

“Sono l’energia suprema e fiammeggiante che trasmette fuoco a ogni vivente scintilla…sono la lucente vita dell’essenza divina; scorro splendente sui campi, brillo sulle acque, brucio nel sole, nella luna e nelle stelle…Insieme al vento ravvivo tutte le cose con energia invisibile e onnipresente…Forza che penetra fino alle più alte altezze e in tutte le profondità, che lega insieme e fa maturare tutte le cose…da lei le nubi ricevono il loro movimento, l’aria il suo volo, le pietre la loro consistenza, per lei l’acqua zampilla in ruscelli e per causa sua la terra fa nascere le piante…”

Hildegard von Bingen

L’amore e l’innocenza

Servus in stad & Land

“Come ho riscontrato, per cominciare una vita veramente spirituale, si comincia nella natura come un bambino. Una volta avvenuta una vera connessione  con il vostro Sé inferiore – e solo in quel momento, secondo gli Kahuna – potete connettervi con il Sé superiore. Sarà Madre Terra che decide se siete pronti, e quando lei sente che lo siete, vi introdurrà a questa grande parte di voi stessi che chiamiamo Sé superiore.  Nessuna forza o determinazione, nessuna richiesta , nessun pianto o autocommiserazione, vi porterà a questo. Soltanto l’amore, l’innocenza e una forte dose di pazienza vi permetteranno di trovare la vostra strada. Dovete dimenticare che state facendo dei tentativi, dovete perfino dimenticare che vi state connettendo a Madre Terra, dovete semplicemente vivere la vita con il cuore e non con la mente. La vostra mente funzionerà, ma solo sotto il controllo del cuore. ”

tratto da:”L’antico segreto del FIORE della VITA” seconda parte, Drunvalo Melchizedek, Macro edizioni, 2002

l’immagine è tratta dalla rivista tedesca SERVUS in Stadt & Land

La libertà che opera attraverso l’ostacolo

L’idealismo prende le mosse dalla riflessione su Kant, soprattutto relativamente al concetto di cosa in sé. Kant aveva lasciato come nodo irrisolto il noumeno in quanto contrapposto al fenomeno. Per l’idealisno tedesco Tutto è Spirito e la Natura esiste non come realtà a sé, ma come momento dialettico necessario della vita dello Spirito. Questa tesi di fondo dell’intuizione idealistica del mondo trova una sorta di esemplificazione artistica nelle parole di Novalis quando scrive che: Accadde ad uno di alzare il velo della dea di Sais. Ma cosa vide? Egli vide — meraviglia delle meraviglie — se stesso. Secondo l’interpretazione idealistica, la dea velata sarebbe il simbolo del mistero dell’universo; chi giunge a scoprirla è il filosofo idealista, che dopo una lunga ricerca si rende conto che la chiave di spiegazione di ciò che esiste, vanamente cercata dai filosofi fuori dell’uomo, ad esempio in un Dio trascendente o nella Natura, si trova invece nell’uomo stesso, ovvero nello Spirito. Ma se l’uomo è il senso dell’universo, che è l’attributo fondamentale che la filosofia occidentale ha riferito alla divinità, vuol dire che l’Uomo coincide con l’Assoluto e con l’Infinito, cioè con Dio stesso. Rispetto alla tradizione ebraico-cristiana, gli idealisti mantengono l’idea che l’uomo sia il re del creato, e reinterpretando il biblico Dio creò i cieli e la terra per l’uomo, concludono audacemente che l’uomo stesso è Dio. Tant’è vero che la figura classica del Dio trascendente e statico, per il primo Fichte, è solo una ciarla scolastica o una chimera, in quanto presupporrebbe l’esistenza di un positivo senza il negativo. Invece, per gli idealisti, l’unico Dio possibile è lo Spirito dialetticamente inteso, ovvero il Soggetto che si costituisce tramite l’oggetto, la libertà che opera attraverso l’ostacolo, l’io che si sviluppa attraverso il non-io.

tratto da:http://www.preba.net/filosofia/testi/Idealismo.html

 

CHOPIN Notturno in do diesis minore op postuma

“Das verschleierte Bild zu Sais”

