Facce di bambini. Alessia

La mia amica Alessia è bravissima a disegnare.  I suoi ritratti di mi riempiono il cuore di buon umore. La ringrazierò sempre per i bei doni che mi fa.  Questo disegno l’ho rubato ieri  dal suo quaderno di terza elementare

2 commenti »

  1. jennifer scrive:

    wao che bellissimo disegno chi l’ha fatto

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Blog di NovArmonia. Metodo estetico

NovArmonia

Il Blog di NovArmonia unisce spunti e riflessioni sull’esistenza. NovArmonia fa suo il Metodo estetico proposto da James Hillman e si ispira nella sua costruzione quotidiana al terzo e  quarto sigillo di Giordano Bruno. 

Il metodo estetico, se mi è concesso chiamarlo così, lascerebbe che la bellezza dell’evento, la sua dolce scossa, istruisca l’anima, la educhi, accompagnandola sull’orlo, fuori dalla cassetta del già concepito, verso la riflessione e il piacere. Questo metodo ben si adatta al cosmo, che è fatto esso stesso di corrispondenze, una cosa ne implica un’altra non soltanto per la legge di causalità, ma in base alla somiglianza, secondo un ordine implicito nel mondo. Abbondano le metafore e le analogie: le cose rese manifeste nel dispiegarsi delle immagini. L’ostensione delle immagini parla alla “base poetica della mente”, che costituisce la nostra innata modalità di comprensione. … Il metodo estetico si affida alla qualità tattile, alle immagini, alla lingua, all’emotività e inaspettate misteriose vibrazioni”

tratto da: “Psicologia Alchemica”, James Hillman, Adelphi,2013

Terzo Sigillo, La catena

Chi ricerca ordine per mezzo del padre, ottiene ordinatamente i figli invenzione e conservazione di quanto è stato trovato.Affinché le parti non vengano meno per mancanza di collegamento, e dal possesso di una possa sorgere l’acquisizione di quella che segue immediatamente,esse saranno trasposte negli anelli di una catena saldati tra loro in modo che nella fine di quello che precede si veda l’inizio del seguente.Sia ciò manifesto,per quanto è possibile in questa sequenza di lettere:AB.BC.CD.DE.EF.FG.GH.HI.IK.KL

Quarto Sigillo l’albero
Se riunirai i concetti semplici per mezzo di quel criterio che li faccia germogliare come rami,rametti, fronde, fiori e frutti,non farà alcuna differenza se li penserai come una catena, ovvero come il tronco dell’albero.Le lettere disposte nel modo che puoi vedere te ne suggeriscono la progressione

COMMENTI 

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Jason (gennaio 2013)

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Les Lundy (25 gennaio 2013)

dello stesso autore vedi anche:
www.rosesfanees.it e www.diariodimoda.it 

 

Cervello destro-cervello sinistro

Cervello(emisfero celebrale) destro: il cervello destro è un elaboratore parallelo che opera secondo modalità non verbali ed eccelle nell’ambito delle informazioni visive, spaziali, percettive e intuitive, risultando quindi ideale per l’analisi dei problemi complessi, ambigui e paradossali. Molto più rapido del cervello sinistro, quello destro elabora veloce le informazioni ricevute, in modo non lineare, non sequenziale, analizzando la realtà complessivamente e assorbendo miliardi di bit d’informazioni al secondo, per poi determinare le relazioni spaziali tra tutte le parti  e il loro rapportarsi al tutto. Questa componente del cervello non opera sulla base delle categorizzazioni e degli schemi sulla base di regole prescritte, come invece per il cervello sinistro. …

Cervello (emisfero celebrale) sinistro: un secondo dopo l’altro, la coscienza ci rivela soltanto una minuscola porzione degli undici milioni di bit d’informazioni che vengono trasmessi dai nostri sensi al cervello.  Sebbene l’emisfero celebrale destro operi in contemporanea con il sinistro e possa elaborare miliardi di dati al secondo, l’emisfero sinistro è un elaboratore seriale che può gestire soltanto 7 (+-2) bit d’informazione al secondo. Ne consegue che il cervello sinistro, quello che definisce e classifica, opera da sensore analitico determinando quali dati sensoriali possano giungere alla percezione  conscia e quali invece vengono trascurati ed eliminati dall’orizzonte dell’attenzione. Ciò costituisce un metodo ideale per esplorare il cosiddetto “mondo reale”. tuttavia, giacché il cervello sinistro opera una selezione, definendo  quanto del materiale proveniente dalla consapevolezza sensoriale viene ammesso e quanto invece escluso, c’è un’enorme quantità di dati che è costantemente cancellata perchè ritenuta trascurabile (almeno secondo la programmazione innata del cervello sinistro). Non appena etichettiamo un qualsiasi fenomeno, l’abbiamo definito. Nel definirlo, imponiamo quali siano le modalità con cui si presenta nel nostro mondo. Ecco perchè lo scienziato norvegese Tor Norretranders  dice: ” Fidatevi delle vostre sensazioni e intuizioni: sono le più prossime alla realtà di ciò che percepite e ritenete vero, perché si basano su una mole superiore di informazioni:

