Libri di Novarmonia

Un linguaggio nuovo

” Per i “figli”  di quegli individui la Terra così com’era allora diventava insufficiente, troppo “bassa” – e qui, per la prima volta nella cultura mediterranea, si annuncia il concetto di evoluzione, addirittura di speciazione culturale: era divenuto possibile sempre più necessario un nuovo stadio evolutivo dell’umanità, che si lasciasse per sempre indietro, più giù, ciò che diventava vecchio. Il Diluvio fu quel lasciarsi indietro il mondo vecchio, ‘Elohiym, il Dio del Divenire, insegnò a Noè (e in ogni nuovo stadio evolutivo, insegna a tutti i Noè) come giungere oltre, mentre YHWH, il Dio di ciò che c’è, delle cose così come stanno, faceva risultare il mondo vecchio sempre più superato. Sono due volti del medesimo cambiamento. Dunque il Diluvio non fu una strage. L’acqua che sale è simbolica: è la distanza tra chi si evolve e chi no. E sott’acqua si è sordi: chi sta evolvendosi, da sopra le onde, non può farsi udire da chi, là sotto, ha perso l’occasione di salire. Nemmeno ciò che in me stesso è incapace di evoluzione può tenersi ancora legato a ciò che in me cambia. Quanto alle istruzioni che  ‘Elohiym diede a Noè, sono un enigma la cui soluzione era evidente all’epoca in cui la Genesi  veniva scritta, e che divenne invisibile poi. Il termine usato per “arca” tebah, significa, in ebraico, sia “contenitore” sia “parola” in ebraico è

ciò che manifesta

un contenuto

invisibile

Un contenitore che si apre e rivela ciò che altrimenti non si vedrebbe: così è un linguaggio nuovo -un nuovo contenitore di ciò che qualcuno sa del mondo. ‘Elohiym spiega a Noè che per passare da una vecchia fase evolutiva a una nuova occorre formarsi un linguaggio individuale, diverso dai linguaggi usati dagli altri: cioè trovare un nuovo senso, una nuova interpretazione personale di tutto ciò che esiste. E spiega  ‘Elohiym – questo linguaggio dovrà essere

Come le diramazioni della vite. Genesi 6, 14

… La vite è una pianta rampicante, che aderisce ai suoi sostegni: sia così anche il nuovo linguaggio individuale dei Noè, aderisca a tutto ciò che nomina, più e meglio dei linguaggi già esistenti. E nomini tutto: ciò che vive e si riproduce deve trovare posto nell’arca-linguaggio- …. Valgono, tutte queste istruzioni di ‘Elohiym, anche per i viaggiatori in partenza per l’Aldilà. Dovranno trovare un nuovo linguaggio per descrivere sia tutto ciò che già conoscevano (e quasi tutto ciò che già conoscevano cambierà valore per loro) sia ciò a cui la loro immaginazione li condurrà; e dovranno accorgersi di quanto siano poveri e vaghi, in confronto, il linguaggi che già conoscono. Poi, se ancora vorranno parlare a chi in quell’evoluzione è rimasto indietro, dovranno tradurre dal proprio linguaggio nuovo ai linguaggi vecchi. Il che non è né nuovo, ne strano. Accade a chiunque si accorga che per esprimere ciò che pensa, sente, intuisce, immagina, deve ricorrere a forme d’arte, di poesia – sperando che nei suoi interlocutori si attivi un talento artistico, poetico, che permetta loro di intendere, o magari un talento telepatico  (come altro chiamarlo?) che permetta loro di cogliere ciò che la loro mente cosciente non capisce. Solo a queste condizioni, secondo il racconto di Noè, i viaggiatori saranno pronti a superare le acque.”

tratto da: “Le porte dell’immaginazione. Istruzioni per chi viaggia in altri mondi” di Igor Sibaldi, edizioni Tlon, 2018