Ein Jüngling, den des Wissens heißer Durst
Nach Sais in Ägypten trieb, der Priester
Geheime Weisheit zu erlernen, hatte
Schon manchen Grad mit schnellem Geist durcheilt;
Stets riß ihn seine Forschbegierde weiter,
Und kaum besänftigte der Hierophant
Den ungeduldig Strebenden. “Was hab’ ich,
Wenn ich nicht Alles habe?” sprach der Jüngling;
“Gibt’s etwa hier ein Weniger und Mehr?
Ist deine Wahrheit, wie der Sinne Glück,
Nur eine Summe, die man größer, kleiner
Besitzen kann und immer doch besitzt?
Ist sie nicht eine einz’ge, ungetheilte?
Nimm einen Ton aus einer Harmonie,
Nimm eine Farbe aus dem Regenbogen,
Und Alles, was dir bleibt, ist nichts, so lang
Das schöne All der Töne fehlt und Farben.”

Indem sie einst so sprachen, standen sie
In einer einsamen Rotonde still,
Wo ein verschleiert Bild von Riesengröße
Dem Jüngling in die Augen fiel. Verwundert
Blickt er den Führer an und spricht: “Was ist’s,
Das hinter diesem Schleier sich verbirgt?” –
“Die Wahrheit,” ist die Antwort – “Wie?” ruft Jener,
“Nach Wahrheit streb’ ich ja allein, und diese
Gerade ist es, die man mir verhüllt?”

“Das mache mit der Gottheit aus,” versetzt
Der Hierophant. “Kein Sterblicher, sagt sie,
Rückt diesen Schleier, bis ich selbst ihn hebe.
Und wer mit ungeweihter, schuld’ger Hand
Den heiligen, verbotnen früher hebt,
Der, spricht die Gottheit” – “Nun?” – “Der sieht die Wahrheit.”
“Ein seltsamer Orakelspruch! Du selbst,
Du hättest also niemals ihn gehoben?” –
“Ich? Wahrlich nicht! Und war auch nie dazu
Versucht.” – “Das fass’ ich nicht. Wenn von der Wahrheit
Nur diese dünne Scheidewand mich trennte” –
“Und ein Gesetz,” fällt ihm sein Führer ein.
“Gewichtiger, mein Sohn, als du es meinst,
Ist dieser dünne Flor – für deine Hand
Zwar leicht, doch zentnerschwer für dein Gewissen.”

Der Jüngling ging gedankenvoll nach Hause;
Ihm raubt des Wissens brennende Begier
Den Schlaf, er wälzt sich glühend auf dem Lager
Und rafft sich auf um Mitternacht. Zum Tempel
Führt unfreiwillig ihn der scheue Tritt.
Leicht ward es ihm, die Mauer zu ersteigen,
Und mitten in das Innre der Rotonde
Trägt ein beherzter Sprung den Wagenden.

Hier steht er nun, und grauenvoll umfängt
Den Einsamen die lebenlose Stille,
Die nun der Tritte hohler Wiederhall
In den geheimen Grüften unterbricht.
Von oben durch der Kuppel Öffnung wirft
Der Mond den bleichen, silberblauen Schein,
Und furchtbar, wie ein gegenwärt’ger Gott,
Erglänzt durch des Gewölbes Finsternisse
In ihrem langen Schleier die Gestalt.

Er tritt hinan mit ungewissem Schritt;
Schon will die freche Hand das Heilige berühren,
Da zuckt es heiß und kühl durch sein Gebein
Und stößt ihn weg mit unsichtbarem Arme.
Unglücklicher, was willst du thun? so ruft
In seinem Innern eine treue Stimme.
Versuchen den Allheiligen willst du?
Kein Sterblicher, sprach des Orakels Mund,
Rückt diesen Schleier, bis ich selbst ihn hebe.
Doch setzte nicht derselbe Mund hinzu:
Wer diesen Schleier hebt, soll Wahrheit schauen?
“Sei hinter ihm, was will! Ich heb’ ihn auf!”
Er ruft’s mit lauter Stimm': “Ich will sie schauen.” Schauen!
Gellt ihm ein langes Echo spottend nach.