tratto da “La fisica dei miracoli” Richard Bartlett, Macroedizioni

Le donne hanno un ippocampo relativamente più grande…

LIMBIC SISTEM 2

“Studiare i volti è forse la prima attività che una bimba compie spinta dal cervello propriamente femminile. …. Cara, una mia ex studentessa, portava regolarmente la figlioletta Leila a trovare me e i miei colleghi. A poche settimane di vita, Leila studiava ogni viso che le compariva davanti. Io e il resto dello staff facemmo in modo di stabilire molti contatti visivi, con smorfie e altre espressioni del viso, e ben presto ottenemmo in risposta sorrisi della piccola. Era piacevole instaurare un legame con lei e avrei desiderato che mio figlio fosse stato altrettanto interessato al mio volto. Invece desiderava guardare tutto, -cellulari, luci e maniglie- eccetto me, stabilire un contatto visivo con me occupava l’ultimo posto nel suo elenco delle cose interessanti da fare. Per mesi pensai che in mio figlio ci fosse qualcosa che non andava. Alla facoltà di medicina, infatti, mi era stato insegnato che tutti i bebè nascono con il bisogno di fissare i volti, azione indispensabile per sviluppare il legame madre-figlio. Allora non si era al corrente delle molteplici differenze celebrali legate al sesso, e le teorie sui primi stadi di sviluppo del bambino erano basate in prevalenza sul comportamento delle femmine: le femmine, e non i maschietti, sono naturalmente portate per il contatto visivo. Le femmine non subiscono l’afflusso del testosterone nell’utero, che restringe i centri di controllo della comunicazione, dell’osservazione e dell’elaborazione delle emozioni; di conseguenza alla nascita sono predisposte allo sviluppo di tale abilità più che i maschi. Durante i primi tre mesi di vita, in una bambina la capacità di contatto visivo e di reciproca osservazione del volto crescerà oltre il quattrocento per cento, mentre non aumenterà affatto nel maschio. Le bambine nascono con un grande interesse verso le emozioni. Prendono consapevolezza di sé da uno sguardo, un gesto, da ogni reazione delle persone con cui entrano in contatto: a partire da questi indizi scoprono se vengono considerate importanti, degne di amore o irritanti. … Si tratta piuttosto di un’innata capacità di osservazione posseduta da un cervello che, alla nascita, si presenta più maturo di quello di un maschio e che si sviluppa più rapidamente, con un anticipo di circa due anni….
Per entrambi i sessi la custode delle emozioni è l’amigdala. Questa collocata in profondità nel cervello e caratterizzata da una struttura a forma di mandorla, è un sistema di allerta e di coordinamento cerebrale che mette in azione gli altri organi del corpo –le viscere, la pelle, il cuore, i muscoli, gli occhi, il viso, le orecchie e le ghiandole adrenali- perchè si tengano pronti a captare gli stimoli emotivi in arrivo. Il primo ripetitore che rinvia le emozioni dall’amigdala al corpo è l’ipotalamo: coordina la messa in moto dei sistemi che fanno salire la pressione sanguigna, accelerare il battito cardiaco e il ritmo respiratorio, e stimola la reazione di combattimento o fuga. L’amigdala mette anche in allarme la corteccia, che valuta la situazione emotiva, la analizza e decide quanta attenzione meriti: se percepisce una sufficiente intensità, suggerisce all’amigdala di avvisare il cervello conscio affinchè presti attenzione. E’ questo il momento in cui si provano consapevolmente le emozioni. Tutta l’elaborazione celebrale precedente si svolge dietro le quinte: ora, il centro decisionale del cervello, la corteccia prefrontale, può decidere come reagire. Il motivo per cui le donne ricordano meglio i dettagli relativi alle emozioni è in parte legato al fatto che l’amigdala femminile viene attivata più facilmente dalle sfumature emotive. … Secondo gli scienziati, perchè le donne hanno un ippocampo relativamente più grande, ricordano meglio i dettagli delle esperienze emotive, sia piacevoli che spiacevoli.”

Tratto da: “Il cervello delle donne”, Louann Brizendine, ed. BUR, 2007

“Fleetwood Mac”

Ho preso il mio amore, l’ho tirato giù
Ho scalato una montagna e mi sono voltata
Ho visto il mio riflesso sulle colline coperte di neve
Finché la frana non mi ha portato giù
Oh, specchio nel cielo
Cos’è l’amore?
Può crescere un bambino dentro il mio cuore?
Posso navigare attraverso le onde dell’oceano che mutano?
Posso gestire le stagioni della mia vita?

http://testitradotti.wikitesti.com

Beh, ho avuto paura del cambiamento
Perché ho costruito la mia vita intorno a te
But il tempo ti ha reso più sfrontato
Anche i bambini crescono
E anche io sto crescendo

Dall’album “Fleetwood Mac” (1975)
6° singolo (luglio 1998) – Traccia 8

Nulla di più arduo che amarsi

“Mio caro Friedrich, ho dovuto fare l’esperienza che c’è davvero nulla di più arduo che amarsi. E’ un lavoro, un lavoro a giornata, Friedrich a giornata. Com’è vero Dio, non c’è altro termine. Come se non bastasse, i giovani non sono assolutamente preparati a questa difficoltà dell’amore; di questa relazione estrema e complessa, le convenzioni hanno tentato di fare un rapporto facile e leggero, le hanno conferito l’apparenza di essere alla portata di tutti. Non è così. L’amore è una cosa difficile, più difficile di altre: negli altri conflitti, infatti, la natura stessa incita l’essere a raccogliersi, a concentrarsi con tutte le sue forze, mentre l’esaltazione dell’amore incita ad abbandonarsi completamente … Prendere l’amore sul serio, soffrirlo, impararlo come un lavoro: ecco ciò che è necessario ai giovani. La gente ha frainteso il posto dell’amore nella vita: ne ha fatto un gioco e un divertimento, perché scorgono nel gioco e nel divertimento una felicità maggiore che nel lavoro; ma non esiste felicità più grande del lavoro, e l’amore, per il fatto stesso di essere altro che lavoro. Chi ama deve cercare di comportarsi come se fosse di fronte a un grande compito: sovente restare solo, rientrare in se stesso, concentrarsi, tenersi in pugno saldamente; deve lavorare; deve diventare qualcosa!”

tratto da: “Lettera del 29 aprile 1904″, R.M.Rilke

Nuova relatività ristretta

“Quando facciamo esperienze che contrastano con il nostro modello, ci si presentano due possibilità: o sopprimiamo le informazioni relegandole all’inconscio, o costruiamo un nuovo modello che includa tali esperienze contraddittorie. Per poter interagire disponiamo tutti quanti di una bolla di distorsione della relatività della coscienza. Voi avete la vostra e io la mia, e se troviamo un accordo, possiamo creare qualcosa di unico. Per interagire con la bolla di realtà di qualcun altro non dobbiamo fare altro che consentire la creazione di una bolla di realtà comune, in cui siano codificate la nostra esperienza e quella dell’altro così da creare una nuova relatività ristretta in cui le regole di entrambi i partecipanti all’interazione sono o non sono valide. Per dirla altrimenti, tutto ciò che risulta utile può essere mantenuto, mentre gli aspetti che non lo sono possono cancellarsi reciprocamente. In tal modo giungiamo a ciò che definisco rapporto energetico, una condizione in cui possono accadere eventi speciali.  Quando siamo connessi in tal modo creiamo un campo unificato speciale della coscienza. In realtà, ciò che abbiamo fatto può essere descritto in termini di creazione di una relatività ristretta che, attraverso il cuore, accede al campo unificato della coscienza. ….”

tratto da: ” La fisica dei miracoli”, Richard Bartlett, Macro edizioni, 2010

L’unione

BRAD PITT ANGELINA JOLIE  WEDDING

On a toujours un bon prétexte

La fusione

La coppia

Chiede l’Amato: perchè, perchè dobbiamo tormentarci, e non vivere amandoci semplicemente. Perchè il duello continuo senza esclusione di colpi, ferite d’amore inferte ad un cuore fragile. Non è vanità come dice Qoèlet, non  sono fastidi penosi e preoccupazioni inutili del cuore. La relazione è la via, la coscienza passa attraverso la speculazione del proprio animo e di quello dell’amato. La nel terzo cuore che si va formando, Atanor rovente dei nostri limiti e delle nostre infinite illimitate possibilità, la si compie la fusione. Raramente, ma per grazia concessa l’uno raggiunge per qualche istante l’altro, lo comprende, lo compenetra ed avviene la rara fusione. La coppia, la consapevolezza dell’uno nel due, questo è lo scopo. Il divino si è scisso, il divino si ricompone mirabilmente. Allora nulla è vanità, tutto, ogni singolo istante, assume valore e non è correre dietro al vento, ma insieme percorrere la vita, le esistenze che si succedono per la nostra consapevolezza, per ricomporre il Tutto.