Er spricht’s und hat den Schleier aufgedeckt.
“Nun,” fragt ihr, “und was zeigte sich ihm hier?”
Ich weiß es nicht. Besinnungslos und bleich,
So fanden ihn am andern Tag die Priester
Am Fußgestell der Isis ausgestreckt.
Was er allda gesehen und erfahren,
Hat seine Zunge nie bekannt. Auf ewig
War seines Lebens Heiterkeit dahin,
Ihn riß ein tiefer Gram zum frühen Grabe.
“Weh Dem,” dies war sein warnungsvolles Wort,
Wenn ungestüme Frager in ihn drangen,
“Weh Dem, der zu der Wahrheit geht durch Schuld:
“Sie wird ihm nimmermehr erfreulich sei

Friedrich Schiller

“L’immagine velata di Sais”

Un giovane, la cui ardente sete di sapere
lo aveva spinto a Sais in Egitto per imparare
la segreta sapienza dei sacerdoti, ne aveva
già attraversato con impazienza e con spirito veloce
qualche grado,
la sua brama di conoscere lo spingeva costantemente
a proseguire
e lo ierofante quasi non riusciva a calmare
il giovanotto dal desiderio impaziente; «Che cosa avrò mai
se non ho tutto?» diceva il giovane.
«C’è qui, forse, un di meno e un di più?
La tua verità è, come la felicità dei sensi,
soltanto una somma che si può possedere
più o meno grande e che comunque sempre si possiede?
Non è forse una sola, indivisa?
Togli un suono da un’armonia,
togli un colore dall’arcobaleno,
e tutto ciò che ti rimane è un nulla finché
mancherà il bel tutto dei suoni e dei colori.»

Mentre un giorno così parlavano, se ne stavano
fermi in una rotonda solitaria
dove una digantesca immagine velata
colpì la vista del giovane. Stupito
volge lo sguardo alla guida e dice: «Che cosa mai
si cela dietro questo velo?»
«La verità» è la risposta. «Come?» esclama quello,
«Io tendo solo verso la verità, ben lo sapete, e proprio
questo è ciò che mi si cela?»

«Su questo mettiti d’accordo con la divinità», ribatte
lo ierofante. « “Nessun mortale” dice la divinità,
“solleverà questo velo finché io stessa non lo solleverò.
E chi con mano non consacrata e colpevole
solleverà prima del tempo il velo sacro e vietato,
costui” dice la divinità – » «Cosa dunque?» –
« “Costui vedrà la verità”.»
«Uno strano oracolo! Tu stesso
dunque non lo hai mai sollevato?»
«Io? No di certo! E neppure sono mai stato tentato
di farlo.» «Non riesco a capirlo. Se dalla verità
mi separasse solo questa sottile parete – »
«E anche una legge» aggiunge la guida interrompendolo
«Più pesante di quanto tu creda, figlio mio,
questo velo sottile – per la tua mano
leggero, ma per la tua coscienza pesantissimo.»

Il giovane pensieroso tornò a casa.
La brama ardente di sapere
gli toglie il sonno, si gira accaldato sul suo giaciglio
e a mezzanotte si alza a fatica. Al tempio
il passo timido lo trascina contro la sua volontà.
Fu facile per lui scalare il muro
e al centro fin dentro alla rotonda
un balzo risoluto porta l’audace.

Ora egli è qui, e spaventosa circonda
il solitario la quiete senza vita
che sola interrompe l’eco dei passi
nelle grotte segrete.
Dall’alto, per l’apertura della cupola
getta la luna il suo riflesso pallido e argenteo
e tremenda come un dio presente
riluce nell’oscurità della cupola
nel suo lungo velo la figura.

Egli le si accosta con passo incerto;
subito la mano sfrontata vuole toccare il sacro,
brividi e vampate percorrono il suo corpo
e lo respingono con mano invisibile.
Sciagurato che cosa intendi fare? Grida
nel suo intimo una voce devota.
Intendi forse tentare il santissimo?
Nessun mortale, disse la bocca dell’oracolo,
solleverà questo velo finché io non lo solleverò.

Ma quella stessa voce non ha anche aggiunto:
Chi solleverà questo velo vedrà la verità?
«Qualunque cosa ci sia dietro, io lo sollevo.»
(Grida questo a gran voce) «Voglio vederla.»
Vederla!
gli rimanda, schernendolo, una lunga eco.