 

Lucy

Pan

Pan

“Pan” di Giovanni Sattin, info sattingiovanni@gmail.com +39 3384323779

Quod totum procedet ex amor

uccelli da caccia

Nel XIII secolo, l’Imperatore, Federico II scrisse il trattato di falconeria “De arte venandi cum avibus” che si compone di sei libri. La prima parte tratta l’ornitologia, in seguito viene trattato il tema riguardante le specie dei falchi da caccia e di come si addestrano. Federico si valse dei consigli di esperti, soprattutto del vicino Oriente, utilizzando cio’ “che meglio sapevano”. Oltre all’apporto naturalistico alla stupefacente quantita’ di dati originali (Momin e Ghatrif), il trattato di Federico contiene anche alcune personali opinioni sull’uomo e sul suo rapporto col mondo della natura. Il falconiere ideale corrisponde “al ritratto dell’uomo completo, quale l’Imperatore lo immaginava”. Un uomo dedito solo all’arte venatoria, alla quale subordina la fame, la sete, persino il sonno. Tralasciando le indispensabili cognizioni pratiche, si esigeva che possedesse una perfetta padronanza di se’, solida intelligenza, acuta memoria, coraggio e tenacia, tutte qualita’ capaci di fare un elemento adatto anche a superiori servizi di Stato. Lo dimostra  il fatto che molti grandi funzionari imperiali si esercitarono in gioventu’ al duro tirocinio della falconeria. Per il falconiere – scrisse Federico – ” ogni cosa deve nascere dall’amore che egli portera’ alla sua arte “. Un’arte, cosi’ spesso egli la definiva, che esige un perfetto esercizio, intendendo con cio’ la necessita’ e la forza di domare, con la sola superiorita’ dello spirito, gli uccelli rapaci, gli animali piu’ liberi e mobili del creato.
E’ appunto questo presupposto che rende l’arte di cacciare con gli uccelli ” nobilior et dignior “, piu’ nobile e degna di tutti gli altri metodi di caccia. Non con la forza, ma solo con la sensibilita’ e l’ingegno, l’uomo puo’ ammaestrare il rapace al punto da farlo volare libero in cerca di preda per poi liberamente tornare a posarsi sulla sua mano. ” Rapaci che temono la vista e la vicinanza dell’uomo, imparano grazie a quest’arte a fare per utile dell’uomo cio’ che fino allora facevano spontaneamente per utile proprio “. Federico si riferisce, in proposito, non solo ad una mutazione delle abitudini ma ad un vero proprio nuovo istinto: ” Nel corso del tempo, queste caratteristiche acquisite con la durezza e la costanza diventando negli uccelli una particolarita’, una consuetudine  ed e’ questa la ragione per la quale la caccia col falcone acquista un significato che, secondo Federico trascende il divertimento e la maestria venatoria, per assurgere ad altezza d’arte. In proposito Federico sottolinea la frase: “Quod totum procedet ex amor” poiché tutto ciò proviene dall’amore. 

tratto da:”http://www.marvel.it/falcuc/storia.htm

immagini tratte dal corteo storico della manifestazione “GIOSTRA della Rocca”, Monselice 21 settembre 2014

Selvaggia figlia di Federico II incontra lo sposo Ezzelino

Selvaggia e Ezzelino

Tratto  dal corteo storico della manifestazione “GIOSTRA della Rocca”, Monselice 21 settembre 2014

Vicino al carpe diem oraziano?

Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme. 2Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità.  Quale guadagno viene all’uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole? Una generazione se ne va e un’altra arriva, ma la terra resta sempre la stessa. 5Il sole sorge, il sole tramonta e si affretta a tornare là dove rinasce. Il vento va verso sud e piega verso nord. Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.  Tutti i fiumi scorrono verso il mare, eppure il mare non è mai pieno: al luogo dove i fiumi scorrono, continuano a scorrere. Tutte le parole si esauriscono e nessuno è in grado di esprimersi a fondo. Non si sazia l’occhio di guardare né l’orecchio è mai sazio di udire. Quel che è stato sarà e quel che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole. 10C’è forse qualcosa di cui si possa dire: «Ecco, questa è una novità»? Proprio questa è già avvenuta nei secoli che ci hanno preceduto. 11Nessun ricordo resta degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso quelli che verranno in seguito. Io, Qoèlet, fui re d’Israele a Gerusalemme. 13Mi sono proposto di ricercare ed esplorare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. Questa è un’occupazione gravosa che Dio ha dato agli uomini, perché vi si affatichino. 14Ho visto tutte le opere che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento.  Ciò che è storto non si può raddrizzare e quel che manca non si può contare. 16Pensavo e dicevo fra me: «Ecco, io sono cresciuto e avanzato in sapienza più di quanti regnarono prima di me a Gerusalemme. La mia mente ha curato molto la sapienza e la scienza». 17Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho capito che anche questo è un correre dietro al vento. 18Infatti: molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere aumenta il dolore. 2 1Io dicevo fra me: «Vieni, dunque, voglio metterti alla prova con la gioia. Gusta il piacere!». Ma ecco, anche questo è vanità. 2Del riso ho detto: «Follia!» e della gioia: «A che giova?». 3Ho voluto fare un’esperienza: allietare il mio corpo con il vino e così afferrare la follia, pur dedicandomi con la mente alla sapienza. Volevo scoprire se c’è qualche bene per gli uomini che essi possano realizzare sotto il cielo durante i pochi giorni della loro vita. 4Ho intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono piantato vigneti. 5Mi sono fatto parchi e giardini e vi ho piantato alberi da frutto d’ogni specie; 6mi sono fatto vasche per irrigare con l’acqua quelle piantagioni in crescita. 7Ho acquistato schiavi e schiave e altri ne ho avuti nati in casa; ho posseduto anche armenti e greggi in gran numero, più di tutti i miei predecessori a Gerusalemme. 8Ho accumulato per me anche argento e oro, ricchezze di re e di province. Mi sono procurato cantori e cantatrici, insieme con molte donne, delizie degli uomini. 9Sono divenuto più ricco e più potente di tutti i miei predecessori a Gerusalemme, pur conservando la mia sapienza. 10Non ho negato ai miei occhi nulla di ciò che bramavano, né ho rifiutato alcuna soddisfazione al mio cuore, che godeva d’ogni mia fatica: questa è stata la parte che ho ricavato da tutte le mie fatiche. 11Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo affrontato per realizzarle. Ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento. Non c’è alcun guadagno sotto il sole. Ho considerato che cos’è la sapienza, la stoltezza e la follia: «Che cosa farà il successore del re? Quello che hanno fatto prima di lui». 13Mi sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è come il vantaggio della luce sulle tenebre: 14il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio. Eppure io so che un’unica sorte è riservata a tutti e due. 15Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Perché allora ho cercato d’essere saggio? Dov’è il vantaggio?». E ho concluso che anche questo è vanità. 16Infatti, né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto. 17Allora presi in odio la vita, perché mi era insopportabile quello che si fa sotto il sole. Tutto infatti è vanità e un correre dietro al vento. 18Ho preso in odio ogni lavoro che con fatica ho compiuto sotto il sole, perché dovrò lasciarlo al mio successore. 19E chi sa se questi sarà saggio o stolto? Eppure potrà disporre di tutto il mio lavoro, in cui ho speso fatiche e intelligenza sotto il sole. Anche questo è vanità! 20Sono giunto al punto di disperare in cuor mio per tutta la fatica che avevo sostenuto sotto il sole, 21perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male. 22Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? 23Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità! 24Non c’è di meglio per l’uomo che mangiare e bere e godersi il frutto delle sue fatiche; mi sono accorto che anche questo viene dalle mani di Dio. 25Difatti, chi può mangiare o godere senza di lui? 26Egli concede a chi gli è gradito sapienza, scienza e gioia, mentre a chi fallisce dà la pena di raccogliere e di ammassare, per darlo poi a colui che è gradito a Dio. Ma anche questo è vanità e un correre dietro al vento!

tratto da: Libro dell’Ecclesiale, cap. 1

Quando la natura porta simboli:Passiflora il fiore della passione

Passiflora

Hildegard von bingen- O vis aeternitatis

Divina proporzione

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Uomo vitruviano disegno di Leonardo da Vinci

Visioni di Ildegarda

Visioni di Ildegarda

Il seme umano

Ildegarda

“Uomini e donne hanno nei loro corpi, come se fossero vasi, il seme umano.
Il bambino nell’utero materno riceve lo spirito (sottoforma di discesa dell’anima) al tempo stabilito da Dio.
Nel tabernacolo del corpo l’essere umano affronta i pericoli dell’inganno diabolico e combatte aspre battaglie”

Ildegarda di Bingen