Lo dice ed ecco ha sollevato il velo.
Allora, chiederete, che cosa gli è apparso?
Non lo so. Privo di sensi e pallido,
così l’han rinvenuto l’indomani i sacerdoti
steso ai piedi del basamento di Iside.
Quanto qui egli ha visto e appreso
la sua lingua non l’ha mai confessato. Per sempre
la serenità della sua vita era svanita,
una pena profonda lo trascinò ad una tomba precoce.
«Guai a colui», fu questo il suo monito
quando lo assalivano con domande irruenti,
«Guai a colui che si dirige verso la verità passando
per la colpa. Essa non sarà mai più per lui una gioia.»

F.Schiller

Una bellissima bambina

MARILYN: Ricordi che ti ho chiesto: se mai qualcuno un domani ti domandasse come ero io, come era veramente Marilyn Monroe… ebbene cosa risponderesti? (il tono era scherzoso, ironico, ma anche serio; voleva una risposta sincera.) Scommetto che gli diresti che io ero una sciattona. Un pastrocchio.  Truman Capote: Certo. Ma direi anche…
( La luce andava scemando. Lei sembrava dissolversi con essa, fondersi con il cielo e le nubi, svanire al di là dell’orizzonte. Avrei allora voluto alzare la voce per sovrastare le grida dei gabbiani e richiamarla: Marilyn! Marilyn, perché doveva andare come tutto è andato? Perché la vita deve essere un tale schifo?).
TC: Direi…
Marilyn: Non ti sento.
TC: Direi che eri una bellissima bambina.

tratto da: “I ritratti dialogati. 6. Una bellissima bambina.”. Romanzi e Racconti Truman Capote. ed. Mondadori

“Guardo Lei”

Photo of Marilyn Monroe

“Era di fronte a uno specchio malamente illuminato. Chiesi: “Cosa stai facendo?” Rispose: “Guardo Lei”. in realtà stava dipingendosi le labbra con un rossetto color rubino. Aveva inoltre eliminato quella funebre sciarpa e i capelli lucenti e fini come zucchero filato erano adesso gonfi e vaporosi.”

tratto da: “I ritratti dialogati. 6. Una bellissima bambina.”. Romanzi e Racconti Truman Capote. ed. Mondadori

(Photo by Michael Ochs Archives/Getty Images)

Far coincidere gli estremi

E’ una dolce amara sinfonia questa vita
che cerca di far coincidere gli estremi
che ti fà diventare schiavo del denaro e poi morire
ti porterò sull’unica strada che io abbia mai percorso
lo sai, quella che ti conduce nei luoghi in cui
tutte le cose si ritrovano

Nessun cambiamento, io non posso cambiare
io non posso cambiare, io non posso cambiare
ma io sono qui fermo nella mia posizione
io sono qui fermo nella mia posizione
ma io sono tra un milione di persone diverse
giorno dopo giorno
io non posso cambiare la mia posizione
No, no, no, no, no

io non pregherò mai
ma stanotte sono in ginocchio
ho bisogno di udire alcuni suoni che mi facciano riconoscere il dolore che c’è in me
lascio che la mia melodia risplenda, che purifichi la mia anima, mi sento libero ora
ma le strade sono pulite e non c’è nessuno che canti per me

‘Cause it’s a bittersweet symphony, this life
Try to make ends meet
You’re a slave to money then you die
I’ll take you down the only road I’ve ever been down
You know the one that takes you to the places
where all the veins meet yeah,

No change, I can change
I can change, I can change
But I’m here in my mold
I am here in my mold
But I’m a million different people
from one day to the next
I can’t change my mold
No, no, no, no, no

Well I never pray
But tonight I’m on my knees yeah
I need to hear some sounds that recognize the pain in me, yeah
I let the melody shine, let it cleanse my mind, I feel free now
But the airways are clean and there’s nobod

testo e traduzione:The Verve – Bitter Sweet Symphony. 16 giugno 1997

The Verve – Bitter Sweet Symphony

Il dono

IMG_6076

Madonna con bambino, San Giovannino e agnello, attribuito a Leonardo

Leonardo

da osservare il particolare del fleur de lys tipico riconoscimento della Maddalena

tratto da:http://verginemadreanziana.blogspot.it